Poetica di Manzoni: l’utile, il vero, l’interessante

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poetica di manzoni

Secondo la poetica di Manzoni, realizzata nei Promessi Sposi, l’opera letteraria per essere tale deve avere: il vero per soggetto; l’utile per scopo; l’interessante per mezzo.

Il vero per soggetto nella poetica di Manzoni

Il vero per soggetto: l’artista deve trarre ispirazione dalla realtà e non dalla mitologia o dalla storia letteraria. I personaggi e i luoghi del romanzo sono o storici, cioè realmente esistiti, come il cardinale Federigo Borromeo; o verosimili, cioè immaginati, ma vicini alla realtà, come Renzo e Lucia.

Renzo e Lucia erano sì personaggi inventati, ma nell’epoca del romanzo (I Promessi Sposi) erano esistiti nella realtà politica e sociale del milanese tanti contadini simili a loro ed esposti a un destino non difforme dal loro.

Pertanto con l’identificazione del «vero» col «verosimile» l’impegno dello storico (recuperare e riprodurre il clima, il costume, la vita di un’età) non diminuiva, e lo scrittore acquistava la piena libertà d’invenzione e di rappresentazione.

L’utile per scopo nella poetica di Manzoni

L’utile per scopo: il fine dell’arte è l’educazione civile e morale. Questo concetto dell’utilità dell’arte, ricavato dall’Illuminismo, fu molto avvertito in Italia dove i romantici ebbero forti ideali patriottici e sentirono la necessità di diffonderli fra il popolo.

L’interessante per mezzo

L’interessante per mezzo: per attrarre l’attenzione del lettore l’opera d’arte deve contenere argomenti presi dalla vita comune e quotidiani al fine di interessare e coinvolgere il maggior numero di lettori, e non solo le persone colte, i letterati. È questa la più autentica ispirazione romantica, alla quale guarderanno innumerevoli scrittori di romanzi lungo tutto l’Ottocento.

Poiché l’opera letteraria – secondo la concezione di Alessandro Manzoni – è una narrazione che serve a migliorare gli uomini, è necessario che essa sia accessibile a tutti, non solo ai letterati.

Questo principio ispiratore spinse Manzoni alla costante ricerca di una lingua comprensibile e non per “addetti ai lavori”. Egli ne trovò il modello nel fiorentino parlato dalle persone colte.

Parallelamente, adottò uno stile medio, capace di esprime e unificare i diversi registri della narrazione. Soprattutto nella composizione del romanzo, consapevole della varietà dei piani di narrazione che lo caratterizzano, si servì di una sintassi molto varia, adattandone le possibilità espressive al livello sociale e culturale dei personaggi.