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Ziqqurat o ziggurat: che cos’era e a cosa serviva

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Le ziqqurat o ziggurat sono i più caratteristici monumenti delle civiltà dei Sumeri e dei Babilonesi in Mesopotamia. Si ergevano entro le mura delle città-stato, dentro a vasti recinti sacri. Erano gigantesche costruzioni a pianta quadrangolare, che avevano la funzione di palazzo e di tempio, costituite da più terrazze sovrapposte, collegate fra loro da rampe e scalinate esterne, che si stringevano progressivamente verso la cima, dove sorgeva il tempio dedicato alla divinità, il sacrario.

Etimologia del termine

Il termine ziggurat o ziqqurat deriva dalla parola “zaqaru”, che nell’antica lingua mesopotamica significa “luogo alto”. La ziqqurat, infatti, alta decine di metri, era l’edificio più alto di ogni città-stato. Gli antichi scritti sumerici le definiscono “Montagne di dio”.

Che cosa rappresentavano

Costruite dal 2100 al 500 a.C. circa, le ziqqurat con il loro tempio sommitale probabilmente simboleggiavano e, attraverso particolari riti, rinnovavano l’unione cosmica tra Terra e Cielo, cioè fra gli esseri umani e gli dèi. Per questo motivo si chiamavano anche “casa dell’Universo”. Il greco Erodoto racconta che nel tempio della ziqqurat di Babilonia, chiamata anche “casa delle fondamenta del cielo e della Terra”, avveniva la cerimonia sacra della ierogamia: una sacerdotessa si congiungeva con il re, che incarnava lo spirito del dio Marduk, il dio protettore della città. Questa cerimonia stava a rappresentare l’unione tra Cielo e Terra a garanzia di fertilità, armonia e rigenerazione cosmica.

Ziqqurat – caratteristiche architettoniche

Generalmente la ziggurat era costruita su una piccola altura, perché doveva essere visibile da lontano. Aveva forma di piramide a terrazze sovrapposte, via via più piccole. La sua imponenza dimostrava la potenza del popolo che viveva in quel territorio.

Le ziggurat erano realizzate con file di mattoni crudi (argilla pestata con i piedi e mescolati a paglia, e seccata al sole) alternati a strati di canne, per dare elasticità a una struttura incredibilmente solida. Dopo migliaia di anni, infatti, molte si elevano ancora nella pianura mesopotamica.

Si sviluppavano in altezza su più terrazze (da tre a sette) di superficie decrescente. Su uno dei lati lunghi, un triplice corpo di scale consentiva di raggiungere la sommità. Qui si trovava il tempio con l’altare dedicato al dio protettore della città.

La struttura delle ziqqurat

In basso erano situati:

  • le botteghe dei comercianti;
  • i magazzini per conservare i raccolti e le merci;
  • gli archivi per conservare le tavolette di argilla, che documentavano gli scambi commerciali e la riscossione di tasse.

Nei piani intermedi si trovavano:

  • le “case delle tavolette”, cioè le scuole di scrittura destinate alla formazione degli scribi, che dovevano gestire l’amministrazione del tempio e del re;
  • gli appartamenti dei sacerdoti e dei funzionari.

In cima, infine, vi era il tempio vero e proprio, a cui poteva accedere solo il sacerdote, e dove si svolgevano i riti religiosi.

A cosa serviva la ziqqurat

Le ziqqurat o ziggurat avevano un ruolo polifunzionale, perché erano al tempo stesso tempio, dimora del sovrano, magazzino per prodotti agricoli, baluardo difensivo, deposito idrico e anche osservatorio astronomico. Da qui infatti i sacerdoti osservavano le stelle e i movimenti dei pianeti e credevano così di poter interpretare la volontà degli dèi.

La ziqqurat aveva alle proprie dipendenze numerosi lavoratori specializzati (sacerdoti, funzionari, scribi, contadini, servi). Essi provvedevano all’organizzazione dei lavori agricoli; alla raccolta; all’immagazzinamento; alla redistribuzione delle riserve alimentari indispensabili alla comunità cittadina.

La ziqqurat o ziggurat di Ur

La più grande e meglio conservata ziqqurat mesopotamica è la ziqqurat di Ur, che svetta tra le rovine della città di Ur, nei pressi dell’attuale centro iracheno di Tell el-Muqayyar, sulla riva destra del fiume Eufrate. Dal 2016 è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Costruita dal re Ur-Nammu intorno al 2100 a.C., in onore di Nanna, dio della Luna, dio protettore della città di Ur, era costituita da almeno tre piattaforme sovrapposte, presentava una base rettangolare di circa 62,5×43 metri e in origine doveva essere alta almeno 25 metri.

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