Egeo, re di Atene interroga la Pizia dell'oracolo di Delfi
Egeo, re di Atene interroga la Pizia dell'oracolo di Delfi: particolare della decorazione di una coppa attribuito al pittore Kodros, 440-430 a.C. Berlino, Antikensammlungen.

L’oracolo di Delfi, una città della Focide, era il più famoso centro oracolare della Grecia.

L’oracolo di Delfi impose la sua autorità su tutti gli altri oracoli a partire dall’VIII secolo a.C.
Situato sulle pendici del monte Parnaso, l’oracolo di Delfi traeva origine dall’uccisione del mostruoso serpente Pitone, posto a guardia di una fonte sacra, da parte di Apollo. Secondo il mito, Apollo insediò il santuario pitico e ordinò che una vergine, la Pizia, proferisse gli oracoli ispirata dal soffio divino.

I consultanti venivano ammessi ad uno ad uno all’interno del tempio di Apollo; prima, però, dovevano purificarsi alla fonte Castalia (proprio come aveva fatto Apollo stesso dopo l’uccisione di Pitone), pagare una tassa preliminare e offrire una capra in sacrificio. Da quel momento poteva avvenire l’incontro con la Pizia che, nella cella più interna del tempio, nascosta allo sguardo dei pellegrini, stava seduta su un alto sgabello a tre piedi, il tripode, posto sopra la fessura della roccia nella quale scorreva l’acqua della fonte Cassiotis.

In origine la Pizia era una giovane vergine nativa del paese. In seguito, a coprire questo ruolo nell’oracolo di Delfi, fu scelta una donna di età più avanzata, che viveva all’interno del santuario e doveva osservare una rigorosa castità.

Come i consultanti, anche la Pizia si sottoponeva ad un cerimoniale preparatorio prima di proferire il responso del dio Apollo: beveva acqua della fonte Cassiotis, masticava alcune foglie di lauro e assorbiva i vapori che salivano da alcune fenditure del terreno e che le procuravano uno stato di trance. I suoni più o meno intellegibili che uscivano dalla sua bocca venivano riformulati dai sacerdoti e ne traevano un responso formulato, sovente, con parole ambigue: il rischio di essere smentiti dai fatti poteva compromettere definitivamente il prestigio della Pizia. Pertanto eventuali responsi sbagliati erano attribuiti all’incapacità di comprendere, piuttosto che a quella di prevedere.