Dante e Beatrice s’incontrano per la prima volta nel 1274 all’eta di nove anni (così Dante racconta nella Vita Nuova). Dante, nonostante sia ancora un bambino, prova un’emozione fortissima. Nove anni dopo il primo incontro con Beatrice, nel 1283 ha luogo il secondo incontro: è il momento del fatale innamoramento e Beatrice diventa il punto di riferimento sentimentale di tutta la sua vita poetica.

Dante compose per Beatrice liriche di amor cortese; molte di queste, alternate alla prosa, (ricordiamo tra esse il famosissimo Tanto gentile e tanto onesta pare) saranno inserite nella Vita Nuova, scritta tra il 1292 e il 1293. Nei 47 capitoli dell’opera, Dante narra del suo amore per Beatrice, a partire dal primo incontro fino alla prematura morte di lei.

Due anni dopo, nel 1285, Dante deve però sposare Gemma Donati, perché questa è la volontà di suo padre, e da Gemma avrà diversi figli. Inizia intanto a prendere parte alla vita pubblica di Firenze, anche come soldato: partecipa alla battaglia di Campaldino (1289) contro gli aretini e all’assedio di Caprona contro i pisani.

Nel 1290, all’età di 24 anni, muore improvvisamente Beatrice, che nel frattempo si era sposata con tale Simone de’ Bardi. L’evento aprì un periodo di disordine e di crisi spirituale, che coincise con la dedizione appassionata di Dante agli studi filosofici e con la ricerca di consolazione in altre donne.

Beatrice guida di Dante nella Divina Commedia

Nella Divina Commedia, Beatrice, al di là della sua identità storica, diventa simbolo della Teologia, tramite sublime tra l’uomo e la divinità e quindi strumento unico di salvezza: così si realizza in pieno la centralità della sua figura nell’evoluzione poetica, intellettuale e morale di Dante.

Beatrice viene nominata da Virgilio per la prima volta nel canto II dell’Inferno: è infatti una delle «tre donne benedette» (Beatrice stessa, santa Lucia e la Vergine Maria) mosse in soccorso di Dante.

L’incontro tra Dante e Beatrice avviene però solo nel canto XXX del Purgatorio, nel Paradiso terrestre. Indossa un velo bianco, sopra cui c’è una ghirlanda d’ulivo, un abito rosso e un mantello verde, colori che simboleggiano le tre virtù teologali (il bianco è la Fede, il verde è la Speranza, il rosso è la Carità). La ghirlanda d’ulivo, essendo una pianta cara alla dea Minerva (dea romana della guerra e della saggezza), può essere interpretato come il simbolo della sapienza.

Beatrice rimprovera Dante, gli ricorda che lei in vita era riuscita a indirizzarlo al bene ma che, dopo la sua morte, lui si era rivolto ad altri amori e ad altri interessi, abbandonando la retta via. A fatica, pieno di vergogna, il poeta riesce ad alzare lo sguardo verso di lei e, per la commozione, sviene.

Da questo momento Beatrice guiderà il poeta nell’ascesa attraverso i nove cieli del Paradiso fino all’Empireo, per poi riprendere il suo posto nella Candida Rosa (Paradiso canto XXXI).

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