Giulio Cesare scrittore latino

Giulio Cesare fu un grande condottiero, ma fu anche abile politico e scrittore.

Le opere minori di Giulio Cesare

Sembra che Giulio Cesare si fosse dedicato alla letteratura fin da giovane e che avesse composto una tragedia su Edipo, un poemetto su Ercole e persino alcune liriche amorose.

Svetonio racconta anche di un carme dedicato alla spedizione spagnola del 45 a.C. per sconfiggere Pompeo e i suoi. Di tutto ciò nulla è pervenuto. Ci sono invece pervenuti diversi frammenti di un trattato linguistico, il De analogia, in due libri, dedicato a Cicerone. Con tale opera egli interveniva nell’ormai annosa disputa tra analogisti e anomalisti, tra coloro, cioè, che consideravano la lingua come frutto di una convenzione e pertanto non ammettevano deroghe alle norme sancite dalla tradizione, e quelli che consideravano la lingua come prodotto dell’uso e perciò ne ammettevano un processo evolutivo spontaneo e naturale. Cesare si schiera con i primi, cioè con gli analogisti, rifiutando barbarismi e neologismi, mantenendosi in tal modo fedele a una sorta di purismo linguistico.

Cesare, secondo quanto dicono le fonti, fu anche un grande oratore. Le sue orazioni sono andate però perdute; di esse ci è pervenuto soltanto il ricordo e giudizi entusiastici di lettori successivi. Si ricordano così due orazioni funebri, una per la zia Giulia (moglie di Gaio Mario) e l’altra per la moglie Cornelia, e un’orazione tenuta nel 63 a.C. in senato, della quale Sallustio ci ha fatto pervenire un suo rifacimento nel De Coniuratione Catilinae.

A quanto dice Cicerone, l’oratoria di Giulio Cesare era stringata, priva di inutili ornamenti, ma elegante. E Quintiliano afferma (Institutio oratoria, X, 114): «Se Giulio Cesare si fosse dedicato solamente all’eloquenza, nessun altro dei nostri si potrebbe nominare a fianco di Cicerone. Tanto vigore c’e in lui, tanta finezza, tanto ardore, che è bene evidente che egli parlò con la stessa energia, con cui fece le guerre; e tuttavia adorna tutte queste qualità con una mirabile eleganza della lingua, della quale fu particolarmente studioso».

Delle Epistulae (epistole) si conosce solo la ripartizione che tramanda Svetonio: Epistulae ad Senatum; Epistulae ad Ciceronem; Epistulae ad Familares.

È probabile che appartenesse a Giulio Cesare anche il De astris, uno scritto sull’astronomia, di cui egli s’interessò quando era pontefice massimo e introdusse a Roma il calendario solare, detto anche calendario giuliano, entrato però in vigore nell’8 d.C. per disposizione di Augusto.

I Commentarii di Giulio Cesare

Le uniche due opere che ci sono pervenute sono i Commentarii rerum gestarum: 7 libri del De bello Gallico (“La guerra gallica”), composti nell’inverno del 52-51 a.C. e 3 libri del De bello civili (“La guerra civile”), redatti tra il 46 e il 47 a.C.
Entrambe le opere sono considerate sostanzialmente veritiere e attendibili, tuttavia è certo che anche l’autore scriveva con intenti di propaganda politica: nel De bello gallico, per giustificare come “guerra difensiva” quella che appariva a tutti un’aggressione alla Gallia; nel De bello civili, per allontanare da sé ogni responsabilità per lo scoppio della guerra civile, denigrando gli avversari e presentandosi invece come l’unico rispettoso delle leggi.

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