concilio vaticano II
Il Concilio Vaticano II in una seduta del 1962 all'interno della Basilica di San Pietro

Concilio Vaticano II: la storia e i contenuti

Il 25 gennaio 1959, papa Giovanni XXIII, nella Basilica di San Paolo, annunciò ai diciasette cardinali presenti la decisione di convocare un concilio ecumenico e di aggiornare il Codice di diritto canonico (per la riforma del Codice di diritto canonico fu istituita un’apposita commissione il 28 marzo 1963).

Perché la convocazione del Concilio Vaticano II?

Perché si avvertiva anche nella Chiesa l’esigenza e la necessità di procedere a un aggiornamento, in riferimento ai cambiamenti sociali e culturali che avevano investito tutta la società dopo la Seconda guerra mondiale.
Non tutti condividevano, però, questi cambiamenti; a tale proposito è significativo l’articolo uscito sull’Osservatore Romano il 18 maggio 1960, dal titolo Punti fermi, in cui si esprimeva un sostanziale dissenso. Ma il clima di cambiamento era di fatto irreversibile e il papa continuò per la sua via; ciò è confermato dalle lettere encicliche Mater et Magistra del maggio 1961 e Pacem in Terris dell’aprile 1963.

Nella prima, la Mater et Magistra, Giovanni XXIII si richiamava alla Rerum Novarum per rilanciare il filone sociale del pensiero cattolico, per condannare l’egoismo dei ceti privilegiati e dei paesi ricchi, per incoraggiare, pur nella persistente condanna delle ideologie e dei regimi socialisti, il riformismo politico ed economico.

La seconda enciclica, la Pacem in Terris, era invece dedicata soprattutto ai rapporti internazionali e conteneva, oltre a un appello al negoziato fra le potenze e alla cooperazione fra i popoli, e a una significativa apertura verso i paesi di nuova indipendenza, anche una proposta di dialogo con le religioni non cattoliche e con gli stessi non credenti.

Dopo tre anni di intensa preparazione, il Concilio si aprì in Vaticano l’11 ottobre 1962 e si concluse l’8 dicembre 1965. Due papi lo celebrarono: Giovanni XXIII, che lo convocò, e Paolo VI, suo successore, che lo portò a compimento. Si svolse in nove sessioni e in quattro periodi. Promulgò quattro costituzioni, tre dichiarazioni e nove decreti.

Al Concilio Vaticano II presero parte 2540 padri provenienti da tutti i Paesi e 93 osservatori appartenenti ad altre religioni e al mondo laico. All’ultima sessione furono anche ammesse alcune donne, sia laiche sia consacrate. L’importanza del Concilio Vaticano II, nella storia della Chiesa, è stata da alcuni paragonata a quella del Concilio di Trento.

Fin dall’inizio si costituì da una parte una minoranza conservatrice e dall’altra una maggioranza favorevole al rinnovamento. L’opposizione si raccolse nel Coetus internationalis patrum, che però non riuscì ad aggregare più del 10% (poco più di 200 padri).

La prima fase del Concilio Vaticano II

Il 22 ottobre 1962 si aprì la prima sessione conciliare con la discussione dello schema della liturgia (Sacrosanctum Concilium). I suoi orientamenti generali furono approvati il 14 novembre con 2162 voti contro 46.

Grave fu invece la discussione sullo schema De fontibus revelationis. Si fronteggiavano infatti due concezioni: la prima, rifacendosi alle tesi diffuse dopo il Concilio di Trento, sosteneva una chiara distinzione fra Scrittura e Tradizione; la seconda sosteneva che la Tradizione non costituiva una fonte diversa dalla Scrittura: la rivelazione è contenuta nella Bibbia e spiegata dalla Chiesa. Scrittura e Tradizione costituiscono un’unica fonte.

Dopo otto giorni di discussione, 1368 padri contro 822 si pronunciarono per una rielaborazione del testo.
Tra novembre e l’8 dicembre furono genericamente esaminati gli schemi sulle comunicazioni sociali (Inter Mirifica), sulle Chiese orientali (Orientalium Ecclesiarum) e lo schema sulla Chiesa, sul quale si riaccese la discussione.
Al termine della prima sessione fu deciso che gli schemi da settanta sarebbero stati ridotti a venti, in quanto molte questioni erano state rinviate alla Commissione per la riforma canonica; i restanti schemi sarebbero stati rielaborati dalle commissioni per adattarli allo spirito conciliare.
L’11 aprile 1963 veniva firmata la nuova enciclica Pacem in Terris: era la prima volta che un papa si rivolgeva a tutti gli uomini e non solo a vescovi e fedeli.

