Ramses II, il più grande dei faraoni

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Ramses II

Ramses II (noto anche come Ramesse II o Ramsete II) nacque nel 1303 a.C. Giovanissimo (1279 a.C.) succedette al padre, il faraone Seti I, sul trono dell’Egitto. Regnò il suo Paese per 67 anni, dal 1279 a.C. al 1212 a.C.

Visse per novant’anni, in un’epoca in cui la vita media di un individuo di sesso maschile non raggiungeva la metà della nostra.

Ramses II ebbe due grandi spose reali (Nefertari e Isinofret) e contrasse due matrimoni diplomatici con principesse ittite. Sposò, inoltre, secondo l’uso egizio, quattro delle sue figlie. Da queste unioni nacquero un centinaio di figli, molti dei quali morirono prima di lui.

Ereditò un regno forte e temuto dai nemici, ma non si limitò a difenderne i confini, e intraprese una politica espansionistica. Partecipava di persona alle battaglie. La sua impresa più famosa fu la battaglia di Qadesh, combattuta nel 1275 a.C. contro l’esercito del re ittita Muwatalli. Dopo questo evento fu celebrato come il salvatore dell’Egitto.

Fece costruire monumenti meravigliosi, che ancora oggi i turisti ammirano: templi sontuosi, statue colossali, obelischi giganteschi. Il suo capolavoro in assoluto è senz’altro il complesso dei templi di Abu Simbel, protagonista negli anni sessanta del Novecento di un’impresa senza precedenti: quella di essere segato in tanti pezzi e spostato più in alto per evitare che le acque del fiume Nilo, in seguito alla costruzione della diga di Assuan, lo sommergesse.

Durante il suo lunghissimo regno, Ramses II promosse la cultura. Nel grande tempio che il faraone fece costruire in proprio onore a Tebe (odierna Luxor), il cosiddetto Ramesseum, era attiva una sorta di «università», dove si insegnavano la teologia, la medicina, la magia, l’astronomia, la geometria, l’architettura, la geologia e altre discipline.

Le sue sembianze sono raffigurate in decine di opere d’arte, ma grazie alla scoperta della sua mummia, avvenuta nel 1881, si è potuto constatare che Ramses II aveva i capelli rossi, circostanza molto rara per quei tempi ma che spiega perché egli si dicesse «compagno di Seth», un dio spesso associato appunto al colore rosso.