ziqqurat o ziggurat
Disegno ricostruttivo della ziqqurat di Ur: su una base di circa 60x40 m, si sviluppava su tre terrazze. In cima, il tempio dedicato al dio Nanna.

Le ziqqurat o ziggurat sono i più caratteristici ed enigmatici monumenti della Mesopotamia. Il termine deriva dalla parola “zaqaru”, che nell’antica lingua mesopotamica significa “luogo alto”.

La ziqqurat, infatti, alta decine di metri, era l’edificio più alto di ogni città; generalmente era costruita su una piccola altura, perché doveva essere visibile da lontano.

Aveva forma di piramide a terrazze sovrapposte, via via più piccole. La sua imponenza dimostrava la potenza del popolo che viveva in quel territorio.

Costruite dal 2100 al 500 a.C. circa, le ziqqurat o ziggurat hanno un ruolo polifunzionale, perché sono al tempo stesso tempio, magazzino per prodotti agricoli, baluardo difensivo, deposito idrico e anche osservatorio astronomico. Da qui infatti i sacerdoti osservavano le stelle e i movimenti dei pianeti e credevano così di poter interpretare la volontà degli dei.

Erano realizzate con file di mattoni crudi alternati a strati di canne, per dare elasticità a una struttura incredibilmente solida. Dopo migliaia di anni, infatti, molte si elevano ancora nella pianura mesopotamica.

La ziqqurat aveva alle proprie dipendenze numerosi lavoratori specializzati (sacerdoti, funzionari, scribi, contadini, servi). Essi provvedevano all’organizzazione dei lavori agricoli; alla raccolta; all’immagazzinamento; alla redistribuzione delle riserve alimentari indispensabili alla comunità cittadina.

Si sviluppavano in altezza su più terrazze (da tre a sette) di superficie decrescente. Su uno dei lati lunghi, un triplice corpo di scale consentiva di raggiungere la sommità. Qui si trovava il tempio con l’altare dedicato al dio protettore della città. L’immagine sopra mostra quella di Ur (odierno Iraq) del 2000 a.C. circa, consacrata al dio della Luna, Nanna.

Le ziqqurat e il loro tempio sommitale probabilmente simboleggiavano e, attraverso particolari riti, rinnovavano l’unione cosmica tra Terra e cielo, fra uomini e dèi. Per questo motivo si chiamavano anche “casa dell’Universo” o “casa delle fondamenta del cielo e della Terra”.

Il greco Erodoto racconta che sulla ziqqurat di Babilonia avveniva la cerimonia sacra della ierogamia: una sacerdotessa si congiungeva carnalmente con il dio Marduk, il dio protettore del re Hammurabi.

 

La ziqqurat di Ur, così come appare oggi. Le ziqqurat erano costruite con file di mattoni crudi alternati a strati di canne, per dare elasticità a una struttura incredibilmente solida; dopo migliaia di anni molte ziqqurat si elevano ancora nella pianura mesopotamica.
La ziqqurat di Ur, così come appare oggi.