Frankenstein di Mary Shelley, riassunto e analisi

L’opera più famosa di Mary Shelley è il romanzo epistolare Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo, che fu concepito nel 1816 sul lago di Ginevra, dove Mary, il marito Percy Shelley e Lord Byron trascorrevano l’estate, e fu pubblicato nel 1818.
Frankenstein appartiene al genere “racconto del terrore”, “gotico”, che aveva goduto di larga fortuna in Inghilterra negli ultimi decenni del Settecento.

Mary Shelley, nel comporre il suo romanzo, tenne conto degli esperimenti condotti nel XVIII secolo da Erasmus Darwin – nonno del più celebre Charles Darwin – il quale arrivò ad affermare di essere riuscito a rianimare la materia morta assemblando pezzi di cadaveri.

Durante la stesura di Frankenstein, Mary Shelley prese ispirazione sia da altri testi – tra cui “Paradise Lost” (Paradiso perduto) del 1667 di John Milton, in cui Satana, l’angelo Lucifero che si è ribellato a Dio, è un evidente richiamo al mostro che si è ribellato al suo creatore e Faust, lo scienziato tedesco reso celeberrimo dell’omonimo poema di Goethe, che in cambio della conoscenza stringe un patto col diavolo, a cui promette l’anima – sia dalla mitologia, cioè il famoso Prometeo (presente nel sottotitolo dell’autrice), che si ribella agli dèi per donare il fuoco agli uomini, mentre Victor Frankenstein, allo stesso modo del personaggio mitologico, tenta di donare agli uomini la possibilità di sfuggire alla morte. Eppoi – dalle Metamorfosi di Ovidio – così come Prometeo plasmò gli uomini dalla creta, Victor Frankenstein plasmò la sua “creatura” assemblando cadaveri.

La trama – Victor Frankenstein è un giovane scienziato ginevrino, che, spinto dall’ardore della ricerca scientifica, trova il modo di creare la vita. Costruisce così una creatura umana con pezzi di cadaveri, ma è atterrito dalla mostruosità della sua creazione. Il mostro fugge e si macchia di orribili delitti, uccidendo William, il fratello minore di Frankestein e facendo cadere la colpa sulla governante, che viene giustiziata.

Durante un’escursione sul monte Bianco, Frankenstein incontra il mostro, che si è rifugiato sulle vette, e che gli racconta la sua storia. In lui vi era una nativa bontà e gentilezza, un bisogno di amore e comunione con gli uomini; ma gli uomini lo avevano respinto e perseguitato, terrorizzati dalla sua mostruosità. L’infelicità lo aveva così reso malvagio, generando in lui il desiderio di vendicarsi del suo creatore, che non si era curato di lui.
Chiede perciò allo scienziato di creargli una compagna, che lo ami e divida con lui la sua solitudine. Frankenstein promette, e si ritira a lavorare nel desolato paesaggio nordico delle isole Orcadi; ma poi, inorridito dalla prospettiva di una progenie di mostri che possa giungere a popolare la terra, non mantiene fede all’impegno e fugge in Irlanda. Il mostro si vendica uccidendo il più caro amico, Henry Clerval, dello scienziato.

In Irlanda, Frankenstein viene arrestato con l’accusa dell’omicidio di Clerval; solo l’arrivo di suo padre permette a Victor di essere assolto e tornare a Ginevra. Qui sposa Elizabeth, che il mostro uccide la sera stessa delle nozze. Il padre di Frankenstein appresa la notizia muore di dolore. Frankenstein dà la caccia al mostro nei luoghi più remoti e selvaggi, sino ai ghiacciai dell’Artico. Ma qui, sfinito, muore, dopo aver raccontato la sua storia a Robert Walton, il capitano della nave che lo ha raccolto.

Il mostro, ormai pago della sua vendetta, ricompare, esternando sulla bara del suo creatore la sua infelicità e disperazione, e si dilegua nelle tenebre, in cerca dell’autodistruzione.

I temi del romanzo – Nel romanzo è presente il tema della scienza trasgressiva, che viola i limiti segnati per la conoscenza umana e si configura come colpa “satanica”, come smisurato peccato d’orgoglio simile a quello originario di Lucifero, che perciò non può che attirare maledizione e sventura. Lo studioso, trascinato dal suo folle orgoglio scientifico, sfida Dio, sostituendosi a lui e attribuendo all’uomo le prerogative della creazione della vita. Di qui il sottotitolo del romanzo, che allude a Prometeo, il Titano che aveva forgiato gli uomini con la creta, violando un divieto degli dèi.

Questa paura della scienza, che può creare “mostri”, percorre tutto l’Ottocento, ed è ben viva ancora oggi, in un’epoca di enorme sviluppo tecnologico.

Il romanzo è anche attraversato dal tema del doppio, che lega tra loro i destini di Frankenstein e della sua orrenda creatura. Infatti il mostro creato dallo scienziato, e che gli sfugge di mano, causa la morte del fratello, dell’amico, della moglie, del padre e quella di Frankenstein stesso; lo scienziato è costantemente ossessionato dal rimorso per tutto ciò, ed asserisce di essere lui il vero responsabile, il vero assassino.

La creazione della vita da parte di Frankenstein sarebbe allora una manifestazione mascherata e rovesciata del suo impulso di dare la morte; il mostro, in altri termini, sarebbe il suo “doppio”. In tal senso, il romanzo appare denso di anticipazioni psicoanalitiche, e precorre un altro testo capitale e famosissimo, Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde (1886) di Robert Louis Stevenson, in cui parimenti uno scienziato con i suoi esperimenti trova il modo di far emergere l’altra personalità che è in lui, quella malvagia, che prende corpo in un suo “doppio” omicida.