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De bello civili di Cesare: contenuto, analisi e confronto con De bello gallico

Il De bello civili, La guerra civile, di Cesare è costituito da tre libri. Si tratta di un commentario, perché l’obiettivo di Cesare non era scrivere un’opera storiografica, ma fornire un resoconto delle proprie imprese, avente un fine apologetico. Essi trattano gli avvenimenti degli anni 49 e 48 a.C., dallo scoppio della guerra civile, che vide Cesare contrapposto a Pompeo e al Senato, fino all’arrivo di Cesare vittorioso in Egitto, dopo la battaglia di Farsalo, impegnato nella risoluzione di un conflitto dinastico tra Cleopatra e il fratello Tolomeo Aulete.

Nell’opera Cesare si presenta come il difensore della legalità repubblicana, opponendosi alla corruzione e all’arroganza dell’aristocrazia senatoria, e promotore della clemenza verso i nemici sconfitti, in netto contrasto con la presunta crudeltà dei suoi avversari.

Quando è stato scritto il De bello civili?

Il periodo della stesura dell’opera non è certo. La brusca conclusione del De bello civili induce alcuni a ritenere che l’opera sia stata scritta molto dopo il conflitto e pubblicata postuma; altri, invece, ritengono sia stata scritta immediatamente dopo la guerra civile, tra il 47 e il 46 a.C, per essere pubblicata nel 46 stesso, essendo l’opera un chiaro strumento politico.

Il contenuto del De bello civili

Il primo libro si apre con la seduta del senato del 1° gennaio 49: in un clima di tensione viene ignorata la proposta di Cesare (riferita da Curione) di un congedo temporaneo degli eserciti da parte sua e di Pompeo, in vista di un accordo pacifico tra le parti. La maggior parte dei senatori in questo momento è infatti favorevole a Pompeo, dalla cui ascesa spera di ottenere vantaggi personali. Il 7 gennaio viene emanato il senatus consultum ultimum: a Cesare viene intimato di deporre il comando dell’esercito, o sarà dichiarato nemico della patria.

Come risposta, il 10 gennaio Cesare passa il Rubicone alla testa delle legioni e invade il territorio italico. Durante la marcia verso sud, molti municipi gli si consegnano spontaneamente. A Roma si diffonde il panico. Pompeo fugge con le truppe a Brindisi; Cesare cerca di raggiungerlo, ma non riesce a impedire che s’imbarchi per l’Epiro. Seguono: la guerra contro le roccheforti pompeiane di Marsiglia e della Spagna; lo sbarco nell’Epiro; la momentanea sconfitta di Durazzo; la vittoria nella battaglia di Farsalo del 9 agosto del 48 a.C; la fuga di Pompeo e il suo inseguimento fino ad Alessandria d’Egitto; il suo assassinio da parte dei sicari di Tolomeo.

Accolta la resa dei pompeiani, Cesare raggiunge l’Egitto e apprende la fine del rivale. Ad Alessandria, Cesare interviene nella contesa tra Tolomeo e Cleopatra per la successione al trono. Il libro si chiude con l’attacco delle truppe di Tolomeo alla città.

De bello civili analisi e confronto con De bello gallico

Come il De bello gallico anche il De bello civili cela l’intento propagandistico e giustificatorio dietro uno stile impersonale e oggettivo. Cesare utilizza infatti, come nella precedente opera, la terza persona singolare. Riporta i discorsi anziché esporre le opinioni, lasciando che i fatti parlino da sé.

Uno degli aspetti che caratterizzano la narrazione è la tendenza a mettere in risalto la compassione nei confronti dei nemici. Lo scrittore si sforza di fornire all’opinione pubblica e ai suoi stessi avversari politici un’immagine rassicurante di sé stesso per ampliare la base di consenso al regime che sta instaurando. Si mostra come colui che si è sempre mantenuto nella legalità, e che anzi l’ha sempre difesa; insiste sulla propria costante volontà di “pax”.

La finalità pratica e il carattere giustificatorio del De bello civili è più che chiaro: Cesare rassicura la cittadinanza del suo operato, rassicura i nobili e il ceto dei ricchi possidenti terrieri circa la sua fedeltà ai valori repubblicani.

Lo stile del De bello civili è semplice, di facile fruizione, celebrato da antichi e da moderni.
Lo scopo principale è garantire l’oggettività o l’obiettività di un testo il cui fine principale è la giustificazione di una guerra civile, a cui lo stesso Cesare aveva dato materialmente inizio, oltrepassando il Rubicone, confine sacro, e trasgredendo, quindi, un ordine del Senato.

Perché Cesare ha scritto De bello civili?

L’opera, che copre il periodo dal 49 al 48 a.C., è il tentativo di Cesare di giustificare le sue azioni e di presentarsi come il difensore dell’ordine repubblicano contro l’usurpazione senatoriale. Cesare enfatizza la sua clemenza nei confronti dei nemici sconfitti e il suo impegno a preservare la pace e la legalità, cercando di ritrarre se stesso non come un usurpatore, ma come un restauratore della Repubblica.

La clemenza di Cesare

Caratteristica costante della condotta di Cesare è la clementia, termine che in latino indicava la moderazione esercitata da un superiore nel sanzionare un sottoposto.

Tutte le fonti dell’antichità sono concordi nel sottolineare da parte di Cesare un atteggiamento di benevolenza e mitezza verso i nemici che gli si arrendevano, in particolare dopo la guerra civile (arriva a rivestire alcuni, Bruto e Cassio ad esempio, di incarichi e onori vari). Lo stesso Cesare più volte indugia nel sottolineare questo suo aspetto nell’intento di dimostrare che non amava la vendetta. Ma questo comportamento era dovuto non solo a magnanimità, quanto a una scelta politica ben precisa.

La clemenza è centrale nel De bello civili: sempre presente ma mai troppo esibita. Anche autori quali Svetonio o Plutarco, mai troppo benevoli nei confronti di Cesare, mettono in luce tale carattere del dittatore.
Cesare, poi, impedì che Pompeo fosse destinato alla damnatio memoriae (condanna all’oblio), facendo costruire statue dell’avversario: Cicerone, suo nemico, riteneva che in tal modo, Cesare avesse contribuito a far costruire quelle in suo onore.

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