Le Bucoliche di Virgilio, contenuto e spiegazione

Bucoliche di Virgilio, contenuto delle 10 ecloghe e spiegazione. Riassunto di Letteratura latina.

Virgilio sperimenta 3 generi poetici diversi:

  • bucolico;
  • georgico: tra il 37 e il 30 a.C. compone le Georgiche in 4 libri, poema della celebrazione della natura e del lavoro;
  • epico: tra il 29 e il 19 a.C. compone l’Eneide in 12 libri, poema della celebrazione della gens Iulia da cui discende Augusto e del suo principato.

Le Bucoliche furono composte e pubblicate negli anni 42-39 a.C. in un momento storico drammatico contrassegnato dalla guerra civile e dalle sue tragiche conseguenze (per un approfondimento leggi Guerra civile del 44-31 a.C. Ottaviano contro Antonio).

Nel 42 a.C. in seguito alla battaglia di Filippi, molte terre furono espropriate per distribuirle ai veterani. Lo stesso Virgilio fu espropriato del podere, anche se poi riuscì a entrarne in possesso (forse per intercessione dello stesso Ottaviano), per perderlo in seguito definitivamente.

Il genere della poesia bucolica fu inaugurato in età ellenistica dal poeta greco Teocrito (III secolo a.C.) autore di una raccolta di carmi, gli Idilli, tra i quali figuravano numerosi componimenti ambientati nelle campagne d’Arcadia (paesaggio emblematico della poesia pastorale, dell’amore, della pace).

Le Bucoliche (il cui titolo latino è Bucolica) o Ecloghe (dal greco eklogé, “componimento scelto”) sono dieci carmi di argomento agricolo e pastorale che si possono leggere singolarmente ma anche come unità complessiva, secondo la struttura interna stabilita dal poeta (diversa dall’ordine cronologico di composizione delle singole ecloghe).

Le coppie sono:

  • I-IX (tema autobiografico delle espropriazioni);
  • II-VIII (racconti di lamenti amorosi);
  • III-VII (dialoghi e gare poetiche fra due pastori);
  • IV-VI (il poeta parla in prima persona e trascende il genere bucolico: la IV ecloga è una profezia, la VI una sorta di «epillio», cioè un breve componimento a carattere epico);
  • l’ecloga centrale (la V) è isolata e canta il mito di morte e resurrezione di Dafni (in cui forse è da vedere Cesare).

Il contenuto delle Bucoliche

Riassumiamo brevemente il contenuto delle singole ecloghe.

Ecloga prima: dialogo fra i pastori Titiro e Melibeo. Titiro (si è sempre ritenuto simboleggi Virgilio) è riuscito a conservare il podere dalle espropriazioni; Melibeo, invece, è stato espropriato, costretto a partire dalla sua terra e ad andare lontano.

Ecloga seconda: monologo del pastore Coridone. Egli si strugge d’amore per Alessi, un giovane servo che non ricambia il suo affetto.

Ecloga terza: strutturata nella forma dialogata del canto amebeo (a botta e risposta) tra i pastori Menalca e Dameta. I due pastori gareggiano nel canto; i temi della contesa sono soprattutto il talento musicale e poetico. Vengono lodati in particolare Orfeo, Asinio Pollione e Apollo. Giudice unico è Palemone che alla fine riconoscerà ambedue vincitori.

Ecloga quarta: l’età dell’oro. Celebrazione della nascita di un fanciullo (verosimilmente il figlio di Asinio Pollione, amico e protetore del poeta). Virgilio gli augura di essere l’iniziatore di una nuova età dell’oro dopo il periodo tragico delle guerre civili.

Ecloga quinta: dialogo fra i pastori Mopso e Menalca. I due si confrontano in un canto amebeo (a botta e risposta) che ha per argomento la morte del pastore-poeta Dafni (personaggio di Teocrito): al lamento-elogio funebre di Mopso segue l’inno di Menalca per l’apoteosi di Dafni (da identificare forse con Cesare).

Ecloga sesta: il satiro Sileno. Titiro (Virgilio) si giustifica con Varo per aver preferito la poesia pastorale a quella epica. Quindi introduce il satiro Sileno che, ebbro, intona una sorta di epillio (breve componimento a carattere epico) alessandrino, spaziando dall’argomento fisico e cosmogonico a quello mitologico, e menzionando fra l’altro il poeta Cornelio Gallo.

Ecloga settima: Coridone e Tirsi. Il pastore Melibeo introduce e racconta la gara poetica (canto amebeo) fra Coridone e Tirsi, pastori arcadi, su temi bucolici tradizionali: l’amore, la poesia, il paesaggio.

Ecloga ottava: dedicata ad Asinio Pollione, è il racconto di due pastori Damone e Alfesibeo. Damone narra una storia di amore e di morte; Alfesibeo una storia di incantesimi cui una donna fa ricorso per riconquistare il suo amante.

Ecloga nona: Meri e Licida. Meri, servo di Menalca (si ritiene simboleggi Virgilio), incontra il suo amico Licida e gli parla dell’angoscia del suo padrone che è stato espropriato dal podere. L’ecloga nona si ricollega alla prima, ma presenta un rovesciamento di posizioni: ora Menalca-Virgilio, a differenza di Titiro-Virgilio della prima ecloga, si lamenta per aver perduto i suoi beni.

Ecloga decima: Virgilio conforta il poeta Cornelio Gallo. Il poeta cerca di confortare il suo amico Cornelio Gallo, poeta elegiaco, protagonista dell’amore infelice per Licoride, andata lontano al seguito di un soldato.

Le Bucoliche: lingua e stile

Nelle Bucoliche Virgilio predilige un linguaggio semplice ma elegante nello stesso tempo; evita i termini ricercati. La costruzione sintattica procede con periodi brevi e paratattici: complessivamente ottiene un effetto di coerenza e di unità stilistica.