Imperatore Adriano, principe adottivo

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Imperatore Adriano, principe adottivo
Busto dell'imperatore Adriano, Musei Capitolini

L’imperatore Adriano, della dinastia degli imperatori adottivi, era nato il 24 gennaio del 76 d.C. e proveniva dall’aristocrazia spagnola, come l’imperatore Traiano, suo predecessore.

Condotto a Roma in giovane età, vi fu educato sotto la tutela di Traiano. Traiano, in seguito, gli fece sposare sua nipote Vibia Sabina, e a Traiano succedette nel 117, mentre era governatore della Siria.

Adriano imperatore romano

Adriano imperatore di Roma, era un uomo colto e raffinato, amante della cultura greca.

A differenza dei suoi predecessori, che risiedevano a Roma e si muovevano solo per ragioni militari, viaggiò moltissimo e in ogni angolo dell’Impero di Roma, per compiere ispezioni e risolvere problemi locali, ma anche per gusto personale e per autentico interesse culturale.

Atene fu una delle mete principali dei viaggi di Adriano.

La politica difensiva dell’imperatore Adriano

La pace e la stabilità politica furono i fondamentali obiettivi di governo dell’imperatore Adriano.

A differenza di Traiano, Adriano condusse una politica estera difensiva e mirante alla sicurezza, rafforzata dal reclutamento militare regionale, che rese stanziali i reparti dell’esercito sui confini, formati dagli abitanti delle stesse regioni presidiate (in precedenza, invece, i soldati venivano trasportati in questo o quel punto del limes a seconda delle esigenze del momento).

Un esempio di questa politica difensiva è il cosiddetto Vallo adrianeo, una lunga muraglia fatta costruire per proteggere il confine settentrionale delle province britanniche.

Questa politica di sicurezza dei confini garantirà all’Impero di Roma circa mezzo secolo di completa pace. Solo nel domare la nuova rivolta scoppiata in Giudea tra il 132 e il 135 Adriano fu spietato. La sollevazione fu infatti stroncata nel sangue e Gerusalemme fu punita con il cambio del nome, divenendo Elia Capitolina.

La politica interna

Sul piano interno, Adriano si curò di migliorare l’amministrazione dello Stato e della giustizia: stabilì gradi e compensi nei pubblici uffici; fece redigere leggi comuni valide per tutti, al di là delle iniziative dei singoli magistrati.

Tuttavia, il governo di Adriano non riscosse grandi consensi: non presso la plebe, per la quale egli era troppo raffinato, e neppure presso il senato, che giudicava eccessiva la “modernità” del principe e temibile il suo accentramento del potere.

Adriano, infatti, rafforzò e organizzò in modo efficiente il consilium principis, il ristretto nucleo di esperti e consiglieri che collaboravano con lui: pur nel rispetto della tradizione senatoria, il perno attorno al quale ruotava lo Stato era più che mai il principato.

Gli ultimi anni, la morte e la successione

Passò gli ultimi anni nella sua villa presso Tivoli.

Morì di edema polmonare nella sua residenza estiva di Baia, il 10 luglio del 138.

Si era posto per tempo il problema della successione, adottando Tito Aurelio Antonino, detto Antonino Pio.

Il suo corpo fu deposto nel grandioso mausoleo che si era fatto costruire (oggi Castel Sant’Angelo).