Lucio Sergio Catilina nato a Roma nel 108 a.C. apparteneva a una famiglia romana nobile ma decaduta (quella dei Sergii). Le fonti antiche, che gli sono generalmente ostili, lo presentano come un uomo scellerato e corrotto.
Gli inizi in politica di Catilina
Nei primi anni della sua carriera politica si schierò dalla parte di Lucio Cornelio Silla; contribuì quindi attivamente all’eliminazione degli avversari politici del dittatore inseriti nelle liste di proscrizione, arricchendosi con i beni confiscati ai proscritti e guadagandosi la fama di sanguinario per l’impegno nell’eliminazione dei proscritti.
Seguì poi il cursus honorum: nel 78 a.C. fu eletto questore; nel 70 a.C. edile; pretore nel 68 a.C. L’anno successivo fu inviato come propretore in Africa e nel 66 fu accusato di concussione relativa al suo operato in Africa.
Catilina e Cicerone
Nel 65 a.C. Catilina fu assolto dall’accusa di concussione e nel 64 a.C. potè presentare la candidatura al consolato per l’anno successivo. Tra gli avversari aveva Marco Tullio Cicerone e Gaio Antonio Ibrida.
Cicerone riuscì abilmente a sfruttare i timori della nobilitas senatoria e dei cavalieri, spaventati dal potere che avrebbero avuto i populares con la vittoria di Catilina, sostenuto tra l’altro da Cesare e Crasso, due personalità politiche ben più pericolose agli occhi degli ottimati. Così alle elezioni Cicerone risultò il primo degli eletti, con molti più voti rispetto al secondo, che fu Antonio.
Catilina, da parte sua, tentò di nuovo di ottenere il potere per vie legali. Si ripresentò infatti alle elezioni consolari del 63 a.C. con un programma che spaventava enormemente i conservatori e le classi abbienti. Proponeva infatti: la cancellazione dei debiti in Italia; la fine del monopolio delle magistrature da parte degli optimates; una più equa distribuzione delle ricchezze con misure a favore dei nullatenenti.
Cicerone, sempre più dalla parte della nobilitas, cercò di impedire in ogni modo il successo elettorale di Catilina. Con grande abilità, nell’intento di screditare l’avversario e provocare la reazione degli ottimati, Cicerone alimentò le voci allarmistiche a proposito della presunta minaccia fatta da Catilina di ricorrere alla forza nel caso non fosse stato eletto.
Il giorno delle elezioni Cicerone, per dare credito a tali dicerie, si presentò nel Campo Marzio, dove si svolgevano le operazioni di voto, munito di una corazza sotto la toga e protetto da un presidio di cavalieri armati. Si trattò di un’abile mossa propagandistica che non passò inosservata e certamente indusse molti cittadini a non votare per un possibile cospiratore.
La congiura di Catilina del 63 a.C.
Catilina non fu eletto; di qui la decisione di ottenere con le armi il potere che non aveva raggiunto con le vie legali. Ordì una congiura (la famosa “congiura di Catilina”), cioè un accordo stretto in segreto fra alcune persone (aristocratici indebitati, proprietari terrieri falliti, plebei e veterani) per rovesciare il governo di Roma e prendere il potere. L’accordo segreto prevedeva l’uccisione di uomini politici di spicco, tra cui Cicerone, e l’incendio della città di Roma.
La scoperta e la fine
In seguito a una delazione, Cicerone ebbe modo di conoscere con precisione i piani di Catilina e dei suoi seguaci. Fulvia, l’amante di uno dei congiurati, Quinto Curio, gli riferì infatti i dettagli della cospirazione e delle attività dei congiurati.
Cicerone rivelò la congiura di Catilina in Senato nella sua celebre prima Catilinaria, costringendo Catilina a fuggire in Etruria, per organizzare le sue truppe. I congiurati rimasti a Roma furono arrestati e giustiziati senza processo; il senato inoltre negò ai congiurati il diritto, riconosciuto dalle leggi di Roma, di appellarsi al popolo contro la sentenza di morte. Due eserciti furono mandati in Etruria. La congiura si concluse con la morte di Catilina e dei suoi seguaci nella battaglia di Pistoia nel 62 a.C.
La congiura di Catilina del 63 a.C. è tra gli eventi ben noti della storia romana grazie soprattutto alle Catilinarie, le quattro orazioni pronunciate da Cicerone, e al De Catilinae coniuratione di Sallustio.

