L’alfabeto fenicio è considerato il primo alfabeto fonetico della storia e risale al periodo tra il XII e XI secolo a.C. È composto da 22 segni consonantici: a ogni segno i Fenici associarono un suono della lingua parlata, anziché un oggetto o un’idea. In questo modo, combinando più segni era possibile comporre tutte le parole della lingua parlata. L’alfabeto fenicio si scriveva da destra verso sinistra, non aveva vocali, che andavano indovinate in base al senso della frase. Le vocali furono aggiunte in seguito dai Greci.
Perché i Fenici hanno inventato la scrittura alfabetica?
I Fenici conoscevano la scrittura geroglifica egizia e la scrittura cuneiforme sumerica, ma le ritenevano troppo complesse: erano scritture formate da molte centinaia di simboli ed erano quindi scritture difficili da scrivere e da leggere. Per un popolo di mercanti come erano i Fenici era necessario un tipo di scrittura più semplice, con pochi simboli, che potesse essere usata dal maggior numero possibile di persone e non solo dagli scribi e dalla casta regale e sacerdotale. In questo modo sarebbe stato possibile facilitare tutti gli scambi di merce.
E così a partire dal XII secolo a.C., i Fenici inventarono la prima scrittura alfabetica, ispirandosi a un altro alfabeto già in uso nella penisola del Sinai (l’alfabeto proto-sinaitico) che, a sua volta, si ispirava ai geroglifici egiziani.
Alfabeto fenicio: diffusione ed eredità
Questo sistema di scrittura ebbe una grande diffusione, sia in Fenicia sia in tutte le colonie del Mar Mediterraneo. In seguito, tra il X e il IX secolo a.C., i Greci adottarono l’alfabeto fenicio aggiungendo anche le vocali.
I Greci fondarono delle colonie nel Mediterraneo e approdarono anche in Italia. Fra i primi popoli italici ad imparare l’alfabeto greco ci furono gli Etruschi, nel VII secolo a.C. Gli Etruschi trasmisero l’alfabeto greco ai Latini. La nostra lingua, l’italiano, deriva direttamente dal latino, così come il nostro alfabeto.

