Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica

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Indice dei Libri Proibiti, una edizione del 1564.
Indice dei libri proibiti, una edizione del 1564.

Indice dei libri proibiti, un elenco ufficiale delle pubblicazioni ritenute contrarie ai rigidi principi della dottrina e della morale cattolica, ovvero di opere ritenute «scandalose, pericolose o eretiche».
L’Indice dei libri proibiti fu pubblicato per la prima volta nel 1558 per decreto del pontefice Paolo IV dal tribunale ecclesiastico del Sant’Uffizio.

Linvenzione della stampa a caratteri a mobili nel 1438 a opera del tedesco di Magonza Johann Gutenberg da una parte determinò un continuo aumento del numero e della varietà di volumi in circolazione e il progressivo abbassamento dei prezzi, dall’altro il graduale innalzamento del livello di istruzione della popolazione. Tale processo fu agevolato anche dalla stampa di testi non più solo in latino, lingua conosciuta e compresa da pochissimi, ma anche in volgare, cosa che rese la cultura fruibile a un numero molto più elevato di persone. Però la diffusione della cultura, e quindi della capacità critica, preoccupò le autorità, inducendole a operare il controllo.

Nel periodo della Riforma protestante, la diffusione dei testi in volgare garantiva l’aumento del numero dei fedeli che potevano apprendere i contenuti della nuova dottrina. Per contrastare questo fenomeno le autorità cattoliche reagirono con la censura, che consisteva nel controllo sistematico dei libri che ai fedeli era permesso leggere e possedere.

A partire dal papato di Paolo IV (1476-1559) l’attenzione delle autorità ecclesiastiche si rivolse principalmente ai testi di contenuto religioso o dottrinale. Una volta individuate le opere sgradite o ritenute pericolose si procedeva al loro inserimento nell’Index librorum prohibitorum, l’Indice dei libri proibiti, che compare ufficialmente nel 1558 e che verrà aggiornato continuamente fino alla sua abolizione, il 4 febbraio del 1966.

La libera circolazione era garantita solo ai testi che avevano ricevuto l’imprimatur, ovvero l’autorizzazione ecclesiastica alla stampa, dopo aver superato un minuzioso controllo da parte del Santo Uffizio (l’attuale Congregazione per la Dottrina della Fede) istituito da papa Paolo III nel 1542, lo stesso anno in cui indisse il Concilio di Trento.

Furono iscritti all’Indice dei libri proibiti opere religiose, tra cui alcune edizioni in volgare della Bibbia, testi di autori non cattolici, tutti i trattati di magia e di astrologia. Ricordiamo, poi, tra gli altri, personalità come Galileo Galilei che, oltre a veder proibiti i suoi rivoluzionari scritti di astronomia, fu imprigionato e costretto ad abiurare le sue teorie, o ancor più Giordano Bruno, che per le sue concezioni ritenute eretiche fu condannato e messo al rogo nell’anno 1600.

Tra gli autori e i titoli inseriti nell’Indice dei libri proibiti alcuni spiccano più di altri, come il De Monarchia di Dante Alighieri; il Decameron di Giovanni Boccaccio; Il Principe di NiccolòMachiavelli; e in epoche successive filosofi come Cartesio o Kant; gli Enciclopedisti; letterati come Giacomo Leopardi, fino a Gabriele D’Annunzio e Eugenio Montale nel Novecento.