Conquistadores e genocidio degli indios

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Conquistadores e sterminio degli incas

Chi erano i conquistadores

I conquistadores, i “conquistatori”, erano soldati e avventurieri (soprattutto spagnoli e portoghesi) che, dopo la scoperta dell’America (1492), diedero inizio a spedizioni di conquista, animati dal desiderio dell’oro. Le loro spedizioni furono quasi sempre finanziate dalla monarchia spagnola.

I conquistadores trattarono gli indios in modo disumano; saccheggiarono città e villaggi; obbligarono migliaia di indigeni a estrarre l’oro e l’argento in condizioni terribili.

Il primo conquistador fu Hernán Cortés. Sbarcò in Messico nel 1519 e annientò gli Aztechi. Poi si diresse nello Yucatan e sottomise i Maya.
Un altro conquistador fu Francisco Pizarro, che scese in Perù. Qui si estendeva l’immenso impero degli Inca. Pizarro fece prigioniero il loro imperatore Atahualpa, lo costrinse a pagare un enorme riscatto, che gli confermò la presenza di immense quantità d’oro, poi lo uccise.
La resistenza degli Inca durò ancora 35 anni ma alla fine anch’essi furono soggiogati.

Il genocidio degli indios a opera dei conquistadores

Dopo la conquista, gli immensi spazi sottratti alle popolazioni native vennero divisi in grandi latifondi, le encomiendas. In esse i nuovi proprietari, in cambio del versamento alla corona spagnola di una rendita, avevano la libertà di sfruttare gli indios, considerate razze inferiori da cristianizzare.

Alla popolazione locale vennero così imposte la religione cattolica e la lingua spagnola o portoghese. L’evangelizzazione del Centro e del Sudamerica fu affidata dal Papato ai sovrani di Spagna e Portogallo. A loro volta, i sovrani fecero affidamento su alcuni ordini religiosi: i domenicani, i francescani e i gesuiti.

Tra essi ci fu chi collaborò con i conquistadores nella sottomissione, anche violenta, degli indios, come ci fu chi intervenne a loro favore, come il domenicano Bartolomeo de Las Casas (1484-1566). Bartolomeo scrisse la Brevissima relazione sulla distruzione delle Indie (1542) e la Storia generale delle Indie (1547) per denunciare le violenze perpetrate nei confronti delle popolazioni indigene.
Da menzionare anche l’esperimento gesuita delle reducciones.

All’arrivo dei conquistadores, gli indios presenti nell’America centrale e meridionale erano milioni. Ma ben presto furono decimati a causa dei lavori forzati in miniera e nelle piantagioni e dalle malattie che l’uomo bianco trasmetteva loro, ma contro le quali essi non possedevano difese immunitarie.

Nei domini spagnoli le popolazioni locali si ridussero di circa il 90% già nella prima metà del XVI secolo. Fu un vero e proprio genocidio, cioè una sistematica e pressoché totale distruzione del loro gruppo etnico.

Dopo il genocidio degli indios la tratta degli schiavi

Per supplire alla scarsità di manodopera locale, si fece allora ricorso al commercio degli schiavi, deportati in massa dall’Africa centro-occidentale. Fu così organizzata la drammatica tratta degli schiavi, che vide coinvolti milioni di uomini, donne e bambini. Per un approfondimento leggi Tratta degli schiavi e commercio triangolare.