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Dante e Virgilio nella Divina Commedia

C’è tra Dante e Virgilio, sua guida nel viaggio nei primi due regni dell’aldilà, Inferno e Purgatorio, un rapporto affettuoso e commosso che ricorda sia quello tra maestro e discepolo sia quello tra padre e figlio, tanto che quando Dante incontra Virgilio per la prima volta, nel I canto dell’Inferno, gli si rivolge con devozione, per poi chiamarlo nel corso di tutta l’opera “maestro” o “duca” (ovvero “guida spirituale”).

Virgilio accompagnerà Dante fino al Paradiso terrestre, situato sulla cima della montagna del Purgatorio, dove verrà preso in consegna da Beatrice, che lo guiderà nel viaggio attraverso il Paradiso. Allegoricamente significa che la ragione umana (rappresentata da Virgilio) non può comprendere i misteri della fede senza la guida di Beatrice, incarnazione della Teologia (la scienza di Dio) e della Grazia divina.

Chi è Virgilio, il poeta amato da Dante?

Publio Virgilio Marone è uno dei massimi poeti dell’antica Roma, ricordato per aver scritto l’Eneide, poema che esalta l’origine di Roma e l’Impero Universale.

Nasce nei dintorni di Mantova il 15 ottobre del 70 a.C. in una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Riceve una formazione classica e un’accurata educazione letteraria.

La distribuzione delle terre ai veterani di Antonio dopo la battaglia di Filippi (42 a.C.) tocca da vicino Virgilio a cui vengono sottratte le proprietà. Egli vi fa un riferimento nelle Bucoliche, la sua prima opera. Le Bucoliche permettono a Virgilio di farsi conoscere da Mecenate ed essere accolto nel suo circolo. Virgilio si dedica così alla seconda opera, le Georgiche. Nel 29 a.C. inizia la stesura dell’Eneide. Recatosi in Grecia per terminare il poema, incontra Ottaviano ad Atene e decide di rientrare con lui in Italia, ma muore a Brindisi, il 21 settembre del 19 a.C. durante il viaggio di ritorno. L’Eneide rimane incompiuta; secondo le fonti Virgilio ne avrebbe vietato la pubblicazione, fortemente voluta invece da Ottaviano.

Chi è Virgilio nella Divina Commedia?

Dante colloca Virgilio nel Limbo, il primo cerchio dell’Inferno, dove risiedono le anime dei non battezzati e di coloro che furono grandi personalità, ma vissuti prima della venuta di Gesù Cristo.

Virgilio nella Divina Commedia rappresenta l’allegoria della Ragione umana, quella ragione naturale dei filosofi pagani, che si basa sulle conoscenze acquisite dall’uomo grazie all’impegno e allo studio della filosofia e che aiuta Dante a uscire dall’intrico del peccato.

Virgilio però è anche il simbolo dei limiti della ragione umana. Infatti il poeta latino guiderà Dante attraverso l’Inferno e il Purgatorio, ma non sarà in grado di accompagnarlo nella sua salita al Paradiso: questo sta a sottolineare come l’uomo non possa affidarsi alla sola razionalità per arrivare alla conoscenza di Dio e arrivare quindi alla salvezza ultraterrena. È infatti fondamentale anche l’intervento della Fede e della Grazia divina (Beatrice).

Dante dove incontra Virgilio?

Dante incontra Virgilio nel primo canto dell’Inferno, nella selva oscura, e lo salva dalle tre fiere. È stata Beatrice a chiamare Virgilio perché soccorresse Dante e lo accompagnasse fino alle porte del Paradiso.

Cosa rappresenta Virgilio per Dante?

Dante riconosce in Virgilio la sua guida letteraria e morale:

Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore / tu se’ solo colui da cu’ io tolsi / lo bello stilo che m’ha fatto onore (Inferno, I, vv. 85-87). Tu sei il mio maestro e il mio modello / tu sei il solo da cui io derivai / il bello stilo che mi ha reso famoso.

Nel viaggio, Virgilio sarà per Dante «dolcissimo padre e amico perfetto», che rimprovera con saggezza e fermezza, accoglie e conforta, sostiene e indica la strada. Al momento della separazione, Dante scoppierà in un pianto doloroso e irrefrenabile, nonostante si trovi ormai nel Paradiso terrestre e in compagnia dell’amatisssima Beatrice.

Perché Dante sceglie Virgilio come guida?

Dante è un grandissimo ammiratore di Virgilio: fin da giovane ha studiato la sua figura e le sue opere, più di tutte l’Eneide. Infatti, nella Commedia ritroviamo molti riferimenti all’Eneide: primo fra tutti il viaggio del protagonista (Enea) nell’oltretomba; poi ad esempio nel libro VI dell’Eneide, Virgilio narra la discesa di Enea negli Inferi per chiedere consigli all’ombra di suo padre Anchise; molte figure dantesche della Divina Commedia s’ispirano a quelle dell’oltretomba virgiliano.

Virgilio era inoltre il pagano che aveva gettato un ponte sull’abisso tra il paganesimo e la cristianità. Egli aveva fatto ciò in una poesia famosa (Bucoliche, 4) scritta circa quarant’anni prima della nascita di Cristo, nella quale prevedeva la nascita di un bambino miracoloso, che avrebbe segnato l’aprirsi di una nuova età del mondo, un’età dell’oro nella quale non vi sarebbe stato più spargimento di sangue, asprezza, sofferenza. Il bambino cresciuto sarebbe poi diventato un Dio e avrebbe governato il mondo in perfetta pace.

Infine, Virgilio era il poeta dell’Eneide, un’opera che celebrava le origini dell’impero romano. A quest’impero i medievali attribuivano una funzione provvidenziale, che Dante stesso chiarisce nella sua opera De Monarchia: l’impero romano, infatti, aveva garantito l’unità politica del mondo antico, favorendo la massima diffusione del cristianesimo. In base a questo non deve dunque sorprendere il fatto che Dante scelga come guida un pagano come Virgilio, ritenuto al suo tempo un modello non solo di stile, ma anche di sapienza. Ma la guida di Virgilio non potrà durare per l’intero viaggio: sulla cima del monte del Purgatorio, dov’è collocato il Paradiso terrestre, egli dovrà infatti lasciare Dante a una guida cristiana. A Virgilio subentrerà allora Beatrice (leggi Dante e Beatrice).

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