Imperatore Adriano, principe adottivo
Busto dell'imperatore Adriano, Musei Capitolini

Successore di Traiano (98-117) fu Adriano della dinastia degli imperatori adottivi. Era nato il 24 gennaio del 76 e proveniva dall’aristocrazia spagnola, come Traiano.

Condotto a Roma in giovane età, vi fu educato sotto la tutela di Traiano, che gli fece sposare la nipote Vibia Sabina, e al quale succedette nel 117, mentre era governatore della Siria.

Adriano era un uomo colto e raffinato, amante della cultura greca; a differenza dei suoi predecessori, che risiedevano a Roma e si muovevano solo per ragioni militari, viaggiò moltissimo e in ogni angolo dell’Impero di Roma, per compiere ispezioni e risolvere problemi locali, ma anche per gusto personale e per autentico interesse culturale.

La stessa aristocrazia senatoria aveva ormai conosciuto un profondo rinnovamento interno, aprendosi alla nuova aristocrazia italica e soprattutto provinciale. Diversa era anche la mentalità di questa nuova aristocrazia, più cosmopolita e interessata in particolare alla cultura greca, la quale costituiva un forte elemento di coesione fra le classi più ricche e più colte. Non a caso, fu Atene una delle mete principali dei viaggi di Adriano, nei quali si manifestava il suo ideale di sincretismo culturale e di un impero omogeneo, in cui si riducesse il divario tra le province e l’Italia.

La pace e la stabilità politica furono i fondamentali obiettivi di governo dell’imperatore Adriano. A differenza di Traiano, Adriano condusse una politica estera difensiva e mirante alla sicurezza, rafforzata dal reclutamento militare regionale, che rese stanziali i reparti dell’esercito sui confini, formati dagli abitanti delle stesse regioni presidiate (in precedenza, invece, i soldati venivano trasportati in questo o quel punto del limes a seconda delle esigenze del momento). Un esempio di questa politica difensiva è il cosiddetto Vallo adrianeo, una lunga muraglia fatta costruire per proteggere il confine settentrionale delle province britanniche. Questa politica di sicurezza dei confini garantirà all’Impero di Roma circa mezzo secolo di completa pace. Solo nel domare la nuova rivolta scoppiata in Giudea tra il 132 e il 135 Adriano fu spietato: la sollevazione fu stroncata nel sangue e Gerusalemme fu punita con il cambio del nome, divenendo Elia Capitolina.

Sul piano interno, Adriano si curò di migliorare l’amministrazione dello stato e della giustizia: stabilì gradi e compensi nei pubblici uffici, fece redigere leggi comuni valide per tutti, al di là delle iniziative dei singoli magistrati.
Tuttavia, il governo di Adriano non riscosse grandi consensi: non presso la plebe, per la quale egli era troppo raffinato, e neppure presso il senato, che giudicava eccessiva la “modernità” del principe e temibile il suo accentramento del potere. Adriano, infatti, rafforzò e organizzò in modo efficiente il consilium principis, il ristretto nucleo di esperti e consiglieri che collaboravano con lui: pur nel rispetto della tradizione senatoria, il perno attorno al quale ruotava lo stato era più che mai il principato.

Passò gli ultimi anni nella sua villa presso Tivoli. Morì di edema polmonare nella sua residenza estiva di Baia, il 10 luglio del 138. Si era posto per tempo il problema della successione, adottando Tito Aurelio Antonino, detto Antonino Pio.

Il suo corpo fu deposto nel grandioso mausoleo che si era fatto costruire (Castel Sant’Angelo, detto anche Mausoleo di Adriano).