nazioni unite
Bandiera delle Nazioni Unite

Nazioni Unite: nascita e obiettivi

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) è la maggiore e più importante organizzazione intergovernativa del mondo. Ha quattro sedi principali nel mondo: New York (il quartiere generale), Ginevra, Nairobi e Vienna.
Ne fanno parte 192 Paesi ovvero tutti i Paesi riconosciuti come indipendenti a eccezione dello Stato del Vaticano, che non fa parte dell’ONU ma vi partecipa in qualità di osservatore permanente.

Il 26 giugno 1945 Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Unione Sovietica e Francia, vincitori della Seconda guerra mondiale, insieme ad altre 45 nazioni, hanno sottoscritto lo Statuto delle Nazioni Unite, che ne sanciva la nascita al posto della disciolta Società delle Nazioni. Lo Statuto è entrato in vigore il 24 ottobre dello stesso anno. La data del 24 ottobre è stata poi scelta come Giornata delle Nazioni Unite.

Gli obiettivi principali dell’Onu:

  • mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
  • garantire il diritto di ogni popolo all’autodeterminazione (cioè il diritto di decidere il proprio futuro senza subire pressioni o condizionamenti esterni);
  • promuovere la cooperazione politica, economica, sociale e culturale tra i paesi membri;
  • promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzioni di razza, sesso, lingua, religione. E in questo delicatissimo ambito di attività la Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dall’Assemblea generale il 10 dicembre 1948, rappresenta la pietra miliare delle Nazioni Unite.

Nazioni Unite: gli organi principali

  • Assemblea generale: con sede a New York, è costituita dai rappresentanti di tutti gli Stati membri, ognuno dei quali dispone di un voto. L’Assemblea non ha il potere di imporre decisioni agli Stati, ma solo di esprimere pareri e raccomandazioni. Il potere decisionale spetta, invece, al Consiglio di sicurezza.
  • Consiglio di sicurezza: con sede a New York, è l’organo esecutivo dell’ONU e quello dotato di maggior potere. Si compone di 15 Stati membri: 5 sono permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia), 10 sono eletti dall’Assemblea ogni due anni. Nessuna decisione può essere presa senza il consenso di tutti i membri permanenti, che godono quindi del diritto di veto, cioè il diritto di bloccare con il loro voto contrario ogni decisione del Consiglio.
  • Corte internazionale di giustizia: con sede a L’Aia (Paesi Bassi), è incaricata di risolvere le controversie giuridiche sottoposte alla sua attenzione dagli Stati membri. È formata da 15 giudici di diversa nazionalità, eletti dall’Assemblea generale, e durano in carica 9 anni.
  • il Segretariato generale: con sede a New York, ha come capo il Segretario generale. Questi è il più alto funzionario delle Nazioni Unite; è nominato dall’Assemblea generale su “raccomandazione” del Consiglio di sicurezza; resta in carica per 5 anni e ha il compito di dare esecuzione agli indirizzi politici e ai programmi decisi dall’ONU; inoltre, può intervenire nelle questioni internazionali più delicate e più gravi.

L’azione dell’ONU è coadiuvata e integrata da quella di numerose istituzioni a essa collegate, come l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il Fondo monetario internazionale (FMI) e altre.

Nazioni Unite: Principio di non ingerenza

L’ONU dunque si avvale di regole, organi e programmi appositi atti a realizzare il proprio obiettivo primario: la pace e la cooperazione fra tutti i componenti della Comunità internazionale. Eppure, dalla sua nascita ad oggi, questa istituzione non è riuscita a impedire che decine di conflitti si scatenassero in varie regioni del pianeta.

Oggi nel mondo sono in corso decine di guerre: stabilire il numero esatto è difficile, perché molte sono “guerre dimenticate”. Perché l’ONU non riesce a intervenire in tali conflitti? La sua azione è limitata da un principio di diritto internazionale, il cosiddetto Principio di non ingerenza negli affari interni di uno Stato.

Sempre più spesso da più parti s’invoca, invece, il dovere di ingerenza delle Nazioni Unite là dove la pace è minacciata o violata. Ciò non significa che l’ONU debba ricorrere alle armi per ripristinare il rispetto dei diritti umani: deve, piuttosto, adoperarsi in tutti i modi per cercare soluzioni pacifiche ai conflitti fin dal loro insorgere.
In pratica bisognerebbe fare in modo che si affermi un nuovo sistema di relazioni internazionali, in cui il principio della sovranità del singolo Stato sia compatibile con la difesa delle libertà fondamentali degli uomini e delle donne. L’Unione Europea è, al riguardo, un buon esempio: i Paesi che ne fanno parte hanno accettato di condividere regole e obblighi, cedendo un pezzo della propria sovranità alle istituzioni comunitarie. Basti ricordare, a tal proposito, che alcune norme emanate dalle istituzioni europee prevalgono su quelle interne degli Stati.

Già da diverso tempo è in corso un dibattito sulla riforma dell’ONU e sull’eccessivo peso che al suo interno hanno gli interessi del mondo occidentale, in particolare degli USA, rimasti, dopo il dissolvimento dell’URSS, l’unica superpotenza sullo scenario internazionale. Gli Stati Uniti, infatti, più volte hanno utilizzato il loro diritto di veto in seno al Consiglio di sicurezza a proprio ed esclusivo vantaggio. Bisognerebbe invece ripartire in maniera più equa la rappresentanza degli Stati all’interno del Consiglio stesso, così da dare un carattere maggiormente democratico a un’organizzazione il cui ruolo nel panorama mondiale è di straordinaria importanza.