Asianesimo, atticismo e stile di Cicerone

Differenze tra asianesimo, atticismo e lo stile di Cicerone. Riassunto di Letteratura latina.

Asianesimo

Gli asiani erano così chiamati perché il fondatore della scuola fu considerato Egesia di Magnesia, una città della Lidia, in Asia Minore, III secolo a.C.

L’asianesimo prediligeva uno stile ampolloso, ridondante, ricco di figure retoriche, un modo di scrivere caratterizzato da virtuosismi barocchi capaci di suscitare un forte coinvolgimento nell’uditorio.

Gli esponenti più significativi dell’asianesimo romano furono Publio Sulpicio Rufo, di cui non resta nessuna testimonianza scritta, e Quinto Ortensio Ortalo, con cui Cicerone dovette misurarsi più volte.

Atticismo

Alla corrente asiana si contrapponeva quella dell’atticismo. Gli atticisti si rifacevano all’oratoria attica, il cui esponente più prestigioso era Lisia vissuto tra il V e il IV secolo a.C.

L’atticismo prediligeva uno stile sobrio, un periodare scarno e un vocabolario schietto e privo di ridondanze retoriche, il che non escludeva però la cura dell’eleganza espositiva.

Gli esponenti più significativi dell’atticismo romano furono il cesaricida Marco Giunio Bruto e Gaio Licinio Calvo, amico di Catullo e, per un certo periodo, rivale di Cicerone nel foro, e Giulio Cesare.

Lo stile di Cicerone

L’oratoria di Cicerone (per un approfondimento leggi Le orazioni di Cicerone. Schema riassuntivo) è lontana sia dalle abbondanze asiane sia dalla semplicità troppo disadorna degli atticisti. Da più parti è stato detto che egli fu influenzato dalla scuola di Rodi di Apollonio Molone, che Cicerone stesso frequentò durante il suo soggiorno in Grecia e Asia Minore tra il 79 e il 77 a.C. Del resto lo stesso Cicerone attribuì ad Apollonio Molone di Rodi il merito di averlo “guarito” dalla foga asiana dei suoi anni giovanili.

Vero è che l’oratoria di Cicerone è davvero originale e tutta “ciceroniana”. Infatti il suo stile è multiforme e vario così come la struttura sintattica del suo periodare. Sa usare bene tutti e tre i diversi livelli stilistici, mescolandoli nella loro varietà anche all’interno di una stessa orazione, a seconda che occorra spiegare, dilettare o commuovere il pubblico.