goethe
Johann Heinrich Tischbein, Goethe nella campagna romana, 1787, olio su tela, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut

28 agosto 1749 – Johann Wolfgang Goethe nasce a Francoforte sul Meno da famiglia di funzionari imperiali di origine aristocratica. La sua è un’infanzia felice e precocemente aperta a varie esperienze e alla letteratura. Importante l’influenza della madre che frequenta i circoli pietistici, dove la religiosità si mescola a pratiche mistiche.

1765-74 – A sedici anni Goethe è avviato allo studio della giurisprudenza a Lipsia e poi a Strasburgo. Ben presto, però, lascia gli studi giuridici e si dedica alla lettura dei grandi autori del passato (da Omero a Shakespeare), da cui trae linfa vitale per il suo entusiastico amore per la poesia. Nel 1771 rinuncia alla fede cristiana. Molti e significativi i suoi amori in questi anni. Fra gli altri, quello per Charlotte Buff, già fidanzata, ispirerà la situazione che appare in I dolori del giovane Werther (1774); altre importanti opere dei primi anni Settanta, in cui il poeta ritorna a Francoforte, sono la lirica Maifest (1771) e il grande dramma storico, d’impronta shakesperiana, Götz von Berlichingen (1771-73), dedicato a un condottiero dell’età della Riforma luterana, nella cui vicenda si rispecchia il tramonto della civiltà medievale e dei suoi valori. Portando alle estreme conseguenze la libertà strutturale delle tragedie shakesperiane, l’opera infrange le regole classiche delle unità di tempo, luogo e azione, affermate dal Rinascimento italiano e dal teatro francese del Seicento. Scrive anche l’Urfaust, primo abbozzo della sua opera più grande, Faust. Sono, questi, gli anni del movimento preromantico dello Sturm und Drang (tempesta e impeto). La fama di Goethe si diffonde in Germania e in Europa.

1775-85 – Goethe si trasferisce alla piccola corte del duca di Weimar, dove starà per un decennio, impegnandosi in studi di alchimia, botanica, mineralogia, in attività politiche-amministrative, radunando attorno a sé molti dei più importanti intellettuali dell’epoca (fra cui Herder e Schiller). A Weimar si svolge la relazione con Charlotte von Stein, dama di compagnia della duchessa, sposata con lo stalliere di questa.

1786-88 – Nel settembre del 1786 Goethe parte per l’Italia. Viaggia in incognito e si fa passare per pittore. Il viaggio in Italia è spinto da varie motivazioni personali: l’esempio del padre, che nel 1739-40 aveva viaggiato per la penisola; l’interesse per la cultura e la lingua italiana fin dagli anni dell’infanzia, nella casa paterna, zeppa di vedute e souvenir italiani. Inoltre, l’insofferenza per gli incarichi ufficiali, che sottraevano tempo prezioso alla sua vocazione di poeta. Dell’Italia Goethe desidera più di tutto vedere Roma, dove giunge alla fine di ottobre del 1776 e dove alloggia in via del Corso 20, a due passi da piazza del Popolo, nell’abitazione di un amico, il pittore Tischbein, che gli dedica il ritratto (in alto). In Italia stende alcune scene del Faust e nascono anche le Elegie romane, in cui Goethe riprende il modello dei poeti elegiaci latini, Catullo, Properzio, Tibullo, e canta l’amore come gioia dei sensi, libera e innocente, priva di ogni sentimento di peccato. Redige in maniera definitiva la tragedia Ifigenia in Tauride (1787), già iniziata anni prima. È l’opera più classica di Goethe: vi domina l’ideale dell’umanesimo, incarnato dalla missione armonizzatrice e civilizzatrice che è chiamata a compiere la donna sopra la barbarie e la cieca violenza. In questi anni, Goethe vive con Christiane Vulpius, che sposerà più tardi, nel 1806, e dalla quale avrà un figlio, August.

1789-1800 – Sono gli anni dell’amicizia e del carteggio intenso con Schiller. È Schiller a esortarlo a completare il Faust, di cui nel 1790 compare un Frammento, più ampio dell’Urfaust. Solo nel 1797 Goethe scrive i due «Prologhi» e la «Dedica». Scrive anche la redazione definitiva del Wilhelm Meister. Del 1790 è anche la stesura definitiva della tragedia Torquato Tasso.

1801-1808 – Svolge attività di polemista e organizzatore culturale. Continua a lavorare al Faust, anche dopo la morte di Schiller (1805), e studia libri di demonologia. La prima parte della tragedia, così come la conosciamo oggi, appare nel 1808.

1808-24 – Le opere principali di questo periodo della tarda maturità, in anni nei quali Goethe vive molto in solitudine, sono il romanzo Le affinità elettive (1809), che ha per tema l’amore, inteso scientificamente come una legge naturale di attrazione simile a quelle chimiche; il Divano occidentale-orientale, una raccolta di liriche ispirate alla poesia orientale e accompagnate da un ampio commento, nella quale Goethe abbandona il formalismo classico per sperimentare soluzioni nuove; l’autobiografia Poesia e verità (1809-14, 1830), una benevola e ironica rievocazione delle intemperanze giovanili; il romanzo allegorico Gli anni del pellegrinaggio di Wilhelm Meister (1829), che riprende Gli anni di apprendistato con un più marcato intento didattico.

1825-32 – Nei suoi ultimi anni, sempre attivi, Goethe legge la letteratura romantica europea, ma anche quella classica orientale. Stende la seconda parte del Faust, che è la sua occupazione principale. Il manoscritto viene sigillato nel 1831, poi aperto e corretto nel gennaio del 1832. Lo scrittore muore il 22 marzo dello stesso 1832, L’opera esce alla fine dell’anno, curata da Eckermann (l’ultimo confidente e segretario di Goethe) e da Riemer. Migliaia di persone da tutta la Germania si recano a Weimar per rendergli l’estremo omaggio. Il feretro viene tumulato nella cripta ducale, vicino a quello di Schiller.

Figura di spicco della letteratura tedesca, Goethe sperimentò tutti i generi, dalla lirica alla tragedia al romanzo, lasciando in ognuno di essi un’impronta indelebile. Goethe attraversò tutte le esperienze culturali del periodo cruciale in cui visse, di cui incarnò sia le nuove tendenze preromantiche sia il gusto neoclassico. Si dedicò inoltre alle scienze e svolse intensa attività politica, rappresentando il tipo di intellettuale perfettamente integrato nella società del suo tempo.