In memoria di Giuseppe Ungaretti

In memoria di Giuseppe Ungaretti: introduzione, testo della poesia, schema metrico, analisi del testo e commento.

In memoria di Giuseppe Ungaretti: introduzione

Questa poesia è stata scritta da Giuseppe Ungaretti il 30 settembre 1916, durante la Prima guerra mondiale, mentre si trovava a combattere al fronte contro gli austriaci.

La poesia è dedicata alla memoria di Moammed Sceab, un amico arabo conosciuto in Egitto e successivamente stabilitosi a Parigi, in Francia, come molti arabi in quegli anni e dopo, alla ricerca di una nuova patria, ma senza trovarla veramente. In tal modo è rimasto come sospeso tra la propria tradizione di origine, ormai rifiutata, e il nuovo orizzonte nazionale, non interiorizzato a sufficienza. Moammed si sente «senza patria» e ne soffre a tal punto che decide di togliersi la vita. Ora Moammed riposa in un camposanto di Parigi e forse il poeta è il solo a ricordarsi della sua esistenza.

In memoria di Giuseppe Ungaretti: testo

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria

Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffé

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora che visse

Locvizza il 30 settembre 1916

Metrica versi liberi. Si notino i versi brevissimi, isolati spesso fra spazi bianchi per dare maggiore risalto alla nuda parola, e la mancanza di punteggiatura.

In memoria di Giuseppe Ungaretti: analisi del testo e commento

Moammed Sceab, l’amico arabo di Ungaretti, conosciuto in Egitto e ritrovato a Parigi. Un giorno il poeta lo trova morto, suicida, nella stanza d’albergo che condividevano, in rue des Carnes a Parigi.

Le ragioni che hanno spinto Moammed al suicidio sono da ricercare nel testo ai vv. 5-7: «suicida / perché non aveva più / Patria». La nuova identità francese infatti non è stata sufficiente a dargli una vera patria (vv. 10-11: «Fu Marcel / ma non era Francese») e l’aver abbandonato le proprie origini arabe non lo rendeva più capace di vivere «nella tenda dei suoi», né ascoltare il Corano e seguire tutti gli usi e costumi del suo popolo («gustando un caffé»).

Come Moammed, anche il poeta Ungaretti, di origine africana (benché di famiglia italiana) e trapiantato in Francia (per la biografia di Ungaretti clicca qui), sa cosa vuol dire sentirsi sradicato, esule e straniero (tema riproposto due anni dopo nella poesia Girovago), ma egli, contrariamente da Moammed, che «E non sapeva / sciogliere / il canto / del suo abbandono»), ha la vocazione di poeta che gli consente di dar sfogo al suo dolore.

Nelle prime edizioni della raccolta (Il porto sepolto, 1916; Allegria di naufragi, 1919) l’attuale titolo In memoria costituiva l’incipit del testo: «In memoria / di / Maoammed Sceab / discendente / di emiri di nomadi»; la poesia si concludeva poi con un’altra strofa di tre versi che è stata eliminata in tutte le edizioni successive (Il porto sepolto, 1916 e Allegria di naufragi, 1919, vennero poi riunite nel volume L’Allegria, 1931): «Saprò / fino al mio turno / di morire».