Pio XII, il papa della Seconda guerra mondiale

1830
Pio XII, il papa della Seconda guerra mondiale
13 agosto 1943, Roma bombardata per la seconda volta dalle forze alleate. Pio XII allarga le braccia al cielo e impartisce la benedizione

Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, nasce a Roma il 2 marzo 1876 da nobile famiglia. È eletto papa il 2 marzo 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale.

Prima di salire al soglio pontificio è nunzio pontificio in Baviera e nella Repubblica di Weimar; poi segretario di Stato.

Nulla è perduto con la pace, tutto può essere perduto con la guerra

Le prime preoccupazioni di papa Pio XII vanno al conflitto che si sta delineando sull’orizzonte europeo e diverse sono le sue iniziative. La più famosa è il discorso alla radio del 24 agosto 1939: «Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra». Tuttavia, i suoi interventi in favore della pace non hanno successo.

Continua lo sforzo in tal senso anche dopo l’inizio del conflitto, come dimostra la sua prima enciclica Summi pontificatus (20 ottobre 1939), in cui annuncia il concetto di «convivenza pacifica» e condanna i totalitarismi emergenti in quel periodo, in particolare il nazismo.

Falliti questi tentativi cerca di evitare l’entrata in guerra dell’Italia. Pio dodicesimo si reca allora dal sovrano in visita solenne il 28 dicembre 1939; nell’aprile 1940 invia a Mussolini una lettera autografa facendo inutilmente appello al suo senso di responsabilità.

Papa Pio XII tenta anche di migliorare le relazioni con la Germania su richiesta dell’episcopato tedesco, nella speranza di mitigare le persecuzioni naziste contro la Chiesa tedesca e polacca; incontra però l’opposizione del regime di Hitler.

Qualsiasi conciliazione diventa poi impossibile dopo le condanne pronunciate dal Sant’Uffizio nel dicembre 1940 contro l’eutanasia adottata in Germania al fine di uccidere i Lebensunwerte («non meritevoli di vita»); e nel febbraio 1941 contro la sterilizzazione coatta decisa dal nazismo.

Oggetto di aspre polemiche è il successivo silenzio di Pio XII riguardo alla situazione nei Paesi occupati dalla Germania; ai campi di concentramento tedeschi; allo sterminio degli ebrei e dei prigionieri di guerra.

Negli ultimi anni del conflitto e nell’immediato dopoguerra, Pio dodicesimo svolge un’importantissima opera di aiuti alle popolazioni colpite dal conflitto, ai profughi, ai deportati, ai dispersi, sia utilizzando le risorse del Vaticano sia soprattutto sollecitando le partecipazioni dei governi, delle organizzazioni internazionali religiose e laiche; la stessa città del Vaticano diventa rifugio di perseguitati.

Preoccupato per la sorte di Roma, Pio XII cerca sin dall’inizio del conflitto di ottenere che la capitale italiana sia considerata «città aperta» e preservata dai bombardamenti; ma gli Alleati, a lungo incerti, rifiutano la proposta. Così il 19 luglio e il 13 agosto 1943 Roma subisce i primi bombardamenti.

In quelle occasioni, Pio XII accorre personalmente tra le macerie dove porta il proprio conforto e partecipa alla distribuzione di viveri ai sinistrati; si conquista la riconoscenza del popolo romano. Il 5 giugno 1944, giorno successivo alla Liberazione, un’enorme folla riunita in piazza San Pietro lo acclama defensor civitatis.

All’indomani della guerra, Po XII lotta contro l’avanzata del comunismo, scomunicando i suoi sostenitori.

Nell’Anno Santo del 1950 promulga il dogma dell’Assunzione di Maria Vergine. Permette la celebrazione della messa anche nelle ore vespertine e riduce gli obblighi del digiuno eucaristico.

Pio XII muore il 9 ottobre 1958.