sumeri
L'immagine mostra la regione occupata dai Sumeri e l'antico corso dei fiumi Tigri ed Eufrate

I Sumeri e la Mesopotamia

I Sumeri, provenienti probabilmente dall’altopiano iranico, nel IV millennio a.C. si insediarono nella parte meridionale della Mesopotamia.

Il nome “Mesopotamia” deriva dal greco «en mesòs potamòs», la terra «tra due fiumi», il Tigri e l’Eufrate. E proprio qui, nella zona corrispondente al basso corso dei due fiumi, la fertilità del suolo e la facilità dell’irrigazione consentirono la coltivazione del grano, orzo, miglio, ceci, lenticchie, ortaggi, palme da datteri.

I Sumeri erano organizzati in città-stato indipendenti (Ur, Uruk, Eridu a sud; Lagash e Umma a est; Nippur, Kish e Eshunna più a nord). Al centro di ogni città sorgeva la ziqqurat, una torre a gradoni sovrapposti collegati da scalinate che permettono di accedere al tempio vero e proprio, costruito sulla sommità (per un approfondimento leggi Ziqqurat, la casa dell’Universo clicca qui).
La massima autorità era il re, figura semidivina che era insieme capo politico, sommo sacerdote, capo dell’esercito.

I Sumeri: la scrittura e le conoscenze scientifiche

I Sumeri furono un popolo dalle grandi risorse. Prima di tutto si deve a loro l’invenzione della scrittura, intorno al 3000 a.C.
Nata da esigenze di contabilità, ben presto la scrittura fu impiegata per redigere testi sacri, letterari e scientifici (per un approfondimento leggi Scrittura, la grande invenzione clicca qui).
L’opera più celebre è senza dubbio l’Epopea di Gilgamesh, mitico re di Uruk, che osò sfidare gli dèi volendo sfuggire alla morte.
Dalle tavolette ritrovate durante gli scavi, apprendiamo che ai Sumeri si deve la misurazione del tempo con il sistema sessagesimale (cioè basata sul numero 60, con multipli e sottomultipli), la divisione del cerchio in 360 gradi, il calcolo di radici quadrate e cubiche, di aree e volumi (per un approfondimento leggi La numerazione sumera clicca qui); a loro si deve inoltre l’elaborazione, nel II millennio a.C., di un calendario lunare di dodici mesi di trenta giorni ciascuno.
In ambito più specificamente tecnico, i Sumeri applicarono, forse per primi, la ruota ai trasporti di terra (la ruota era già stata inventata nel periodo neolitico, ma il suo utilizzo era stato limitato ai vasai che la utilizzavano come tornio per creare contenitori e recipienti).

I Sumeri: la religione

I Sumeri erano politeisti, adoravano cioè più dèi. Si trattava di divinità antropomorfe, cioè concepite a immagine dell’uomo (dal greco «ànthropos», «uomo», e «morphè», «forma»), anche se non conoscevano la vecchiaia e la malattia. Erano maschi e femmine, procreavano figli, vivevano in famiglia. Provavano sentimenti umani: gioia, gelosia, ira, vendetta, amore, odio.
Le divinità principali dei Sumeri erano: Anu, dio del cielo; Enlil, dio del vento; Enki, dio della terra; Nisaba, dea del grano, Utu, dio del Sole; Nanna, dio della Luna; Inanna, dea della fertilità.
Furono i Sumeri a sviluppare le prime cosmogonie, ossia le prime spiegazioni dell’origine del mondo su base mitico-religiosa. I Sumeri pensavano che all’origine di tutto ci fosse il caos, cioè un ammasso disordinato di materia, da cui gli dèi avevano poi creato la Terra, il cielo e gli uomini. Gli dèi erano dunque i creatori e i garanti dell’ordine dell’universo e dell’ordine sociale.

I Sumeri: le scoperte dell’archeologia

La storia dei Sumeri e di altri popoli che nel corso dei millenni si stanziarono in Mesopotamia (Accadi, Babilonesi, Hittiti, Assiri, Persiani) rimase per molto tempo sepolta insieme con le rovine delle loro città finché Austen Henry Layard, giovane inglese appassionato di archeologia, non riportò alla luce Ninive e Nimrod, città assire (1845-1849). Da allora fu una corsa ai lavori di scavo tra francesi, inglesi, tedeschi.
Gli scavi archeologici si interruppero per lo scoppio della Prima guerra mondiale e ripresero negli anni Venti del Novecento con gli scavi a Ur di Leonard Wolley che rinvenne il celeberrimo Stendardo di Ur oggi al British Museum, a Londra.
Gli scavi continuarono e continuano tuttora nonostante l’antica terra dei Sumeri (l’attuale Iraq) sia stata devastata dalla guerra e viva una situazione di grande instabilità.