Dottor Jekyll

Dottor Jekyll e Mr Hyde di Robert Louis Stevenson, riassunto: breve biografia dell’autore, trama, analisi e commento del romanzo

Robert Louis Stevenson nasce a Edimburgo il 13 novembre del 1850.

Nel 1866 si iscrive alla facoltà di ingegneria della University of Edimburgh. È destinato a seguire le tradizioni della famiglia: il padre stesso è ingegnere, costruttore di fari. Ma Stevenson preferisce dedicarsi alla letteratura e abbandona gli studi.

Nel 1871 comincia a collaborare con il giornale Edimburgh University Magazine.

L’atmosfera familiare, dominata dall’ossessione del decoro vittoriano e da rigide norme morali e religiose (la madre discende da una casata di pastori e predicatori puritani) è per Stevenson irrespirabile. Nel 1873 si trasferisce allora a Londra, dove frequenta i salotti letterari. Compie un viaggio nell’Europa continentale, soggiornando a lungo in Francia.

Nel 1876 incontra Fanny Osbourne: è sposata e madre. Se ne innamora e va a vivere con lei nei pressi di Parigi.

Nel 1878 pubblica An Island Voyage – impressioni di un viaggio in canoa attraverso i fiumi e i canali della Francia settentrionale e nel 1879 è la volta di Travels with a donkey in the Cevennes (Viaggi con un asino attraverso le Cevenne). Entrambi sono ben accolti da critici e letterati.

Fanny rientra in America per ottenere il divorzio, ma giunta a San Francisco si ammala. Stevenson decide di raggiungerla, nonostante il parere contrario della famiglia e i ripetuti attacchi di tubercolosi.
Fanny scrive al padre di Stevenson, che commossso invia il suo perdono e aiuti finanziari. L’anno seguente si sposano a San Francisco e tornano in Inghilterra assieme al figlio di lei, Lloyd.

Nel 1881, Stevenson viene ricoverato in sanatorio a Davos, in Svizzera, per la cura della tubercolosi.

Gli anni 1882-83 sono segnati da un’intensa attività letteraria: pubblica The new Arabian nights, raccolta di racconti già pubblicati sulle riviste; The Silverado Squatters e The Trasure Island (L’isola del Tesoro), che gli dà la celebrità.

Tra il 1884-87 pubblica altri romanzi di successo, tra cui The strange case of Doctor Jekyll and Mister Hyde (Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde), 1886, che lo rende celeberrimo anche al di là dell’Atlantico.

Il 28 giugno del 1888 salpa da San Francisco con la moglie e il figliastro per i mari del Sud, con l’intento di trovare sollievo alla sua salute. Visita le isole Marchesi, le Haway, le Gilbert, le Samoa. Si stabilisce ad Apia, nell’isola di Samoa. Continua la sua attività di scrittore.

Muore il 3 dicembre 1894 stroncato da un attacco cardiaco.

Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde, 1886 – È considerata l’opera più importante di Stevenson, e uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi.

Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde, scritto di getto nel 1885, è nato da un incubo notturno realmente sofferto da Stevenson. È, sotto l’apparenza di «thriller» condotto in maniera abilissima, la rivelazione (che anticipa in modo sorprendente gli studi di Freud sull’inconscio) di quanto di sordido esiste nella natura umana.

Quella del dottor Jekyll è, a prima vista, la storia di un uomo retto, onesto, generoso che, attraverso una ricerca scientifica, riesce a trasformarsi a suo piacimento in un essere, Hyde, totalmente diverso, crudele, vizioso, violento, finché il lato malvagio si impadronisce definitivamente di lui fino a farlo soccombere.

Il dottor Jekyll non rappresenta e non è il Bene, anzi, come ogni essere umano, è «un incongruo miscuglio di bene e di male», influenzabile, fragile, soggetto agli impulsi più disparati. Ed è proprio qui che nasce il suo dramma, come dice egli stesso nella lunga confessione finale:
«Giorno per giorno mi avvicinai alla verità la cui scoperta doveva portarmi a un così spaventoso naufragio: che l’uomo non è in verità uno ma duplice… Due nature lottavano nella mia coscienza e a ragione potevo dire di essere l’una o l’altra: ma questo si deve al fatto che ero radicalmente tutt’e due; e da moltissimo tempo, assai prima che il corso delle mie scoperte scientifiche avesse cominciato a suggerirmi la più remota possibilità di un tale miracolo, avevo imparato ad accarezzare, come un meraviglioso sogno ad occhi aperti, l’idea di separare questi elementi…».

Ma la separazione degli elementi è non solo temporanea, ma unidirezionale; la pozione produce unicamente il male: libera Hyde dal dottor Jekyll, ma non il dottor Jekyll da Hyde.

Il dottor Jekyll non può fare a meno di Hyde, sa che rinunciando a lui soffrirebbe i desideri e gli spasmi più atroci, le angosce più terribili, sarebbe ossessionato da un solo, unico pensiero: essere completamente libero, poter dare libero corso ai propri selvaggi istinti attraverso Hyde.

Perchè nasce nella mente del dottor Jekyll l’idea di separare la parte di bene e la parte di male che egli sa presenti in lui?
«Il peggior dei miei difetti – egli dice nel capitolo finale, confidandosi all’amico Utterson – era un temperamento irrequieto e allegro che io trovo difficile conciliare col mio imperioso desiderio di andare a testa alta e di tenere in pubblico un contegno più grave del comune. Nacque così l’abitudine di nascondere i miei piaceri… con un senso di vergogna quasi morboso…».

Ecco quindi l’illustre medico, ligio alle regole della società in cui vive, assuefarsi a una «profonda duplicità di vita»; orgoglio, onore, decoro, prestigio, raggiungimento della fama e del successo lo obbligano a rivelare solo la facciata, dando di sé al mondo un’immagine vera solo in parte e costringendolo a separare «con un  taglio assai più profondo che nella maggior parte degli uomini» le regioni del bene e del male.

È, questo di Stevenson, uno degli attacchi più espliciti sferrati in quel periodo dai letterati inglesi alla morale repressiva e puritana del regime vittoriano.

Ma il dottor Jekyll rappresenta anche l’uomo che sfida coscientemente la morte nel tentativo di rompere i limiti che gli sono imposti dalla natura, nell’illusione di sostituire la creatio hominis alla creatio dei (così come nel Faust di Goethe e nel Frankenstein di Mary Shelley). E il successo è per il dottor Jekyll «un ceffone d’assoluto», lo fa credere potentissimo e invulnerabile. Ma la natura si vendica, la metamorfosi diventa automatica, involontaria: Hyde, lentamente, prende sempre più il controllo sul dottor Jekyll e le dosi di antitodo per tornare a essere il dottore sono sempre di più e capita che si trasformi anche senza la pozione e Hyde compirà parecchi atti violenti, compreso l’omicidio.

Anche se troppo tardi, il dottor Jekyll si rende conto della folle ambizione che lo ha spinto a varcare i confini del trascendente: l’unica soluzione – che la lettera assegna però a Hyde, dopo l’ultima metamorfosi – è quella di accettare la condanna per i propri delitti oppure suicidarsi.