Appena sbarcato, Hernán Cortés incontrò una comunità di Indios poveri e pacifici, che lo accolsero con cordialità e gli si sottomisero; il loro re gli svelò l'esistenza di un popolo potente e terribile poco distante, che terrorizzava i popoli soggetti pretendendo vittime per i suoi sacrifici umani.
Tenochtitlan (oggi Città del Messico) raffigurata in un affresco del famoso pittore del Novecento Diego Rivera.

La caduta degli Aztechi fu determinata dallo spagnolo Hernán Cortés e i suoi uomini alla conquista dei territori e delle ricchezze del Nuovo Mondo.

Il conquistador Hernán Cortés sbarcò in Messico il 22 aprile 1519 alla testa di 500 soldati e 100 marinai. Aveva 34 anni, era di modi cortesi ma gelido di carattere, sempre lucido e rapido nelle decisioni e dominato da una grande ambizione. Portava con sé armi da fuoco (archibugi e qualche cannone), cavalli (animali sconosciuti in America) e cani da combattimento.

Hernàn Cortés
Hernan Cortés

 

Appena sbarcato, Hernán Cortés incontrò una comunità di Indios poveri e pacifici, che lo accolsero con cordialità e gli si sottomisero; il loro re gli svelò l’esistenza di un popolo potente e terribile poco distante, che terrorizzava i popoli soggetti pretendendo vittime per i suoi sacrifici umani.
Poi gli regalò una donna, per gli spagnoli donna Marina. Coraggiosa e intelligente, Marina divenne la compagna del conquistador; imparò lo spagnolo facendogli da interprete e fu lei a suggerirgli molte delle astuzie che gli consentirono di annientare quel popolo che tutti ritenevano invincibile: gli Aztechi.

L’imperatore che visse e morì durante la conquista di Hernán Cortés si chiamava Montezùma; era molto giovane e molto tormentato.

Da una decina di anni il territorio azteco veniva impoverito da una serie di carestie, alcuni dei popoli soggetti cominciavano a ribellarsi e diversi fenomeni venivano interpretati dai sacerdoti come presagi di sventura.
Proprio gli avvertimenti divini trasmisero a Montezùma una fatale rassegnazione che lo indusse a non reagire militarmente alla minaccia rappresentata dai conquistadores.

Quando i suoi guerrieri cominciarono ad avvistare Cortés che si arrampicava faticosamente con i suoi compagni lungo i sentieri che portavano all’altopiano, sarebbe stato facilissimo annientare dall’alto quella piccola schiera in difficoltà. Montezùma invece la credette la scorta di Quetzalcòatl, un dio azteco che, secondo il mito, era partito dal Messico, promettendo di tornare per restituirgli la prosperità. Di conseguenza respinse i piani di attacco dei suoi consiglieri e accolse amichevolmente Hernán Cortés offrendogli splendidi doni, che avrebbero dovuto placarlo e che ottennero invece l’effetto di raddoppiare la sua cupidigia. Hernán Cortés arrivò fino a prendere prigioniero Montezùma come ostaggio (che fu giustiziato qualche tempo dopo). Nonostante ciò, Montezùma continuò a frenare le decine di migliaia di Aztechi che, nonostante le armi da fuoco, avrebbero ancora potuto annientare i cinquecento spagnoli.

Nel frattempo, donna Marina era riuscita a stringere un’alleanza con uno dei popoli soggetti all’impero e Cortés aveva fatto arrivare rinforzi da un avamposto spagnolo sulla costa.
La capitale Tenochtitlàn (oggi Città del Messico) fu assediata e, dopo tre mesi, quando ormai i suoi difensori erano decimati dalla fame e dalle malattie, fu espugnata: era il 13 agosto 1521.

13 agosto 1521: Tenochtitlàn viene conquistata dagli spagnoli di Hernàn Cortés.
13 agosto 1521: Tenochtitlàn viene conquistata dagli spagnoli di Hernàn Cortés.

Per gli Aztechi non ci fu alcuna pietà: dopo aver assistito ai sacrifici umani Hernán Cortés e i suoi erano convinti di trovarsi di fronte al demonio in persona.

Sacrificio umano, 1550 [dal Codice Magliabechiano, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze]
Sacrificio umano, 1550
[dal Codice Magliabechiano, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze]
Un sacerdote affonda un coltello rituale di ossidiana (gli Aztechi non sapevano fondere i metalli) nel petto di un uomo sdraiato sull’altare, ne estrae il cuore, poi fa rotolare il corpo giù per i gradini del tempio dove è smembrato e distribuito a un gruppo di guerrieri che ne addentano le carni. Con questo cannibalismo rituale essi credevano di impadronirsi della forza dell’uomo ucciso e di diventare invincibili: è quanto videro Cortés e i suoi uomini.

Questo argomento è tratto da Riassunti di Storia – Volume 5 di Studia Rapido. L’Ebook è in vendita su Apple Store, Amazon Kindle e Google Books