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Girovago di Giuseppe Ungaretti: analisi del testo

Girovago di Giuseppe Ungaretti: testo, schema metrico, parafrasi, analisi del testo, commento.

Girovago di Giuseppe Ungaretti: testo

In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare

A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto

E me ne stacco sempre
straniero

Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute

Godere un solo
minuto di vita
iniziale

Cerco un paese
innocente

Campo di Mailly maggio 1918

Metrica – sei strofe di diversa lunghezza di versi liberi per lo più brevissimi.

Girovago di Giuseppe Ungaretti: parafrasi

Prima strofa: [Non] posso prendere dimora (mi posso accasare) in nessuna parte della terra

Seconda strofa: A ogni nuovo clima [: luogo] che incontro mi trovo privo di forze (languente) mentre (che) una volta mi ci abituavo (già gli ero stato assuefatto)

Terza strofa: E me ne separo (stacco) [: da ogni luogo] ogni volta (sempre) [nella condizione di uno] straniero [: estraneo]

Quarta strofa: [Sono] tornato nascendo da epoche troppo vissute

Quinta strofa: [Vorrei] godere almeno un minuto di vita iniziale [: non corrotta da altre vite e dalla propria, né dai loro errori. Trapela qui la concezione religiosa del poeta, quasi un’allusione al peccato originale della morale cattolica]

Sesta strofa: Cerco un paese innocente [: cioè privo di colpe e di peccati, e anche un paese senza guerra]

Girovago di Giuseppe Ungaretti: analisi del testo e commento

Girovago è la terza poesia della sezione omonima, la penultima dell’Allegria, che comprende cinque testi. È dunque una delle ultime poesie scritte durante la Prima guerra mondiale, della raccolta ungarettiana (l’ultima è Soldati, con cui si chiude la sezione).

Tuttavia, Girovago non assume come tema la guerra, ma il nomadismo, la mancanza di patria (tema presente anche nella poesia In memoria) e la ricerca dell’innocenza.

Così il poeta Giuseppe Ungaretti commentava Girovago: «Questa poesia, composta in Francia dov’ero stato trasferito con il mio reggimento, insiste sull’emozione che provo quando ho coscienza di non appartenere a un particolare luogo o tempo. Indica anche un altro dei miei temi, quello dell’innocenza, della quale l’uomo invano cerca traccia in sé o negli altri sulla terra».

Delle 74 poesie che formano l’edizione definitiva dell’Allegria, soltanto otto sono rimaste inalterate nella lunga trafila delle edizioni. Tutte le altre sono state lungamente rivisitate.

Anche nel caso di Girovago le varianti sono molte. Alcune hanno a che fare con la distribuzione delle parole nei versi: ad esempio, prima dell’edizione Mondadori del 1942 gli ultimi due versi «Cerco un paese/innocente», erano in realtà tre versi «Cerco/un paese/innocente». Altre riguardano parti del testo poi soppresse o cambiamenti apportati su singole parole. Di questo secondo tipo di varianti ne segnaliamo due:

  1. Nel 1919, il titolo della poesia risultava essere Viaggio e non Girovago.
  2. Nel 1918, nell’edizione pubblicata a Bologna su «La Raccolta» si trovavano dopo l’attuale v.20: «mi perseguita/un’inesorabile/sveglia/di rimpianti/senili//una distante/vertigine/paludosa/si sveglia».

 

 

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