Jean Jacques Rousseau: la vita e le opere
Jean-Jacques Rousseau

Jean Jacques Rousseau nasce a Ginevra il 28 giugno 1712.

Jean Jacques Rousseau: la vita e le opere

Il padre Isaac è un modesto orologiaio, la madre Suzanne Bernard, muore di parto.
«Costai la vita a mia madre, e la mia nascita fu la prima delle mie sventure», scrive Rousseau nelle Confessioni, l’opera autobiografica.

In seguito a una rissa, il padre deve lasciare Ginevra e Rousseau è affidato al pastore Lambercier (1722). Ha così modo di dedicarsi agli studi, presto interrotti per la necessità di lavorare a Ginevra come scrivano e come apprendista incisore.

Avvilito per le ingiustizie e i maltrattamenti, una sera, recatosi fuori le mura per una passeggiata, trovandole chiuse al suo ritorno, decide di lasciare il lavoro e di dare inizio alla sua vita errabonda di pellegrino inquieto.

Ad Annecy (Savoia) è accolto da Madame de Warens, una vedova svizzera neoconvertita al cattolicesimo al soldo del re di Sardegna; da questa è inviato a Torino per convertirsi al cattolicesimo.

Dopo un periodo di spostamenti tra la Savoia, il Piemonte e la Svizzera, durante i quali svolge umili lavori, torna presso la de Warens, che gli fu amica, madre e amante.

Ospitato a Les Charmettes, nelle vicinanze di Chambéry, studia religione, filosofia, matematica e scienze. Immerso nella natura, negli studi e nell’amore, racconta di aver vissuto un tempo felice.

Finisce, però, l’incanto di un rapporto non privo di alti e bassi, esasperati, negli ultimi anni, da un nuovo favorito della de Warens.

Nel 1740 Rousseau si trasferisce a Lione, dove lavora come precettore dei figli di un magistrato, fratello dell’abate Mably e del filosofo Condillac.

Due anni dopo è a Parigi, dove partecipa alla vita culturale e mondana della capitale. Ha così modo di conoscere artisti, scienziati e filosofi.

Nel 1743 è a Venezia come segretario dell’ambasciatore francese della città.

L’anno dopo è di nuovo a Parigi, dove conosce D’Alembert, Diderot e Voltaire; ne deriverà una lunga collaborazione all’Enciclopedia, per la quale curerà le voci musicali.

Nel 1745 conosce Thérèse Levasseur, guardarobiera semianalfabeta. Avranno cinque figli tutti affidati, secondo un costume dell’epoca, all’ospizio dei trovatelli, sia perché d’intralcio ai suoi impegni sia in omaggio alla teoria di Platone dell’educazione della prole per opera dello Stato.

Le aspre polemiche con Diderot, Voltaire e D’Alembert lo inducono a interrompere la collaborazione con l’Enciclopedia (1758).

Negli anni successivi, scrive Giulia o la nuova Eloisa (1761), Emilio o dell’educazione (1762) e il Contratto sociale (1762).

Alle polemiche con gli altri Illuministi, si sommano le aspre reazioni suscitate dai suoi scritti, che sono condannati e bruciati nelle pubbliche piazze.

Rousseau è attaccato tanto dai cattolici quanto dai calvinisti; rinuncia alla cittadinanza ginevrina e si trasferisce a Moitiers nel 1762. Tuttavia, qui, la progressiva ostilità dell’ambiente calvinista assieme allo sdegno provocato da un libello anonimo, il cui autore (Voltaire) dipingeva Rousseau come un amico infido, un marito infame e un padre snaturato, mette a capo un linciaggio morale che ben presto diventa fisico.

La grandinata di sassi che in una sera del 1765 si abbatte sulla sua casa persuade Rousseau ad andarsene. Si rifugia allora nell’isola di Saint-Pierre, ma è espulso. E’ di nuovo a Parigi.

Accetta, poi, l’ospitalità del filosofo Hume e parte per l’Inghilterra. Ma, ormai psichicamente instabile e in preda ad una cronica mania di persecuzione, accusa il filosofo scozzese di cospirare con i suoi nemici contro di lui e fa ritorno in Francia, dove erra da una città all’altra.

Nel 1768 Rousseau sposa Thérèse; lavora alle Confessioni (pubblicate postume, 1782-1789). Ormai stanco e ammalato, è accolto dal marchese René-Louis de Girardin nel castello di Ermenonville, nella campagna a nord di Parigi. Qui muore il 2 luglio 1778. È seppellito sull’isola dei Pioppi, in mezzo allo stagno del parco del marchese.

Nel 1794 le sue ceneri sono trasferite nel Panthéon di Parigi accanto a Voltaire.

Jean Jacques Rousseau: il pensiero

Rousseau è, assieme a Voltaire e Montesquieu, tra coloro che propagandarono e divulgarono le idee dell’Illuminismo. Tuttavia, Rousseau parte da una visione del mondo opposta rispetto a quella condivisa dalla maggior parte degli illuministi.

Aveva avuto un’infanzia e un’adolescenza infelici, si riteneva un uomo malato ed era uno dei pochi a non credere nel progresso. Sosteneva, infatti, che sotto l’apparente evoluzione delle tecniche e dei costumi, la società europea era destinata a un rapido declino morale.

Il punto focale delle sue ricerche è la disparità che separa ricchi e poveri, deboli e potenti. Egli ravvisa la felicità solo nello “stato di natura” in cui sono vissuti i cacciatori preistorici, accontendandosi di ciò che avevano e non avvertendo la necessità di farsi la guerra.

Tutto era cambiato – secondo Jean Jacques Rousseau – quando, trovandosi in un ambiente meno accogliente, per sopravvivere avevano inventato l’agricoltura, la metallurgia e la divisione del lavoro. I più industriosi avevano cominciato a rivendicare la proprietà della terra che lavoravano e da ciò erano nati i conflitti e le differenze sociali.

Poiché tornare allo “stato di natura” è impossibile, per superare questa situazione Jean Jacques Rousseau sostiene che è necessario almeno stabilire un “contratto sociale”, in cui ciascuno rinuncia ai propri particolari interessi in nome di quelli di tutti.
Non pensò di abolire la proprietà privata, ma di livellarla eliminando gli eccessi di ricchezza.

Nascerebbe così una società basata « sulla subordinazione completa dell’individuo alle esigenze del bene comune», gestita attraverso una forma di democrazia diretta, in cui la sovranità appartiene al popolo e nessuno può essere delegato a esercitarla nel nome del popolo.

Il Contratto sociale fu, a partire dalla Rivoluzione francese, uno dei maggiori testi ispiratori del pensiero politico democratico e rivoluzionario. Un testo nel quale sono poste anche due delle questioni fondamentali delle democrazie contemporanee: il rapporto tra rappresentanti e rappresentati e quello fra utilità sociale e interesse dei singoli.

Nell’opera, Emilio, pubblicata contemporaneamente a Contratto sociale, Jean Jacques Rousseau previde anche l’imminente scoppio di una serie di rivoluzioni: «Voi avete fiducia nell’ordine attuale della società senza pensare che questo ordine è soggetto a rivoluzioni inevitabili […]. Il grande diventa piccolo, il ricco diventa povero, il monarca diventa suddito […]. Ci avviciniamo alla situazione di crisi e al secolo delle rivoluzioni».