La Legge Coppino
Una scuola di campagna all'inizio del Novecento

La scuola dell’obbligo fu introdotta nel Regno d’Italia il 15 luglio 1877 con la Legge Coppino dal nome del ministro che la presentò.

La legge Coppino sull’istruzione perché fu introdotta?

Nel 1870, l’anno della presa di Roma, 73 italiani su 100 non sapevano né leggere né scrivere e firmavano i documenti con una croce. Inoltre 90 persone su 100 parlavano solo il proprio dialetto e non capivano l’italiano (per un approfondimento leggi La lingua italiana, dalle origini a oggi clicca qui).

La classe dirigente liberale e quella democratica consideravano entrambe la scuola come uno strumento insostituibile per assicurare consenso alle istituzioni, rafforzare il sentimento patriottico, garantire l’unificazione linguistica e superare quell’attaccamento ad abitudini secolari e quella paura del nuovo che costituiva il più grande ostacolo al progresso economico e civile.

La Legge Coppino ribadiva l’obbligo della frequenza scolastica portandolo fino ai tre anni e aggiungendovi alcune sanzioni per genitori inadempienti (la legge prescriveva di mandare i carabinieri nelle famiglie per obbligarle a mandare i bambini a scuola).

Le spese per il mantenimento delle scuole, però, rimasero a carico dei singoli comuni, i quali nella maggior parte dei casi, non erano in grado di sostenerle. Inoltre, molte famiglie, specialmente nelle campagne, non mandavano i figli a scuola, perché dovevano aiutare nel lavoro dei campi.

La stessa formazione degli insegnanti andava a rilento: succedeva anche che, per errore o dietro pesanti raccomandazioni, venissero reclutati insegnanti analfabeti.

Ad ogni modo, la Legge Coppino contribuì, in una certa misura, alla riduzione dell’analfabetismo nell’Italia di fine Ottocento, anche se lentamente e lasciando l’Italia molto indietro rispetto a nazioni come la Gran Bretagna, la Francia e la Germania.