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Nilo, il fiume, ieri e oggi. Descrizione

Il Nilo fiume più importante dell’Egitto e uno dei fiumi più lunghi del mondo.

Il fiume Nilo nasce dai grandi laghi equatoriali dell’Africa e dalle montagne dell’Etiopia. Percorre circa 6600 km prima di sfociare nel Mediterraneo. Il suo bacino idrografico si estende per quasi 2 900 000 km², un’area grande quasi 10 volte l’Italia.

È formato da due fiumi, il Nilo azzurro (che si forma nella regione etiopica) e il Nilo bianco (nell’attuale Sudan). Nilo bianco e Nilo azzurro confluiscono in un unico corso d’acqua all’atezza dell’odierna Khartum, capitale del Sudan.

Da qui il Nilo scende, con 5 principali salti di livello, le cosiddette cateratte, fino alla città di Assuan. Da qui mancano ancora 1000 km al grande delta.

In questi ultimi 1000 km, il Nilo scorre con una corrente assai lenta, in quanto scende verso il mare con un dislivello di soli 100 metri.

Il fiume risulta quindi ben navigabile in entrambe le direzioni, anche con semplici barche a remi e a vela.

Il Nilo nell’antico Egitto

Lungo questo fiume si sviluppò la civiltà egizia, destinata a perdurare per circa 40 secoli.

Per gli Egizi il Nilo non era solo un fiume maestoso, bensì un dio buono e propizio, dispensatore di vita. Le piene del Nilo, infatti, avevano effetti benefici sull’agricoltura. Del fiume gli Egizi sfruttavano anche la natura rigogliosa, che sorgeva lungo le sue rive.

La vegetazione lussureggiante delle terre intorno al fiume era costituita dalle palme, papiri e da infinite varietà di fiori. Le sue rive ospitavano una fauna altrettanto esuberante: bufali, cinghiali, oche, fenicotteri, ibis, quaglie, cigni; e ancora ippopotami, serpenti, coccodrilli. Le sue acque inoltre costituivano veri e propri vivai di pesci.

Il fiume Nilo oggi

Oggi, le acque del fiume non sono utilizzate solo per scopi agricoli, ma anche per la produzione di energia idroelettrica, soprattutto grazie all’enorme diga di Assuan nell’Alto Egitto (a Sud, al confine col Sudan). La sua costruzione richiese 11 anni (1960-1971). Allora il corso del Nilo fu sbarrato, dando origine al lago Nasser e, per evitare che l’acqua del lago sommergesse i celebri templi di Abu Simbel, questi furono smontati e ricostruiti in un luogo più elevato, non molto distante da quello originario.

Il bacino artificiale ha permesso di irrigare la zona circostante, aumentando la superficie coltivata, e di produrre una notevole quantità di energia elettrica.

La diga, però, ha anche creato gravi problemi ecologici. Subito dopo la sua costruzione, infatti, la portata del fiume allo sbocco nel Mediterraneo si è molto ridotta poiché gran parte dell’acqua è trattenuta dal lago Nasser. Ciò ha causato un arretramento di oltre 2 km dalla linea di costa del delta. Inoltre, praticamente tutto il limo è intrappolato dal lago Nasser e ciò interrompe la fertilizzazione naturale dei suoli, che oggi richiedono l’uso di massicce quantità di prodotti chimici.

Il progetto Toshka

L’area coltivabile del Paese è rimasta la stessa al tempo dei Romani: ancora oggi solo il 5% lo è. Per questo motivo, il governo egiziano ha adottato l’ambizioso progetto Toshka, volto al raddoppiamento del Nilo e dei territori coltivabili.

Entro il 2017 era previsto la realizzazione di un fiume parallelo (il “nuovo Nilo”) che, prima di sfociare nel Mediterraneo, dovrebbe  formare un bacino artificiale nella depressione di Qattara.

Lungo il nuovo corso dovrebbero sorgere diversi insediamenti, capaci di ospitare milioni di persone, decongestionando la regione del delta.

Purtroppo molti problemi hanno rallentato il progetto che non ha raggiunto gli scopi nei tempi stabiliti.

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