Le fasi successive del Concilio Vaticano II

L’elezione di Paolo VI – La sera del 3 giugno 1963 Giovanni XXIII morì. Il conclave si aprì il 19 giugno, e, dopo una rapida procedura, il 21 fu eletto il cardinale Montini, che assunse il nome di Paolo VI. Tre giorni dopo il nuovo pontefice espresse la sua volontà di continuare il Concilio.

Il secondo periodo – Il 29 settembre 1963 si aprì il secondo periodo del Concilio Vaticano II. Si passò alla fase costitutiva e si approvarono le norme sulla liturgia. Perfezionato lo schema Sacrosanctum Concilium in vari punti, fu votato a larga maggioranza: oltre 2150 voti favorevoli, una ventina i contrari.

Fra le altre cose fu approvata la celebrazione della Messa nella lingua corrente dei diversi Paesi, mentre fino a quel momento era avvenuta unicamente in latino. Venne inoltre approvato il decreto sui mezzi di comunicazione sociale, Inter Mirifica.

Centrale fu il dibattito sulla nuova redazione dello schema De Ecclesia, che sollevò appassionate discussioni su molti punti: l’integrazione in questo schema di quello sulla Vergine; la restaurazione del diaconato permanente, da taluni visto come una breccia aperta nel celibato sacerdotale; il carattere sacramentale della consacrazione episcopale.

Si esaminò poi lo schema sull’ecumenismo. Si imposero due tendenze: la prima volta ad accentuare gli elementi comuni; la seconda a ricordare le diversità esistenti. Notevole fu la discussione sul capitolo, scritto dal cardinal Bea, relativo agli ebrei; si voleva di fatto superare ogni forma di antisemitismo, ma la resistenza dell’episcopato arabo e filo-arabo fu notevole, e la questione rimase in sospeso.
Questa fase si chiuse il 4 dicembre 1963.

Il terzo periodo – Il terzo periodo del Concilio Vaticano II (dal 14 settembre al 21 novembre 1964) vide il susseguirsi di tentativi, da parte della minoranza, di impedire la vittoria della maggioranza. Anche se faticoso, il lavoro fu particolarmente fruttuoso, e permise di mettere a punto la Costituzione sulla Chiesa (Lumen Gentium), che fu approvata in seduta pubblica il 21 novembre all’unanimità (2151 voti favorevoli e cinque contrari), e sulla Rivelazione (Dei Verbum) e il decreto sull’ecumenismo (Unitatis Redintegratio). Assai tempestosa fu la discussione sul decreto sulle Chiese Orientali (Orientalium Ecclesiarum).

Il quarto periodo – Il quarto periodo, quello conclusivo (dal 13 settembre all’8 dicembre 1965), fu caratterizzato da un’autentica lotta contro il tempo; rimanevano inoltre sul campo alcuni temi nodali, come quello del famoso schema 13 sulle relazioni tra Chiesa e mondo contemporaneo.

La destra spagnola, il 17 ottobre 1965, con una lettera a Paolo VI chiese di non approvare il decreto sulla libertà religiosa, perché in evidente contrasto con i pontificati precedenti, ma la posizione della maggioranza trionfò il 7 dicembre 1965.

Il 28 dicembre fu approvato il documento sulle religioni non cristiane (Nostra Aetate), con uno speciale capitolo relativo agli ebrei.

Il 18 novembre, con solo sei voti contrari, venne approvata la costituzione sulla rivelazione Dei Verbum e il 7 dicembre, alla conclusione del Concilio, fu approvata la costituzione pastorale Gaudiem et Spes: frutto di numerose rielaborazioni, il documento chiude un’epoca nella quale la Chiesa pretendeva di possedere, lei sola, leggi valide in ogni campo.

Il 7 dicembre venne cancellata la scomunica tra Roma e Costantinopoli (che non ha posto però fine allo Scisma d’Oriente del 1054) e l’8 dicembre 1965 si chiuse il Concilio Vaticano II.