minoranze linguistiche in Italia
Le altre lingue parlate in Italia: le minoranze linguistiche

Minoranze linguistiche in Italia: le altre lingue parlate in Italia.

In Italia esistono comunità di persone che hanno come lingua madre una lingua diversa dall’italiano e dai vari dialetti italiani. Non ci riferiamo alle varie comunità di immigrazione dai paesi europei o extraeuropei, ma alle comunità storiche alloglotte, cioè parlanti “altre lingue” (dal greco állos, “altro”, e glótta, “lingua”), che costituiscono le cosiddette minoranze linguistiche.

Minoranze linguistiche: classificazione

Le lingue parlate da queste minoranze sono:

  • il francese, in Valle d’Aosta;
  • il franco-provenzale, parlato (accanto all’italiano e al francese) in Valle d’Aosta e in due comuni della Puglia (Faeto e Celle);
  • il provenzale, parlato in alcune zone del Piemonte (particolarmente in Val Pelice) e in un comune della Calabria (Guardia Piemontese);
  • il tedesco, parlato in Alto Adige (o Sud Tirolo) e altre zone delle Alpi e Prealpi;
  • lo sloveno, in alcune zone del Friuli (Resia);
  • il serbo-croato, parlato in alcuni comuni dell’Abruzzo e del Molise;
  • il greco, parlato in alcune zone del Salento e della Calabria;
  • l’albanese, parlato in alcuni comuni del Molise, della Campania, del Gargano, della Lucania, della Calabria e della Sicilia;
  • il catalano (una lingua neolatina della Spagna), parlato nel comune di Alghero, in Sardegna.

Minoranze linguistiche: le ragioni storiche

Le ragioni storiche della sopravvivenza di queste “isole” linguistiche sono legate al fatto che le comunità alloglotte vivono in zone di confine che sono appartenute in passato a Stati diversi:

  • Piemonte-Valle d’Aosta. Dopo il Congresso di Vienna (1815) e fino al 1860 il regno di Sardegna comprendeva, oltre al Piemonte e alla Sardegna, anche la Savoia e la fascia costiera intorno a Nizza. Fin dai tempi del duca Emanuele Filiberto (XVI secolo) lo stato era dunque bilingue: il francese era parlato in Savoia (e in Valle d’Aosta), l’italiano in Piemonte (e Liguria). Dopo la vittoria dell’alleanza franco-piemontese contro l’Austria nella seconda guerra d’indipendenza (1859) il re di Sardegna Vittorio Emanuele II cedette alla Francia la Savoia (esclusa la Valle d’Aosta) e la fascia ligure intorno a Nizza. La vittoria portò quindi all’unificazione politica della penisola e alla proclamazione del regno d’Italia (1861), ma produsse anche due minoranze linguistiche: la parte francofona del regno di Sardegna (la Valle d’Aosta) rimase entro i nuovi confini nazionali, mentre Nizza veniva inglobata entro i confini dello stato francese.
  • Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Prima della Grande Guerra (1914-18) l’Austria-Ungheria era un vasto e potente impero multietnico e multilingue, di cui facevano parte anche il Trentino e la Venezia Giulia (regioni in cui in gran parte si parlava italiano). La sconfitta contro gli alleati determinò la fine dell’impero e la frammentazione dei suoi territori. L’Italia, in base agli accordi di Londra del 1915, ottenne non solo il Trentino, ma anche l’Alto Adige (Sudtirolo, dove si parla tedesco) e tutta la Venezia Giulia (compresa un’area in cui si parla sloveno), l’Istria e Zara. Alla fine della seconda guerra mondiale (1939-45) il confine orientale fu ridisegnato a vantaggio della ex Iugoslavia, alla quale, con il trattato di Parigi del 1947, vennero attribuite l’Istria e Zara (la città di Trieste ebbe lo statuto di «territorio libero» e solo nel 1954 tornò a far parte dell’Italia). Questi successivi spostamenti di confine portarono dunque sotto la sovranità italiana, dal 1920 al 1947, un gruppo consistente di cittadini che parlavano lo sloveno (quelli dell’interno dell’Istria) e portarono nel 1947 dentro i confini della ex Iugoslavia migliaia di cittadini delle coste istriane che parlavano italiano.

Alle lingue parlate dalle minoranze vennero poi aggiunte tre lingue neolatine evolutesi direttamente dal latino volgare:

  • il ladino, parlato in Friuli e in alcune zone dolomitiche (Val Badia e Val Gardena);
  • il friulano, parlato nel Friuli e considerato da taluni linguisti una variante del ladino;
  • il sardo.

Minoranze linguistiche: il rischio di scomparire

Queste lingue sono continuamente esposte al rischio di scomparire, insieme alle culture che attraverso di esse si esprimono. Ma, in ottemperanza all’articolo 6 della Costituzione italiana che dichiara che “la Repubblica tutela con apposita norma le minoranze linguistiche”, esse hanno ottenuto nel 1999 dal Parlamento italiano (e alcune già prima dai rispettivi Consigli regionali) il riconoscimento ufficiale di “lingua di minoranza”. Alcune di esse (il francese, il ladino, il tedesco e lo sloveno) sono state equiparate all’italiano e vengono, infatti, insegnate a scuola, insieme all’italiano. Le popolazioni di queste zone sono, di conseguenza, bilingui.