abu simbel, i templi

Abu Simbel in Egitto è famosa per i due templi rupestri realizzati per ordine del faraone Ramses II, nel XIII a.C. Ne ordinò la costruzione per commemorare la battaglia di Qadesh.

Il tempio principale è dedicato a se stesso, per mostrare la sua grandezza e potenza al suo popolo e ai popoli confinanti; quello minore, invece, è in onore di Nefertari, moglie di Ramses.

Il tempio di Ramses II ad Abu Simbel

Il tempio dedicato al faraone Ramses II è datato attorno al 1250 a.C. Nonostante sia dedicato al dio Amon, è il tempio funerario del faraone. Consta di una grande sala fiancheggiata da 8 pilastri; di un vestibolo e di una sala per le offerte; di una decina di celle secondarie e del santuario vero e proprio.

Il portale esterno, aperto su di una terrazza oggi a picco sul Nilo, conserva quattro statue del faraone assiso in trono, alte circa 20 metri, scolpite nella roccia, con le palme delle mani appoggiate sulle ginocchia.

Il tempio in onore di Nefertari

tempio di nefertari ad abu simbel

Il faraone dedicò il secondo tempio funerario alla dea Hathor in onore di Nefertari, la prediletta tra le sue sette spose reali.

Esso presenta un’unica sala ipostila scavata nella roccia per una profondità di circa 15 metri; al fondo di questa si accede, attraverso un corto vestibolo, al piccolissimo santuario.

Esternamente è decorato con sei colossi scolpiti nella roccia, due dei quali rappresentano Nefertari e gli altri quattro Ramses II.

I templi di Abu Simbel – lo spostamento

I due templi rupestri di Abu Simbel, così come li ammiriamo oggi, sono però frutto di una grandiosa operazione di recupero eseguita, su iniziativa dell’UNESCO, tra il 1964 e il 1968.

La zona dove sorgevano originariamente sarebbe stata infatti allagata in seguito alla costruzione della seconda diga di Assuan, con la conseguente creazione di un enorme bacino artificiale (lago Nasser). Si decise quindi di smontare i due giganteschi templi e di ricollocarli su una zona una sessantina di metri più in alto.

A finanziare l’opera intervennero quasi tutti i Paesi del mondo, con in testa Stati Uniti, Francia e Italia.

L’intera montagna nella quale i templi erano scavati fu segata in 1036 blocchi dal peso di circa trenta tonnellate l’uno, tutti numerati. Furono poi rimontati e intorno costruita una montagna artificiale, in tutto simile alla prima.