strade romane

Furono gli Etruschi a insegnare ai Romani come costruire canali, acquedotti, ponti e strade romane perfettamente drenate. Gli Etruschi, tuttavia, si erano limitati a costruire strade ben livellate, drenate e perfettamente levigate, ma sterrate.

I Romani fecero un decisivo passo avanti: vi aggiunsero la pavimentazione. La tecnica era ben nota e in Medio Oriente era già impiegata da secoli, ma solo per brevi distanze e in località particolari. I Romani la utilizzarono per miglia e miglia su tutte le loro strade più importanti.

A partire dal IV secolo a.C., la rete stradale romana si strutturò in lunghi percorsi destinati a raggiungere in età imperiale un’area che oggi appartiene a circa 32 nazioni.

In età imperiale, infatti, quando Roma raggiunse l’apice della sua espansione territoriale, si avvertì l’esigenza di costruire nuove strade. Ben presto non vi fu area che non fosse raggiunta da una via di comunicazione. I Romani consideravano le strade, oltre che un indispensabile strumento di commercio, un importante fattore di coesione politica e culturale.

strade romane
La rete viaria in età imperiale

Prima fra le grandi arterie romane fu la Via Appia, la regina viarum. Quando nel 312 a.C. il console Appio Claudio costruì il suo primo tratto di circa 200 km, da Roma a Capua (successivamnete sarebbe stata prolungata fino a Brindisi, il porto di partenza per i viaggi diretti in Oriente), il suo obiettivo era militare: consentire agli eserciti di giungere rapidamente in Campania, a due passi da popoli bellicosi come i Sanniti (per un approfondimento leggi Roma e le guerre sannitiche).

Un secolo dopo fu messa in opera la Via Flaminia, che prese il nome da Gaio Flaminio censore nel 220 a.C., da Roma a Rimini sulla costa adriatica valicando gli Appennini in punti così ben protetti che era molto difficile potesse venir bloccata in inverno dalla neve.

Alcuni decenni dopo, il console Marco Emilio Lepido aggiunse la Via Emilia da Rimini a Piacenza (in età imperiale fu prolungata fino a Milano e ad Atene da un lato, ad Aquileia dall’altro).

La Via Aurelia, i cui lavori furono iniziati nel 144 a.C., raccoglieva il traffico diretto a nord lungo la costa occidentale e arrivava fino a Genova.

strade romane

In questo modo, intorno alla fine del II secolo a.C., la penisola italiana era percorsa in tutta la sua lunghezza da strade di prima categoria. Il passo successivo, quando Roma cominciò a estendersi fuori dell’Italia, fu di prolungare queste strade per permettere un flusso ininterrotto di soldati e messaggeri dalla capitale fino ai limiti estremi dei paesi dove giungeva l’autorità di Roma. Occorre ricordare che queste splendide arterie di grande traffico, per quanto usate da folle di mercanti e viaggiatori, erano in primo luogo costruite dall’esercito per l’esercito.

La costruzione di una strada richiedeva diverse operazioni particolarmente lunghe e complesse. Molta attenzione veniva riservata alle fondazioni, che dovevano resistere a carichi notevoli e permettere alla strada stessa di durare il più a lungo possibile con il minimo di interventi per la manutenzione.

Su un suolo pianeggiante o spianato artificialmente veniva disposto uno strato di ciottoli, che serviva a rendere compatto il terreno e a impedire il ristagno delle acque.

Al di sopra veniva disposto uno strato di sabbia e di ghiaia.

Il terzo e ultimo strato era la pavimentazione costituita da ciottoli battuti o di lastre di pietra.

Ma non tutte le strade erano interamente pavimentate, e in molti casi i tratti lastricati si alternavano a quelli in terra battuta.

Il tutto aveva uno spessore compreso tra un metro e un metro e mezzo e la larghezza normale delle strade romane più trafficate variava dai quattro ai sei metri, per consentire il passaggio di due carri simultaneamente.

I lati della carreggiata erano bordati da cunette che raccoglievano l’acqua piovana.

Gli ingegneri romani erano abilissimi nell’escogitare percorsi semplici, che si allontanassero il meno possibile dalla linea retta. Questo era possibile soprattutto in pianura. Ma non si facevano scoraggiare dagli ostacoli, nemmeno dai più ardui. Il modo più semplice di tracciare un percorso lungo le pendici di una montagna o lungo una costa impervia era il taglio della roccia. Se non c’era altra soluzione, si procedeva all’apertura di gallerie.

Nei terreni accidentati, che erano la maggior parte, le strade richiedevano una miriade di opere di ingegneria: terrapieni, muri di sostegno, contrafforti, viadotti e naturalmente le più spettacolari di tutte, i ponti, nella cui realizzazione l’ingegneria romana raggiunse livelli destinati a rimanere insuperati fino al XIX secolo.

Lungo le strade romane, soprattutto nelle zone prive di città e di villaggi, esistevano alberghi per i viaggiatori, le tabernae, dove era possibile trovare del cibo, un letto, una stalla per i cavalli, vi si lasciava e ritirava la posta (il primo sistematico servizio di posta, il cursus publicus o fiscalis, fu istituito da Augusto).

Le vie principali erano fiancheggiate da pietre miliari, lapides miliari o miliaria, che segnalavano la distanza in miglia dal miliario aureo, o pietra miliare aurea, una colonnina marmorea fatta erigere da Augusto nel 20 a.C. quando divenne curator viarum. Fu posta nel Foro romano, ai piedi del Campidoglio e da essa venivano conteggiate le miglia di tutte le strade. Da qui il proverbio popolare che recita che «Tutte le strade portano a Roma».