Firma dei Patti Lateranensi
Firma dei Patti Lateransi

Patti Lateranensi vennero firmati nel Palazzo del Laterano l’11 febbraio 1929 tra il Segretario di Stato, cardinale Pietro Gasparri, per conto della Santa Sede, e Benito Mussolini, capo del fascismo, in qualità di Primo Ministro italiano.

Il rapporto tra Stato e Chiesa era precedentemente disciplinato dalla cosiddetta Legge delle Guarentigie (mai riconosciuta dai pontefici) approvata dal Parlamento italiano il 13 maggio 1871 dopo la presa di Roma.

Giunto al governo nel 1922, Benito Mussolini non nascose le sue intenzioni di avere nella Chiesa un’alleata e di accattivarsi il mondo cattolico e, pur di giungere all’accordo, egli rinunciò al carattere laico dello Stato, che era stato difeso strenuamente dai governi della Destra e della Sinistra storiche.

Fin dall’inizio la Santa Sede aveva espresso due richieste: un trattato che le riconoscesse ufficialmente una sovranità territoriale e un concordato che regolasse i rapporti tra Chiesa cattolica e Stato in Italia.

I Patti lateranensi si componevano dunque di tre distinti documenti:

  • un Trattato internazionale che, riconoscendo l’indipendenza della Città del Vaticano, poneva fine alla questione romana;
  • una Convenzione finanziaria, che risarciva il papato per i danni  causati dalla presa di Roma nel 1870 (750 milioni di lire, più un miliardo in titoli di Stato);
  • un Concordato che affermava essere la religione cattolica l’unica religione dello Stato italiano e stabiliva speciali prerogative per la Chiesa cattolica circa la legislazione matrimoniale (al matrimonio religioso venivano riconosciuti effetti civili e le cause di nullità ricadevano sotto i Tribunali ecclesiastici), quella educativa (l’insegnamento della dottrina cattolica, definita “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica”, diventava obbligatorio nelle scuole elementari e medie), giurisdizionale ed economica.

A seguito dei Patti Lateranensi la Chiesa Cattolica ha riconosciuto l’esistenza di uno Stato italiano e ha definitivamente accantonato ogni pretesa giuridica sul territorio di Roma.

Il raggiunto accordo tra Chiesa e Stato italiano fu accolto con favore dalla maggioranza dell’opinione pubblica. Il 13 febbraio 1929 Pio XI tenne un discorso a un’udienza concessa ai professori e studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che passò alla storia per un passaggio in cui Benito Mussolini è indicato come «L’uomo che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare». Fu però vivissima l’amarezza in alcuni gruppi di cattolici per l’avvicinamento della Santa Sede a un regime totalitario come quello fascista.

La conciliazione tra Chiesa e Stato fu accolta e confermata dalla Costituzione italiana che all’articolo 7 dichiara: «Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi».

Negli anni successivi il Concordato, in particolare, fu al centro di numerose discussioni perché la laicizzazione della società (evidente ad esempio nell’approvazione delle leggi sul divorzio e sull’aborto, in aperto contrasto con il magistero cattolico), il confronto con altre religioni e il riconoscimento della libertà di religione, insieme con le aperture portate dal Concilio Vaticano II, evidenziarono la necessità di rivedere alcune clausole concordatarie. Si giunse così alla sua revisione.

Il Concordato è stato revisionato il 18 febbraio 1984, con la stipula degli Accordi di Villa Madama firmati dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli: la nomina dei vescovi non richiede più l’approvazione del governo italiano; la religione cattolica non è più considerata religione di Stato; l’insegnamento dell’ora di religione è facoltativo; viene introdotto l’8 per mille a favore della Chiesa Cattolica.