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Romanticismo in Italia: tematiche e autori principali

Il Romanticismo in Italia si caratterizza soprattutto per l’assenza di quegli aspetti esasperatamente irrazionalistici, fantastici, mistici, satanici, “neri”, che in altri Paesi furono l’espressione del conflitto tra l’intellettuale e il contesto sociale. Non si trovano tra gli scrittori italiani quegli atteggiamenti di delusione, di insofferenza violenta, di rivolta che caratterizzarono tanti scrittori europei. Nei paesi stranieri lo scrittore romantico fu essenzialmente antiborghese, spesso in modo esasperato, e si rivolta contro la stessa matrice da cui proviene. Al contrario, in coerenza con la funzione positiva ancora esercitata dagli intellettuali italiani, l’orientamento dominante del nostro Romanticismo è l’aderenza al «vero», l’impegno per il progresso civile, sociale, economico, l’intento di rivolgersi proprio al pubblico delle classi medie con forme letterarie “popolari”, per interpretarne i gusti e i valori.

Romanticismo in Italia: tematiche

Le tematiche principali del Romanticismo in Italia furono:

  • la rivalutazione della fantasia, della passione e del sentimento. Il Romanticismo in Italia fu quindi il periodo degli amori appassionati, degli slanci patriottici, delle ribellioni al potere costituito: in altre parole, del gesto eroico individuale come affermazione di sé e della propria volontà;
  • l’esaltazione dei concetti di patria e di nazione, intesi come una comunità di persone, il popolo, unito da vincoli di lingua, religione, tradizioni e valori condivisi da tutti. Lo scrittore italiano Alessandro Manzoni nell’ode Marzo 1821 scrisse che la patria doveva essere «una d’arme, di lingua, d’altare, di memoria, di sangue e di cor». Ne deriva la rivalutazione della Storia, intesa come patrimonio delle tradizioni di un popolo e come riscoperta delle “radici” della propria identità;
  • l’esigenza di dare vita a un’arte popolare, legata alla storia e ispirata alla realtà concreta della vita umana;
  • la concezione della storia come processo evolutivo, per cui ogni epoca trova le sue radici in quella precedente: è per questo motivo che gli intellettuali romantici rivalutarono il Medioevo, considerandolo non più un periodo di ignoranza e superstizione, come avevano fatto gli Illuministi ma, al contrario, il momento in cui erano state poste le basi dell’Europa moderna;
  • la rivalutazione della religione cristiana come espressione del sentimento religioso individuale e come radice culturale comune a tutti i popoli europei.

Gli autori principali del Romanticismo in Italia

Il Romanticismo in Italia si distinse per un forte impegno civile, patriottico e storico, rifiutando gli eccessi irrazionali nordici a favore del “vero storico” e dell’utilità sociale dell’arte.

I maggiori autori italiani di questo periodo, che contribuirono, ciascuno con la propria visione e le proprie opere, a plasmare il volto della letteratura italiana dell’epoca, furono:

  • Alessandro Manzoni uno degli autori più rappresentativi del Romanticismo in Italia. S’impegnò fortemente nella creazione di una letteratura che potesse essere strumento di educazione morale e civile. Attraverso il suo romanzo storico I promessi sposi, affrontò tematiche morali e civili e offrì un modello di lingua italiana scritta moderna e comprensibile anche ai ceti popolari.
  • Giacomo Leopardi, che rinnovò profondamente la forme e i contenuti della poesia italiana. Fu l’esponente del Romanticismo soggettivo e filosofico. La sua poetica si concentra sul “pessimismo”, sull’infelicità umana e sul contrasto tra l’ideale e il reale (il “vero”).
  • Giovanni Berchet, intellettuale e poeta, scrisse la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo, considerata il manifesto programmatico del movimento romantico italiano.
  • Silvio Pellico, fondatore de “Il Conciliatore”, portavoce del primo Romanticismo italiano, e autore della celebre opera autobiografica Le mie prigioni, che ebbe un peso enorme nel diffondere gli ideali risorgimentali.
  • Carlo Porta, il massimo eponente della poesia dialettale milanese. Nei suoi versi ritrasse la vita popolare e criticò aspramente l’ipocrisia del clero e dei nobili.

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