La guerra civile del 44-31 a.C. Ottaviano contro Antonio
La guerra civile del 44-31 a.C. Ottaviano contro Antonio

Nella Storia di Roma antica, la guerra civile del 44-31 a.C. è anche nota come terza guerra civile romana o guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio.

Alle Idi di Marzo, Cesare morì.
Il console Marco Antonio (83 a.C.-30 a.C.), luogotenente di Cesare in Gallia, cercò di ricoprire il ruolo di erede politico. Trovò subito un pericoloso concorrente nel diciannovenne Ottaviano, nipote di Cesare, che questi aveva adottato come figlio nel 45 a.C., designandolo erede della sua immensa ricchezza.

Mentre Cesare cadeva sotto i colpi dei congiurati, Ottaviano si trovava in Macedonia dove attendeva il padre adottivo per partecipare alla campagna contro i Parti. Alla notizia della congiura si precipitò a Roma per far valere i propri diritti di erede e reclamare il patrimonio che il dittatore gli aveva lasciato.

Marco Antonio lo trattò con una sufficienza che sfiorò il disprezzo.

Ottaviano non si fece trascinare dal risentimento e agì con grande cautela. Sfruttò abilmente il ricordo di Cesare per legare alla propria persona i veterani del condottiero scomparso, timorosi di non ottenere le terre che erano state loro assegnate. Inoltre, screditava di fronte a questi soldati e al popolo di Roma la figura di Marco Antonio, rimproverandogli il comportamento conciliante adottato nei confronti degli assassini di Cesare e dei loro amici. Parallelamente manteneva contatti con Cicerone. Questi, infatti, ritenendo il figlio di Cesare meno pericoloso dei cesariani, non gli faceva mancare il suo appoggio. Così il prestigio e la forza di Ottaviano crebbero di giorno in giorno.

Il contrasto portò allo scontro armato. Marco Antonio fu sconfitto nella battaglia di Modena (43 a.C.) e dovette accordarsi con Ottaviano e Lepido (altro fedele ufficiale di Cesare). L’accordo prese il nome di Secondo triumvirato.

Gli uccisori di Cesare e i loro complici furono dichiarati nemici pubblici e per colpirli furono pubblicate le liste di proscrizione, sull’esempio di quelle inventate da Silla. Fu un nuovo bagno di sangue: vennero eliminati 300 senatori e 2000 cavalieri. Le loro teste e le loro mani furono inchiodate sui Rostri nel foro (i rostri erano le tribune degli oratori, così chiamate perché erano ornate dai rostri sottratti alle navi nemiche. I rostri erano gli “speroni” che servivano a squarciare lo scafo delle navi avversarie). Per chi portava le teste era previsto un compenso in denaro, con l’aggiunta della libertà e della cittadinanza nel caso si trattasse di schiavi. La vittima più illustre fu Cicerone (per un approfondimento leggi La morte di Cicerone raccontata da Plutarco). Ciò accadde perché Cicerone aveva pronunciato in Senato contro Marco Antonio una serie di veementi orazioni – dette Filippiche per analogia con le Filippiche pronunciate da Demostene contro Filippo di Macedonia. Nelle sue Filippiche, Cicerone additava Marco Antonio come il più pericoloso nemico della Repubblica e come un avventuriero senza scrupoli.

Dopo la vittoria riportata insieme a Filippi (42 a.C.) sui cesaricidi Cassio Longino e Giunio Bruto, Marco Antonio e Ottaviano si spartirono i loro domini romani (Lepido, che era il meno autorevole dei tre fu ben presto emarginato e gli venne lasciata unicamente la carica di pontefice massimo). Marco Antonio si attribuì l’Oriente e Ottaviano l’Occidente.

Marco Antonio era convinto che quella spartizione lo avrebbe favorito: in Oriente avrebbe trovato risorse inesauribili e soldati in quantità, mentre in Italia Ottaviano avrebbe dovuto affrontare un logorante confronto con il Senato.

La situazione invece favorì il più lungimirante Ottaviano. Rimasto a Roma egli ebbe buon gioco nell’attenuare la diffidenza del Senato e nel guadagnarsi i favori dell’opinione pubblica: si atteggiò a unico difensore del Senato e del popolo romano contro un nemico (Marco Antonio) che si era ormai trasformato in un desposta orientale, pronto a trasformare Roma in una monarchia ellenistica.

Marco Antonio, dal canto suo, faceva di tutto per confermare queste dicerie: si era stabilito presso la corte di Cleopatra, alla quale si era legato sentimentalmente, ripudiando Ottavia, sorella di Ottaviano, e agiva da vero e proprio monarca, cedendo tra l’altro alla regina pezzi di territorio romano.

Nel 32 a.C. il Senato dichiarò guerra a Cleopatra e affidò il comando della spedizione a Ottaviano, eletto console. Le sorti del conflitto si giocarono in una sola battaglia: la battaglia di Azio, sulle coste occidentali della Grecia, nel settembre del 31 a.C. (per un approfondimento leggi La battaglia di Azio).

La flotta di Marco Antonio venne completamente sconfitta. Marco Antonio e Cleopatra fuggirono ad Alessandria. I due si uccisero alcuni mesi dopo, quando seppero dell’arrivo delle truppe di Ottaviano (per un approfondimento leggi Cleopatra, ultima regina dei Tolomei).

L’Egitto divenne una provincia romana. Ottaviano rientrò a Roma nel 29 a.C. Il suo Trionfo durò tre giorni, mentre per Marco Antonio il Senato stabilì la damnatio memoriae (fu il primo romano a essere colpito da tale provvedimento).

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