Con l’espressione Scisma d’Oriente o Grande Scisma s’intende il definitivo distacco della Chiesa d’Oriente (ortodossa) dalla Chiesa d’Occidente (cattolica) nel 1054, ossia quando il papa Leone IX, attraverso i suoi legati lanciò la scomunica al patriarca di Costantinopoli Michele I Cerulario, e quest’ultimo, a sua volta, rispose scomunicando il papa. Da allora le due Chiese restano separate dal punto di vista istituzionale e teologico, pur mantenendo un dialogo ecumenico.
Le cause dello Scisma d’Oriente
La rottura tra l’Occidente e l’Oriente ebbe inizio nel 395 d.C. quando l’imperatore Teodosio I divise l’Impero romano in due parti: l’Impero romano d’Occidente, con capitale Roma, di lingua latina, e l’Impero romano d’Oriente, con capitale Costantinopoli, di lingua greca.
Questa divisione all’inizio riguardò solo il potere politico, ma ben presto investì anche il potere religioso. Il Capo supremo della Chiesa cristiana era infatti il papa di Roma, mentre la massima autorità cristiana in Oriente era il patriarca di Costantinopoli. Tra essi nel corso dei secoli vennero ad accumularsi divergenze culturali, teologiche e liturgiche.
Alle soglie dell’anno Mille, il dialogo tra la Chiesa d’Oriente e d’Occidente non esisteva più. Il Mediterraneo era diventato un mare musulmano e non si parlava più la stessa lingua. Gli orientali avevano dimenticato il latino e gli occidentali non avevano mai imparato il greco.
C’era poi la questione dell’espressione del Filioque (“e dal Figlio”) nella formulazione del Credo. Mentre la Chiesa Occidentale sosteneva che lo Spirito Santo discendeva sia dal Padre sia dal Figlio, la Chiesa Orientale affermava che discendeva unicamente dal Padre.
A complicare le cose si aggiungeva che la Chiesa bizantina (d’Oriente) non riconosceva la supremazia del papa e si governava da sé, sotto la guida del suo capo religioso, il patriarca. Altre divergenze includevano anche gli usi liturgici del rito latino che in Oriente erano mal tollerati, come l’utilizzo di pane azzimo nella celebrazione dell’Eucarestia (al quale i bizantini opponevano il pane lievitato), la durata dei periodi che scandivano l’anno liturgico (il tempo di Avvento, di Natale, di Pasqua e così via) o i diversi costumi ecclesiastici, come l’imposizione del celibato ai sacerdoti: i preti orientali potevano infatti sposarsi e avere una famiglia; gli orientali avevano l’obbligo della barba, gli occidentali l’obbligo di radersi; gli orientali pregavano in piedi, gli occidentali in ginocchio; gli orientali battezzavano per immersione, gli occidentali per aspersione.
La rottura definitiva avvenne quando il patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario ordinò la chiusura di chiese e monasteri di rito latino in tutti i territori dell’Impero bizantino. Nel luglio del 1054, papa Leone IX inviò una delegazione, guidata dal cardinale Umberto di Silva Candida, presso il patriarca Michele Cerulario, per tentare un accordo, ma l’accordo non si trovò e i due capi religiosi provvidero a scomunicarsi reciprocamente.
Conseguenze dello Scisma d’Oriente anche detto Grande Scisma
Da quel momento la Chiesa d’Oriente assunse il nome di Chiesa ortodossa (dal greco, «retta dottrina») volendo così lasciare intendere la propria fedeltà alle definizioni dottrinali della Chiesa antica, guidata dal patriarca e con sede a Costantinopoli, mentre la Chiesa di Roma si definì Chiesa cattolica, cioè universale, guidata dal papa e con sede a Roma.
Tentativo di riconciliazione
Nel 1965 papa Paolo VI e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora hanno dichiarato decadute le scomuniche reciproche del 1054, ma le due Chiese restano separate dal punto di vista istituzionale e teologico, pur mantenendo un dialogo ecumenico.

