libertà di stampa
Incisione (Bibliothèque Nationale, Parigi) con scena di entusiasmo popolare durante la Rivoluzione francese per il riconoscimento della libertà di stampa

Direttamente connessa con le libertà di pensiero e di parola, la libertà di stampa rientra a pieno titolo tra i caratteri distintivi dei moderni Stati democratici, nei quali apposite leggi e istituzioni tutelano la manifestazione del pensiero e il diritto di tutti i cittadini all’informazione.
In Italia il diritto alla libertà di stampa è contemplato dall’articolo 21 della Costituzione, che, al comma 1, dispone: «Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Limitazione della libertà di stampa

Di limitazioni della libertà di stampa si può cominciare a parlare già nella prima età moderna, quando si assistette, a seguito dell’invenzione di Gutenberg, a un aumento eccezionale delle pubblicazioni e ad una circolazione senza precedenti di opere scritte. Contemporaneamente si ricorse a strumenti specifici per controllare tale fenomeno: nel 1501, con l’emanazione di una bolla, papa Alessandro VI (1431-1503) introdusse la censura preventiva, ossia il divieto di stampare senza l’opportuna autorizzazione delle autorità religiose, provvedimento completato nel 1564 con l’istituzione dell’Indice dei Libri Proibiti (un elenco delle opere che non potevano essere lette dai cattolici clicca qui).

In Inghilterra la censura preventiva fu istituita nel 1531 per volontà del re Enrico VIII (1491-1547). Contro questa pratica si schierò lo scrittore inglese John Milton, che nel 1644 pubblicò una delle prime opere in difesa della libertà di stampa, l’Aeropagitica. Discorso per la libertà di stampa. Ma, solo con la Gloriosa rivoluzione del 1688, in Gran Bretagna si aprirono nuovi spazi per la libera espressione del pensiero.

Di fatto, nell’età degi assolutismi la libertà di stampa, nel resto d’Europa, era ancora sconosciuta o fortemente limitata. I periodici esistenti (il primo quotidiano della storia viene pubblicato a Lipsia nel 1660) finivano per essere semplici strumenti nelle mani dei principi intenzionati a promuovere la propria immagine. Cronaca e politica erano del tutto assenti dalle pagine delle riviste, gli argomenti trattati erano di carattere culturale ed erano rivolti a un pubblico molto ristretto e colto.

Affermazione della libertà di stampa

La vera svolta nel mondo dell’informazione si ebbe solo con la Rivoluzione francese, quando il diritto di stampa, per la prima volta nella storia, fu riconosciuto dall’articolo 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789). L’impatto della fine della censura in Francia fu dirompente: in dieci anni nacquero a Parigi circa 2000 nuove testate. Due anni più tardi, nel 1791, lo stesso spirito rivivrà nel primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: «Il Congresso non legifererà per […] limitare la libertà di parola o di stampa, o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea».

In Italia, la libertà di stampa fu riconosciuta nell’articolo 28 dello Statuto albertino (la Costituzione del Regno di Sardegna promulgata nel 1848 clicca qui): «La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi».

Le lotte per l’affermazione di una piena libertà di stampa continuarono per tutto il XIX secolo: cresceva intanto il numero dei quotidiani e dei lettori, argomenti di tutti i generi trovavano ormai posto nella vasta letteratura a disposizione del pubblico.

Questo percorso, spesso segnato da contrasti e limitazioni, si interruppe nel XX secolo con l’avvento dei regimi autoritari e totalitari. Il rapporto tra stampa, informazione e totalitarismi è sempre stato ambiguo: se la stampa rappresentava un utile strumento per conquistare le masse, nello stesso tempo poteva essere fonte di critiche al regime e andava quindi controllata e manovrata. I governi totalitari si distinsero quindi per la forte censura che esercitarono sulla stampa. Mussolini mise fuori legge i giornali di opposizione e «fascistizzò» (per usare la terminologia dell’epoca) le principali testate come il «Corriere della Sera» e «La Stampa». Nel 1933 per ordine di Hitler le università tedesche organizzarono roghi dei libri «culturalmente distruttivi»; anche in Unione Sovietica fu istituita una censura ferrea.

Al termine della Seconda guerra mondiale la libertà di stampa fu solennemente riconosciuta dall’Onu nell’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948): «Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto include la libertà di sostenere opinioni senza condizionamenti e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo ai confini».

Oggi il principio della libertà di stampa è ampiamente affermato, ed è stato ribadito nel 1975 anche dalla Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa e nel 2000 dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ma resta ancora inapplicato in molti paesi retti da regimi autoritari. Inoltre, la questione della censura si ripropone talvolta anche nelle democrazie contemporanee.