L’invenzione della scrittura, cioè la rappresentazione di cose e idee mediante segni, ha un luogo e una data di nascita ben precisa: la città mesopotamica di Uruk, verso la fine del IV millennio a.C. Nel grande santuario cittadino di Uruk (oggi in Iraq) sono state infatti trovate tavolette di argilla che registrano le attività economiche e i movimenti dei beni del tempio, come cereali e bestiame.
L’invenzione della scrittura rappresenta una tappa così importante da segnare la fine della Preistoria e l’inizio della Storia.
Perché fu inventata la scrittura?
L’invenzione della scrittura fu dovuta a esigenze pratiche: la scrittura nacque per la necessità di contabilizzare i prodotti immagazzinati. Solo in un secondo tempo la scrittura venne usata anche per comporre opere letterarie, soprattutto di carattere religioso, per trasmettere i miti e le credenze caratteristici di un popolo. In seguito fu impiegata anche per far conoscere le leggi.
Dai pittogrammi alla scrittura ideografica
I più antichi testi scritti contengono pittogrammi, cioè rappresentazioni grafiche degli oggetti. Il limite di questo sistema di scrittura è evidente: occorrono tanti segni quante sono le parole; inoltre, non dà la possibilità di esprimere pensieri, sentimenti, concetti astratti.
Perché la scrittura potesse fare questo, occorreva che il segno cessasse di avere rapporto con la forma dell’oggetto.
È quanto incominciò ad accadere con la scrittura ideografica. Nella scrittura ideografica a ogni segno corrisponde non più una cosa, ma una parola. I primi esempi compaiono verso il 3500 a.C. in Mesopotamia; verso il 3000 a.C. in Egitto; verso il 2500 a.C. in Cina (dov’è tuttora usata).
La scrittura geroglifica
Gli ideogrammi consentivano di scrivere con precisione concetti astratti, azioni, sensazioni, ma continuavano a presentare un limite: se a ogni parola corrispondeva un segno, era necessario migliaia di segni tutti diversi per indicare i vocaboli di uso quotidiano.
Una prima soluzione a questo problema fu data dalla scrittura geroglifica egizia, datata intorno al 3000 a.C.
Nella scrittura geroglifica alcuni ideogrammi avevano il loro valore semantico originario, ma altri una funzione puramente fonetica (fonogrammi), cioè rappresentavano il suono in una o più lettere: “scarabeo” si diceva hpr e si scriveva con un ideogramma che raffigurava uno scarabeo; il suono hpr indicava però anche il verbo “diventare”. L’ideogramma dello scarabeo poteva quindi significare sia “scarabeo” sia “diventare”, ed essere usato in composizione con altri ideogrammi per formare nuove parole, un pò come nei nostri rebus.
Dalla scrittura cuneiforme alla scrittura alfabetica
Una mescolanza di ideogrammi e fonogrammi caratterizzava anche la scrittura sumerica cuneiforme, comparsa nello stesso periodo e così chiamata perché i segni venivano incisi sull’argilla con una canna affilata. Un segno a forma di freccia, per esempio, indicava sia la freccia sia il concetto astratto di “vita”, perché nella lingua dei Sumeri “freccia” e “vita” si pronunciano entrambe ti.
Era l’inizio di quello che sarebbe diventato il nostro sistema di scrittura, quello fonetico, in cui ogni segno grafico non indica né cose né concetti, ma suoni. Un tipo di scrittura cui prima i Fenici (XIV-XIII secolo a.C.) poi i Greci avrebbero dato la forma alfabetica, in cui ogni segno indica una lettera, consonante o vocale, e la cui combinazione consente di rappresentare e comunicare nel modo più duttile cose e pensieri.
E non è un caso che i diffusori della scrittura alfabetica siano stati proprio i Fenici, un popolo di mare dedito ai traffici, che aveva bisogno di un sistema di registrazione e di comunicazione rapido e facile, alla portata di un maggior numero di persone (per un approfondimento leggi L’alfabeto fenicio).
Da non dimenticare poi che con la scrittura nacque anche la professione dello scriba.


