Lo Stendardo di Ur è un reperto archeologico sumero ritrovato in una tomba d’alto rango della necropoli reale di Ur, durante gli scavi eseguiti in Iraq tra il 1927-1928 dall’archeologo inglese sir Leonard Woolley. Faceva parte di un corredo funerario.
È un pannello di legno decorato a mosaico, con scene di guerra e di pace. Risalente al 2500 a.C. circa, misura 20,3×48 cm ed è collocato presso il British Museum, Londra.
Il manufatto è così chiamato perché al momento del suo rinvenimento si pensò che fosse utilizzato per essere portato in processione su di un palo, ma tale ipotesi non è mai stata confermata. È invece possibile che costituisse la cassa di risonanza di uno strumento musicale, ma ancora oggi non sono chiari né l’aspetto originario dello stendardo né la sua funzione.
Stendardo di Ur descrizione
Lo Stendardo di Ur ha la forma di un parallelepipedo formato da quattro pannelli di legno (due facce rettangolari e due fasce laterali trapezoidali), decorati con raffigurazioni cementate sul fondo, coperto di bitume. Le raffigurazioni sono realizzati in madreperla (di colore bianco), conchiglie, calcare rosso su uno sfondo blu di preziosissimi lapislazzuli, che vanno a riempire gli spazi intermedi. Tutti i personaggi sono raffigurati con il volto di profilo, il busto in posizione frontale, le gambe e i piedi ancora di profilo.
I lati principali dello Stendardo di Ur sono decorati con livelli sovrapposti (registri), separati da fasce ornamentali, che vanno letti dal basso verso l’alto, da sinistra verso destra, in cui sono narrate da una parte scene di guerra e dall’altra scene di pace.
Il pannello dedicato alla guerra
Sul lato dedicato alla guerra si notano in basso i carri militari trainati dagli onagri (i kulan, quadrupedi dell’Asia Minore; i cavalli, infatti, faranno la loro comparsa in Mesopotamia soltanto nel II millennio a.C.) che travolgono impietosamente il nemico. I carri da guerra hanno quattro ruote piene – non a raggi – composte da due parti congiunte. Proprio la ruota applicata ai carri è una delle innovazioni attribuite ai Sumeri e lo stendardo di Ur ce ne offre conferma.
Nella fascia di mezzo l’esercito sfila preceduto dai prigionieri. I soldati indossano elmetti a cuffia e mantelli di cuoio con borchie metalliche. Tengono le lance in posizione orizzontale per spingere davanti a sé i prigionieri, che nel registro superiore sono condotti al cospetto del re, il più alto degli altri, al centro della composizione, mentre all’estrema sinistra, dietro le guardie personali, si vede il cocchio dal quale il sovrano è evidentemente appena sceso.
Il pannello dedicato alla pace
Sull’altra faccia dello Stendardo di Ur si vedono serene scene di pace. La lettura, come sempre, parte dal basso, dove i servi (o schiavi di guerra) trasportano il bottino di guerra (oggetti, cibo e animali).
Gli stessi servi nella fascia mediana si occupano degli animali, destinati al banchetto o al sacrificio rituale.
Il re, nel registro più alto all’estrema sinistra, appare più grande di tutti gli altri ed è l’unico vestito con il prestigioso kaunakés, il gonnellino a ciocche di lana, mentre brinda al cospetto di schiavi e funzionari, per celebrare la vittoria della guerra (probabilmente proprio quella descritta sul primo lato); due coppieri servono da bere al re e agli altri invitati al banchetto; sulla destra si esibisce una cantante, accompagnata da un musico con la cetra.
Sui fianchi a forma di trapezio sono raffigurati temi mitologici che evocano pace e civiltà.

