Gli Ittiti o Hittiti erano un insieme di tribù di origine indoeuropea provenienti dalle steppe della Russia meridionale, che verso il 1900 a.C. si stanziarono in Anatolia, una regione dell’odierna Turchia, subentrando a una popolazione non indoeuropea, gli Hatti. Verso il 1650 a.C. fondarono un impero con capitale Hattusa, vicino all’attuale Ankara. Il loro dominio durò per molti anni, fino a quando nel 1200 a.C. furono invasi dai cosiddetti Popoli del mare, genti bellicose che si erano stanziate sulle coste del Mediterraneo.
La storia degli Ittiti è stata ricostruita anche grazie alle tavolette, scritte in carattere cuneiforme, ritrovate nell’archivio della loro capitale Hattusa.
La società ittita
Al vertice della società Ittita c’era il re, che, a differenza di altre culture contemporanee, non era considerato una divinità, ma piuttosto un primo tra pari. Il re degli Ittiti era anche il sommo sacerdote, il giudice supremo e il capo dell’esercito; era affiancato da un’aristocrazia guerriera, che combatteva per professione e il re, in cambio dei loro servizi, concedeva terre e schiavi per coltivarle (gli schiavi erano prigionieri di guerra, potevano possedere beni e continuare a praticare la loro religione). I cavalieri erano così importanti che, insieme agli scribi, ai sacerdoti e ai mercanti più ricchi, formavano un’assemblea chiamata pankus, che aveva il compito di eleggere il re, di aiutarlo e consigliarlo nel governo del regno e nella guida dell’esercito.
Inizialmente, come i Sumeri, anche gli Ittiti erano organizzati in città-stato, ma poi si fusero in un unico impero con capitale Hattusa, circondata da mura.
Come i Babilonesi, anche gli Ittiti avevano leggi scritte, che però non prevedevano pene corporali come previsto nel Codice di Hammurabi, ma solo pagamenti in denaro.
Gli Ittiti conoscevano e usavano la scrittura cuneiforme, che avevano imparato dai popoli mesopotamici, e i geroglifici egizi.
Quali attività svolgevano gli Ittiti?
Gli Ittiti erano pastori, agricoltori e commercianti. La loro posizione geografica, infatti, favorì lo sviluppo di rotte commerciali che collegavano l’Anatolia con altre regioni, facilitando lo scambio di metalli preziosi, tessuti e prodotti agricoli.
La loro economia si basava inoltre sullo sfruttamento delle risorse minerarie della regione, ricca in particolare d’argento. La terra era lavorata sia da contadini liberi sia da servi-schiavi.
Per cosa sono ricordati?
Gli Ittiti introdussero due innovazioni tecnologiche che permisero loro di imporsi sulle altre popolazioni.
Lavorazione del ferro
Gli Ittiti erano abili nella lavorazione del ferro, con cui fabbricavano armi in grado di rompere facilmente le spade di bronzo dei loro nemici. Usavano un particolare procedimento di lavorazione del ferro, mantenuto segreto a lungo, che lo faceva diventare resistentissimo: consisteva nel riscaldare, martellare e successivamente immergere in acqua il metallo.
Ruota a sei raggi
Realizzarono la ruota a sei raggi in ferro che montavano sui carri da battaglia trainati da cavalli. I carri risultavano molto più leggeri e veloci dei carri utilizzati dai Sumeri.
Religione
Gli Ittiti erano politeisti e oltre alle proprie adoravano anche le divinità dei popoli conquistati. Le divinità erano associate alle forze della natura a cui gli Ittiti chiedevano aiuto attraverso riti sacri. Tra le divinità principali c’erano:
- Tarhunt, il dio della Tempesta (rappresentato da un toro, garante della fertilità), considerato il capo di tutti gli dèi;
- la sua sposa Arinna, la dea del Sole;
- il loro figlio Telipinu, dio della vegetazione e del raccolto.
Espansione dell’impero hittita
Dall’Anatolia, gli Hittiti iniziarono un movimento di espansione che li portò a costruire un vasto dominio grazie all’impiego in battaglia di carri da combattimento a due ruote a sei raggi ciascuna, trainati da cavalli addomesticati, e all’uso di armi di ferro.
Con una scelta politica inusuale per i tempi, gli Hittiti anziché ridurre in schiavitù le popolazioni vinte, ne facevano loro alleate, attraverso trattati di subordinazione, che obbligavano i sovrani locali a giurare fedeltà al re hittita.
Nel 1595 a.C. gli Hittiti raggiunsero e saccheggiarono la lontana e ricca Babilonia. L’apice della potenza Hittita venne raggiunto intorno al 1350 a.C. quando essa assunse, sotto il regno di Shuppiluliuma, il controllo di gran parte dell’area siriana, fino a Qadesh.
Lo scontro tra Ittiti ed Egizi e il primo trattato di pace
Poco oltre, aveva inizio l’area d’influenza della potenza egizia, che era ancora nel periodo di massima espansione sotto le dinastie del Nuovo Regno. Gli Egizi, che volevano riprendere il controllo sulla Siria, nel 1274 a.C., guidati dal faraone Ramses II si scontrarono con gli Hittiti proprio a Qadesh. Nella battaglia di Qadesh non ci furono né vinti né vincitori e si diede l’avvio a trattative che si conclusero nel 1259 a.C. con la stipula del primo trattato di pace della storia: il trattato di Qadesh, che lasciava agli Ittiti la Siria e agli Egizi il controllo della Palestina. L’alleanza assicurò a tutta la regione un lungo periodo di pace.
La fine dell’impero ittita
Verso il 1200 a.C. l’impero ittita fu invaso dai cosiddetti Popoli del mare. Dal mare, gli invasori penetrarono nell’entroterra e sotto i loro colpi le città caddero una dopo l’altra. La capitale Hattusa fu espugnata e la potenza ittita si sbriciolò per non risorgere mai più.

