plutarco
Busto di Plutarco conservato al museo archeologico di Delfi

Riassunto dettagliato e completo su Plutarco, il più grande biografo greco dell’antichità: biografia, Vite parallele, Moralia, lingua e stile.

Plutarco nacque a Cheronea in Beozia intorno al 50 d.C. da una famiglia agiata. Studiò ad Atene presso la scuola del platonico Ammonio. Viaggiò molto: si recò in Asia, ad Alessandria, a Roma, ma trascorse la maggior parte della sua vita in patria, dove rivestì diverse cariche politiche: fu arconte eponimo, sovrintendente all’edilizia pubblica, telearco (cioè funzionario di polizia).

Divenuto cittadino romano, ebbe da Traiano la dignità consolare e da Adriano quella di legatus (ambasciatore) in Grecia.

Ma l’incarico a cui tenne di più fu quello di sacerdote nel santuario di Apollo a Delfi.

Nonostante gli impegni politico-amministrativi, non trascurò mai l’attività letteraria e didattica.

Incerta la data di morte: alcuni la collocano nel 119, altri nel 125, altri ancora nel 127 d.C.

Plutarco fu uno scrittore prolifico, ma è sopravvissuto solo un terzo della sua monumentale produzione, composta da circa 260 scritti, quasi tutti elencati nel cosiddetto “Catalogo di Lampria” (una lista delle opere di Plutarco): 50 biografie di uomini famosi note come Vite parallele e 80 opuscoli di vario contenuto indicati col nome latino di Moralia, non tutti autentici.

Plutarco: Vite parallele

Le Vite parallele sono 50 biografie di uomini illustri del mondo greco e romano (unica eccezione il persiano Artaserse), 44 delle quali ordinate in coppie (un personaggio greco e uno romano): Teseo-Romolo, Alessandro-Cesare, Pericle-Fabio Massimo, Licurgo-Numa, ecc.) spesso concluse da un confronto (synkrisis) nel quale trovano spazio anche le ragioni dell’abbinamento.
Quattro Vite (Arato, Artaserse, Galba e Otone) sono singole, mentre una delle coppie risulta costituita da due personaggi per parte (Agide e Cleomene – Tiberio e Caio Gracco).

I personaggi storici descritti nelle sue biografie rivivono nel teatro di Corneille, di Racine, di Shakespeare, di Metastasio, di Alfieri.

Le biografie di Plutarco si basano su due elementi fondamentali: l’ethos (il carattere) e le praxeis (le azioni). Essi sono strettamente collegati fra loro: il carattere si manifesta nelle azioni e le azioni, a loro volta, rivelano il carattere.

A differenza degli storici che si ispirano a Polibio, Plutarco non si prefigge come fine l’indagine delle cause profonde (con una particolare attenzione all’aspetto economico, sociale e militare), ma la delineazione dell’ethos (il carattere) del personaggio.

La struttura delle biografie di Plutarco non presenta uno schema fisso, ma si può ricondurre a delle costanti di massima:

  • l’analisi inizia dal ghenos del protagonista, cioè dalla nascita e dalla giovinezza, momento ritenuto cruciale per la formazione della personalità (è in questa sede che vengono fornite le indicazioni relative all’ethos [il carattere]);
  • si passa alla narrazione delle imprese;
  • si conclude con la vecchiaia e la morte;
  • la narrazione può inoltre riguardare il periodo successivo alla morte, nel caso che l’attività del personaggio in questione abbia trovato dei continuatori o degli eredi.

Molto importante è la precisazione di Plutarco collocata all’inizio delle Vite di Alessandro e Cesare: «Io non scrivo storia, ma biografia». Plutarco traccia quindi una netta linea di demarcazione tra lo spazio della storia e quello della biografia: a questa assegna un compito di alto spessore etico, relegando alle competenze della storia la trattazione delle praxeis (le azioni).

Per Plutarco dunque la biografia si diversifica dalla storia per l’obiettivo ben diverso, che è quello etico e paradigmatico: nella vita di un personaggio storico non si devono ricercare solo intenti memorialistici o documentari, ma soprattutto un fine di educazione etico-comportamentale, che scaturisce dall’esempio rappresentato dalle virù (o dai vizi) del personaggio stesso.

Plutarco: Moralia

Sotto forma di trattato o di dialogo, i Moralia riuniscono un’ottantina di opere che forse ebbero tale denominazione per la prevalenza e l’apprezzamento dell’argomento etico sugli altri temi (pedagogia, filosofia, politica, scienze naturali, religione, erudizione, critica letteraria, ecc.)

Nei Moralia Plutarco si mostra seguace dell’Accademia e ammiratore di Platone, esprime un marcato antidogmatismo e ricorre spesso alla sospensione del giudizio di fronte a tesi che vorrebbero assurgere a verità assolute; egli ritiene possibile conciliare monoteismo e politeismo, ha fede nell’immortalità dell’anima, crede nella trasmigrazione delle anime e ipotizza l’esistenza di esseri intermedi fra dèi e uomini, chiamati dèmoni.

Plutarco: lingua e stile

Pur vivendo nell’epoca dell’atticismo, Plutarco utilizzò l’attico senza rinunciare agli influssi della koiné.
Con lo stesso equilibrio si servì della retorica, dimostrandosi sempre attento alla costruzione dei periodi.

I tratti peculiari dello stile di Plutarco sono:

  • l’uso di verbi composti al posto dei corrispondenti verbi semplici;
  • il ricorso a sostantivi astratti;
  • la tendenza ad attribuire un significato generico a termini aventi in origine un’accezione più specifica;
  • l’attenzione ad evitare lo iato.