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Libertà di pensiero e libertà di parola

Libertà di pensiero e libertà di parola: definizione

La libertà di pensiero è il diritto a coltivare e a sviluppare il proprio modo di pensare, non condizionato e non soggiogato dalla volontà di chi detiene il potere. Alla libertà di pensiero si accompagna la libertà di parola, che garantisce l’espressione di ciò che si pensa e l’ascolto di ciò che pensano gli altri.

Libertà di pensiero e libertà di parola nel mondo greco

Nelle poleis greche la libertà di pensiero e la libertà di parola erano indicate dal termine parresìa. In Grecia poter dire ciò che si pensava era un diritto dell’uomo libero e cioè del cittadino. Questo diritto non era quindi previsto per gli stranieri né tanto meno per gli schiavi.

La parresìa era ciò che distingueva la polis dagli altri regimi; era un diritto ma anche una specie di dovere che tutelava la natura democratica della polis stessa. Tutti i cittadini avevano la libertà di dire quello che pensavano; in un certo senso, erano tenuti a farlo perché se c’era parresìa c’era democrazia; se c’era democrazia allora c’era la libertà di discussione e di critica delle cose mal funzionanti all’interno della città. Era cioè una garanzia che proteggeva il sistema da degenerazioni tiranniche e dispotiche.

Dei limiti però dovevano pur esserci, poiché l’uso sconsiderato del diritto di parola poteva danneggiare lo stesso sistema democratico che l’aveva prodotto. In questi casi chi era accusato di sovvertire  la democrazia era ridotto al silenzio attraverso l’ostracismo o l’esilio. Sorte peggiore toccò al filosofo Socrate, che con schietta parresìa animava ad Atene i dibattiti su verità e giustizia. Fu accusato di non riconoscere come dèi quelli tradizionali della città, di introdurre divinità nuove, di corrompere i giovani con il suo insegnamento. Durante il processo intentatogli, dichiarò la sua innocenza in maniera così audace da irritare i giudici al punto di condannarlo a morte.

Libertà di pensiero e libertà di parola nel mondo contemporaneo

Ancora oggi in varie parti del mondo la libertà di pensiero e la libertà di parola – diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomonon sono garantiti; nei regimi autoritari essi sono puntualmente calpestati. Il perché è facilmente intuibile: parlare vuol dire anche criticare, denunciare e opporsi, tutte cose che i regimi dittatoriali, militari o fortemente autoritari devono assolutamente reprimere per rimanere al potere.

In Corea del Nord, in Myanmar (Birmania), in Turkmenistan, in Eritrea, in Cina, in Vietnam, in Nepal, in Arabia Saudita, in Iran e a Cuba, per fare alcuni esempi, la libera espressione del proprio dissenso provoca la reazione violenta e intimidatoria dell’autorità governativa, che arresta e mette a tacere i presunti sovversivi.

A differenza del passato, però, queste pesanti violazioni della libertà di pensiero e della libertà di parola sono spesso oggi di dominio pubblico; sempre più difficilmente chi le compie passa inosservato davanti alla comunità mondiale.

Internet ha in questo senso squarciato un velo sulle reali condizioni di alcuni paesi, riversando in rete immagini, opinioni e pensieri di contestatori politici o semplici cittadini. Non è un caso, perciò, se nei momenti di maggiore crisi le autorità provvedano in tutta fretta a oscurare blog, social-network, siti e motori di ricerca.

Il Parlamento dell’Unione europea ha per questo approvato, nel 2009, la relazione sul Rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet, dichiarando che Internet «dà significato alla definizione di libertà di espressione» sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e «può rappresentare una straordinaria opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva», poiché «in una società democratica i cittadini hanno il diritto di osservare e giudicare quotidianamente le azioni e le convinzioni dei propri governi».

Oltre alle dichiarazioni sovranazionali, il diritto alla libertà di pensiero e di parola è tutelato anche dalla Costituzione Italiana. L’articolo 21 stabilisce infatti che tutti, cittadini e stranieri, «hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure» (per un approfondimento leggi Libertà di stampa nella storia clicca qui).

Negli Stati liberali e democratici le limitazioni a queste libertà riguardano solo le espressioni che pregiudicano l’ordine pubblico e i valori costituzionali, che incitano alla violenza, all’odio razziale o religioso, che offendono la morale pubblica.

 

 

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