La selva oscura nella quale Dante Alighieri si imbatte a metà del percorso della vita terrena («nel mezzo del cammin di nostra vita»), incapace di ritrovare la «diritta via», è una foresta buia, un luogo simbolico, metafora del traviamento morale e intellettuale dell’uomo che ha smarrito la via del bene.
Dante descrive qualcosa che può accadere a molti, specialmente in età adulta, quando si finisce per lasciarsi assorbire dalle fatiche quotidiane, dalle preoccupazioni lavorative o dalla ricerca dei piaceri, dimenticando le domande più profonde della vita. È una condizione che può insinuarsi lentamente, senza traumi apparenti: un torpore interiore in cui si perde il contatto con il proprio centro spirituale.
La selva oscura di Dante – descrizione
Il poeta si ritrova in questo luogo di smarrimento, collocato solitamente dai commentatori nei pressi di Gerusalemme in base alle convenzioni cosmologiche medievali, durante la notte tra il Venerdì santo e il Sabato santo del 1300, l’anno del primo Giubileo della storia indetto da papa Bonifacio VIII. Dante ha 35 anni, un età considerata allora la metà del cammino della vita (si pensava infatti che la durata media dell’esistenza fosse di 70 anni).
È un’impresa assai dolorosa per Dante descrivere le caratteristiche di questa selva intricata e difficile da percorrere, tanto che il solo pensiero lo spaventa. È un’esperienza così angosciosa che la dannazione eterna è una condizione di poco più grave; ma il poeta sceglie di narrarla per poter esprimere poi al meglio la beatitudine (cioè il bene e la speranza) che sperimenterà alla fine del suo cammino di salvezza.
Il poeta dice che non sa per quale ragione si ritrovi smarrito in una foresta oscura e spaventosa, non è neppure in grado di riferire come vi è entrato, tanto “era pien di sonno” quando perse la strada. Ciò che Dante vuole evidenziare con questa immagine allegorica è la condizione di chi, proprio nel pieno dell’età adulta, si ritrova in una condizione di smarrimento perché ha perso la via del bene, senza quasi rendersi conto di quando e perché sia avvenuto tale mutamento.
Dopo una notte angosciosa trascorsa nella selva, l’immagine di un colle inondato dai raggi del sole, (simbolo di Dio, della Grazia divina, e quindi della speranza e della possibilità di redenzione) gli ridà un po’ di coraggio e si acquieta un poco la paura, che a lungo si era insinuata nella profondità del suo cuore e ha così inizio l’ascesa di Dante.
L’incontro con le fiere
Ma ecco all’improvviso comparire una lonza (simbolo della lussuria) che gli impedisce il cammino. Il poeta, che sta per tornare sui suoi passi, si sente tuttavia confortato dalle circostanze temporali particolarmente favorevoli (è l’alba ed è primavera, una stagione associata alla rinascita e quindi alla speranza di superare il peccato). Ma prima un leone (simbolo della superbia) affamato, e poi una lupa (simbolo dell’avarizia e della cupidigia) lo inducono a tornare nella selva oscura, simbolo del peccato e della disperazione.
L’intervento di Virgilio
Sulla strada del ritorno, Dante incontra però Virgilio, grande poeta dell’antichità e suo modello letterario. Virgilio, simbolo della ragione, che sola può condurre l’anima alla salvezza, gli rivela come sia necessario, per raggiungere il colle, seguire un altro itinerario, perché quella lupa spaventosa uccide ogni persona che si ponga sul suo cammino, e continuerà a uccidere fino a quando non giungerà il “veltro” – un misterioso personaggio che giungerà per redimere il genere umano e ricondurlo verso i valori eterni del bene e della giustizia sociale – che ricaccerà la lupa nell’inferno.
Quindi il poeta latino spiega a Dante che per la sua salvezza lo guiderà attraverso i regni dell’Inferno e del Purgatorio, poi sarà Beatrice, un’anima più degna di lui, a condurlo alla contemplazione della beatitudine del Paradiso. Solo attraversando i tre regni dell’oltretomba, Dante, e attraverso lui l’umanità tutta, potrà apprendere il bene e il male. Dante accetta e pieno di speranza inizia il suo straordinario viaggio di purificazione e di elevazione spirituale.

