Ascolta “Dante Alighieri – Catone Uticense guardiano del Purgatorio” su Spreaker.
Catone Uticense (95 a.C.-46 a.C.) fu un uomo politico romano, assiduo seguace della filosofia stoica e celebre oratore. Integerrimo difensore dei valori della tradizione (il mos maiorum), è descritto – perfino dalle fonti a lui più ostili – come una figura di somma rettitudine, personaggio incorrutibile e imparziale. Grande avversario di Giulio Cesare e strenuo difensore della Repubblica romana, si suicidò a Utica piuttosto che assistere alla sua fine. Per la grandezza della figura morale, anche se pagano, viene da Dante collocato a guardia del Purgatorio.
Catone Uticense nella storia
Il suo nome è Marco Porcio Catone (95-46 a.C.), chiamato Catone Uticense perché morì suicida a Utica, ma anche Catone il Giovane, per distinguerlo da Catone il Censore, suo bisnonno.
Racconta Plutarco in Vite parallele che già da giovane fu di carattere controllato e forte, assiduo nello studio della filosofia e dell’eloquenza, disciplinato.
Nel 73 a.C. sposò Atilia, dalla quale ebbe due figli e in seguito ripudiò per adulterio. Nel 72 a.C. combatté nella terza guerra servile contro Spartaco. Fu eletto tribuno militare nel 67 a.C. e assunse il comando di una delle legioni della Macedonia. Fu questore nel 65 e tribuno della plebe nel 62. Sempre nel 62, sposò la seconda moglie, Marzia, dalla quale ebbe due figli. Nel 56 a.C., secondo l’uso del tempo, Catone la “diede in prestito” all’oratore Quinto Ortensio per procreare, perché Ortensio non aveva figli. Nel 50 a.C. Ortensio morì e Marzia risposò Catone.
In occasione della congiura di Catilina (63 a.C.), Catone Uticense si pronunciò a favore della condanna a morte dei colpevoli. Si conquistò perciò la fama di uomo di altissima statura morale.
Fermo sostenitore delle istituzioni repubblicane, fu uno dei più strenui avversari di Giulio Cesare durante la guerra civile (49-45 a.C.). In occasione di essa, infatti, si schierò dalla parte di Pompeo, sebbene in precedenza lo avesse duramente avversato.
Morto Pompeo nella battaglia di Farsalo (48 a.C.), Catone tentò di organizzare la resistenza contro Cesare dalle province africane. Ma la sconfitta nella battaglia di Tapso (46 a.C.) segnò la fine dei pompeiani. Così il 12 aprile del 46 a.C. a Utica, nei pressi di Cartagine, nell’Africa settentrionale, Catone si suicidò, conficcandosi la spada nel petto. In accordo con la filosofia stoica, la morte non era per lui un male, ma uno strumento di liberazione. Secondo Plutarco, Cesare rimase sconvolto alla notizia del suicidio di Catone e avrebbe detto: «O Catone, ti porto invidia di tua morte, perché mi togliesti l’onore di salvarti la vita».
Catone Uticense nella Divina Commedia
Dante e Virgilio incontrano Catone Uticense nel canto 1 del Purgatorio. Egli è infatti il guardiano del secondo regno dell’oltretomba, un vecchio dall’aspetto degno di quel rispetto che ogni figlio deve al padre, dai lunghi capelli che gli scendono sul petto, grigi come la barba (vidi presso di me un veglio solo, degno di tanta reverenza in vista, che più non dee a padre alcun figliuolo. Lunga la barba e di pel bianco mista portava, a’ suoi capelli simigliante, de’ quai cadeva al petto doppia lista. Purgatorio, canto 1, versi 31-36).
Catone, incontrando Dante e Virgilio all’ingresso del Purgatorio e credendoli dannati fuggiti dall’Inferno, li apostrofa con durezza. Virgilio, allora, impone a Dante di inchinarsi e poi rassicura Catone, mettendo in campo tutta la sua sapienza retorica: dapprima precisa come il viaggio avvenga per intercessione celeste (versi 52-54), poi spiega la condizione sua e di Dante (versi 55-59), infine lusinga Catone con il riconoscimento del suo amore per la libertà (libertà va cercando, ch’è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta, versi 71-72) e con il ricordo dell’amore e della bellezza di sua moglie Marzia (versi 78-84); e dopo tanta captatio benevolentiae, chiede il permesso di salire al monte del Purgatorio.
La risposta di Catone è severa, e ricorda a Virgilio che le lusinghe terrene non possono avere peso nei regni dell’oltretomba; quindi concede loro il passaggio, perché tale è la volontà divina, e anzi fornisce le indicazioni necessarie per procedere.
Catone ricompare poi nel canto 2 del Purgatorio. Dante, Virgilio e tutti i penitenti appena arrivati si sono soffermati ad ascoltare il canto del musico e cantore Casella, amico di Dante, e Catone interviene per rimproverare aspramente la lentezza e la negligenza delle anime, esortandole a correre verso il monte del Purgatorio per la purificazione.
Perché Dante colloca un pagano e per di più suicida a guardia del Purgatorio?
La scelta di Dante di porre Catone, un pagano e per di più suicida, a guardia del Purgatorio, il regno di coloro che sono destinati alla salvezza eterna, è determinata dal fatto che Dante vede in lui il simbolo della libertà, dell’uomo virtuoso che per obbedire all’alta morale della coscienza ha preferito la morte, diventando simbolo di distacco dalle passioni terrene, necessario per chi aspira alla grazia divina e alla liberazione dal peccato, giustificando così la sua posizione eccezionale nonostante le contraddizioni apparenti con la dottrina cristiana.

