L’Illuminismo, sorto in Inghilterra e affermatosi poi pienamente in Francia, nel resto d’Europa e nei nascenti Stati Uniti, è stato il grande movimento sociale, politico, culturale e filosofico che, in pieno Settecento, si propose di illuminare il mondo con i «lumi» della Ragione, unico strumento per conoscere la realtà e per individuare tutto ciò che è giusto e utile al progresso culturale e sociale degli uomini. Ha portato l’umanità a una maggiore consapevolezza di sé, mettendo in discussione tutti i pregiudizi ideologici, sia religiosi che sociali, e tutte le discriminazioni e le disuguaglianze tra gli uomini.
L’Illuminismo: le parole d’ordine
- sostiene la necessità di un’unione fraterna fra tutti gli esseri umani, criticando aspramente il fanatismo religioso e le guerre nazionalistiche;
- proclama l’avvento di un’epoca caratterizzata dalla felicità individuale terrena e dal progresso di tutta l’umanità.
Oggi infatti può sembrare banale dire che ognuno di noi vorrebbe essere felice, ma per quei tempi era un concetto rivoluzionario. A quell’epoca si aspirava alla salvezza e alla beatitudine eterna; nessuno aveva mai osato o neanche pensato alla possibile felicità in terra, perché tutto ciò che la procurava era vizio. Inoltre quell’80-90% di popolazione che coltivava la terra non pensava certo che ci fosse una vita diversa dall’alzarsi la mattina all’alba e andare a letto al tramonto, spesso con la pancia vuota, distrutti dalla fatica e dalle malattie.
L’Illuminismo è invece convinto che tutti gli esseri umani, indistintamente, siano dotati di Ragione; che da questo punto di vista non c’è alcuna differenza tra un re e un garzone; che tutti gli esseri umani hanno il diritto di usarla per essere felici.
- La via alla felicità è una strada che si chiama progresso: con la Ragione tutti si possono educare e ogni cosa può migliorare. E poiché la felicità pubblica e individuale non si può realizzare senza modificare la società, gli illuministi sono tutti profondamente interessati alla politica.
- In campo politico, l’Illuminismo si propone di abbattere con la Ragione le limitazioni della libertà e i privilegi del clero e degli aristocratici.
- In campo economico si afferma il liberismo basato sul libero esercizio delle attività economiche (in cui lo Stato non deve intervenire) e sulla libera concorrenza.
Illuminismo: i protagonisti e le loro idee
Montesqieu: uno dei padri della moderna democrazia
In campo politico, il pensatore più significativo dell’Illuminismo fu il filosofo, giurista e storico francese barone Charles de Montesquieu (1689-1755). Egli formulò il suo pensiero in un’opera divenuta celebre, Lo spirito delle Leggi (1748). In questo scritto egli critica le forme politiche ereditate dal passato e in particolare condanna l’assolutismo monarchico e propone invece la separazione dei poteri. A suo avviso, affinché uno Stato possa funzionare al meglio, garantendo democrazia e libertà per i cittadini, il potere legislativo (il potere di fare le leggi), il potere esecutivo (che le applica) e il potere giudiziario (che punisce chi non le rispetta) devono essere attribuiti a organismi differenti che li esercitano in modo autonomo, ma controllandosi a vicenda. Non si trattava di rifiutare la monarchia, ma di esigere che essa esercitasse poteri molto limitati. Una sorta quindi di monarchia costituzionale simile a quella inglese.
Questa intuizione è ritenuta alla base di ogni moderna democrazia, ma a quel tempo non ebbe molto successo. Anche i sovrani che avevano simpatie per gli illuministi e che attuarono riforme da loro ispirate si guardarono bene dall’accettare una limitazione dei loro poteri (si tratta dei cosiddetti sovrani illuminati, come Federico II di Prussia, Maria Teresa e Giuseppe II d’Austria, Pietro Leopoldo in Toscana, Carlo III di Borbone a Napoli). Costoro fecero proprie alcune idee dell’Illuminismo e attuarono riforme che favorirono lo sviluppo dei commerci e dell’agricoltura; resero meno disumana l’amministrazione della giustizia; garantirono le basi dell’istruzione elementare con l’apertura di scuole pubbliche. Ma le riforme attuate servirono a creare sudditi più istruiti, sani e produttivi, e a far entrare più tasse nelle casse dello Stato. Non erano finalizzate a concedere diritti politici o Costituzioni ai cittadini.
L’opera di Cesare Beccaria in campo giuridico
Nel campo del diritto e delle leggi fu importante l’opera del milanese Cesare Beccaria (1738-1794), che in un celebre libro intitolato Dei delitti e delle pene, introdusse idee e proposte alquanto innovative soprattutto riguardo al significato e al valore da attribuire alle pene. Sostenne infatti che è più importante e utile per la società prevenire i delitti, impedire in anticipo che avvengano, piuttosto che limitarsi a punirli. Per questo le pene, più che a “vendicare” i reati commessi, devono servire a dissuadere i cittadini dal compierli con la minaccia di punizioni certe. Era inoltre necessario, a suo avviso, abolire la pratica della tortura negli interrogatori perché inaffidabile (un imputato fisicamente forte potrebbe resistere al dolore e subire una pena minore, mentre uno debole confesserà qualsiasi crimine pur di porre fine alle sofferenze); infine abolire, salvo casi rari e particolarmente gravi, la pena di morte. Le idee di Beccaria ebbero un certo seguito soprattutto in alcuni Stati dove i sovrani cercarono di metterle in pratica nei loro ordinamenti giuridici.
Rousseau e la visione negativa del progresso
Un filosofo di grande successo ma dalle idee piuttosto originali e complesse fu lo svizzero Jean Jacques Rousseau (1712-1778). Contro l’idea principale dell’Illuminismo secondo cui la forza e la capacità della Ragione rendono l’uomo migliore e in grado di migliorare le proprie condizioni di vita, Rousseau sostenne che il progresso ha strappato l’uomo alla semplicità della natura e l’ha condotto verso la degenerazione e l’abiezione. Tuttavia, il rimedio che il filosofo ginevrino propone non consiste nella demolizione semplicistica della società civile e nel ritorno allo stato di natura. L’uomo, anche se libero per natura, ha bisogno di un governo che regolamenti e organizzi la sua vita in comune con i propri simili. Occorre, allora, che i cittadini rinuncino alle loro pretese e, attraverso un contratto (che Rousseau chiama contratto sociale), affidino all’autorità dello Stato il compito di governare su tutti. In questo modo – asserisce Rousseau – lo Stato finisce per esprimere la volontà generale che dovrebbe garantire il bene per tutti limitando le pretese dei singoli individui. A questa volontà tutti i cittadini devono piegarsi.
Denis Diderot e Jean-Baptiste d’Alembert
A Denis Diderot e a Jean-Baptiste d’Alembert dobbiamo il manifesto filosofico e culturale dell’Illuminismo. Essi infatti furono i curatori dell’Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri. L’opera aveva come obiettivo quello di catalogare e diffondere le conoscenze del tempo (con una particolare attenzione agli aspetti applicativi delle scienze e alle innovazioni tecnologiche), organizzate come le voci di un dizionario. L’opera comprende diciasette volumi di testi di ampio formato e undici di tavole illustrative (integrati nel 1777 e nel 1780 da ulteriori volumi). Tra gli intellettuali coinvolti spiccano i nomi di Montesquieu, Voltaire e Rousseau.

