I Patti Lateranensi furono firmati nel Palazzo del Laterano l’11 febbraio 1929 tra il Segretario di Stato, cardinale Pietro Gasparri, per conto della Santa Sede, e Benito Mussolini, capo del fascismo, in qualità di Primo Ministro italiano. Lo Stato italiano e lo Stato Vaticano si riconobbero a vicenda e il cattolicesimo venne dichiarato religione di Stato e divenne materia d’insegnamento nelle scuole. Fu così risolta la Questione romana, nata nel 1870 in seguito alla Breccia di Porta Pia.
I Patti Lateranensi si compongono di un Trattato, che istituì lo Stato sovrano della Città del Vaticano; una Convenzione finanziaria, che risarciva il Papato per la perdita dei proventi dell’antico Stato della Chiesa; e un Concordato, con cui lo Stato cessava di essere neutro in campo religioso e accettava di privilegiare una confessione sopra tutte le altre. Nel 1984, con l’Accordo di Villa Madama, il Concordato è stato aggiornato.
Le radici storiche dei Patti Lateranensi
Le radici dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929 sono da ricondurre alla cosiddetta Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870, allorché l’esercito del Regno d’Italia guidato dal generale Raffaele Cadorna entrò a Roma e pose fine allo Stato Pontificio e al millenario potere temporale dei papi, dando inizio alla Questione romana: la Chiesa considerava lo Stato italiano come un usurpatore che si era impossessato indebitamente di Roma e dello Stato Pontificio.
Lo Stato italiano regolò unilateralmente i rapporti con la Chiesa cattolica emanando il 13 maggio 1871 la Legge della guarentigie. Ma Pio IX la rifiutò, dichiarandosi prigioniero dello Stato italiano ed emanò il Non expedit, con cui vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica del Paese. Dopo Pio IX, per molti anni, anche i Papi che seguirono si rifiutarono di riconoscere la Legge delle guarentigie e i rapporti fra Stato italiano e Chiesa cattolica rimasero conflittuali… fino a che non giunse al governo Benito Mussolini.
I Patti Lateranensi
Il ruolo di Mussolini
Stato italiano e Chiesa cattolica si riconciliarono durante il regime fascista. Nel 1922, dopo la Marcia su Roma, giunse infatti al governo Benito Mussolini, che non nascose le sue intenzioni di avere nella Chiesa un’alleata e di accattivarsi il mondo cattolico, mentre la Chiesa cercava indipendenza e garanzie. Pur di giungere all’accordo, Mussolini rinunciò al carattere laico dello Stato, difeso strenuamente dai governi della Destra e della Sinistra storiche. Nel 1923 ordinò di reintrodurre i crocefissi negli ospedali e stanziò 3 milioni di lire per il restauro e la ricostruzione delle chiese danneggiate durante la guerra.
La firma
In tal modo andò costruendosi un clima di reciproca fiducia, che consentì la firma dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, presso il Palazzo del Laterano, a Roma, tra il capo del governo Benito Mussolini e il cardinale Pietro Gasparri. Si risolveva così la Questione romana, cioè i difficili rapporti tra Stato italiano e Santa Sede originati dalla Breccia di Porta Pia.
Tali Patti erano costituiti da tre documenti fondamentali:
- un Trattato, che riconobbe l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede, istituendo lo Stato della Città del Vaticano, e il cattolicesimo come unica religione di Stato, riaffermando in tal modo il confessionalismo e la sola tolleranza verso altri culti;
- una Convenzione finanziaria, che stabilì il risarcimento dovuto al pontefice per la perdita dello Stato Pontificio, riconosciuto pari a 750 milioni di lire, più un miliardo in titoli di Stato;
- un Concordato che regolò i rapporti tra Chiesa cattolica e Stato italiano. In particolare, tale Concordato (prima del 1984) prevedeva: obbligo dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali; effetti civili del matrimonio religioso (quest’ultimo regolato dal diritto canonico); onere finanziario per il mantenimento del clero da parte dello Stato; libertà di culto e di esercizio del ministero spirituale.
La reazione dell’opinione pubblica
La maggioranza dell’opinione pubblica accolse con favore il raggiunto accordo tra Chiesa e Stato italiano.
Il 13 febbraio 1929 Pio XI tenne un discorso a un’udienza concessa ai professori e studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che passò alla storia per un passaggio in cui Benito Mussolini è indicato come «L’uomo che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare». Fu però vivissima l’amarezza in alcuni gruppi di cattolici per l’avvicinamento della Santa Sede a un regime totalitario come quello fascista. Alcuni sacerdoti e vescovi si opposero al fascismo e perciò furono perseguitati. Alcuni, come don Luigi Sturzo, abbandonarono l’Italia.
I Patti Lateranensi e l’articolo 7 della Costituzione italiana
Dopo la Seconda guerra mondiale, in fase di redazione della nuova Costituzione italiana, nell’Assemblea costituente si accese una forte discussione riguardo se e come recepire questi accordi nella Costituzione stessa. Alla fine si giunse all’approvazione dell’articolo 7, che dichiara: «Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale».
Seguì l’approvazione dell’articolo 8, nel quale si riconosce la libertà per tutte le altre confessioni religiose davanti alla legge, le quali, tuttavia, sono ritenute non uguali, ma egualmente libere.
La revisione del 1984: Accordo di Villa Madama
Negli anni successivi, il Concordato fu al centro di numerose discussioni perché la laicizzazione della società (evidente ad esempio nell’approvazione delle leggi sul divorzio e sull’aborto, in aperto contrasto con il magistero cattolico), il confronto con altre religioni e il riconoscimento della libertà di religione, insieme con le aperture portate dal Concilio Vaticano II, evidenziarono la necessità di rivedere alcune clausole concordatarie. Si giunse così alla sua revisione, con la stipula, il 18 febbraio 1984, dell’Accordo di Villa Madama sottoscritto dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal cardinale e segretario di Stato Agostino Casaroli.
La revisione del Concordato del 1984 prevede:
- la nomina dei vescovi non richiede più l’approvazione del governo italiano;
- la religione cattolica non è più considerata religione di Stato (lo Stato italiano, pertanto, non è più confessionale);
- l’insegnamento dell’ora di religione cattolica è facoltativo;
- è introdotto l’8 per mille a favore della Chiesa Cattolica (lo Stato italiano ha dunque smesso di contribuire a una parte del reddito del clero);
- è stato stabilito il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio contratto secondo il diritto canonico.

