Montezuma, imperatore degli Aztechi

L’imperatore degli Aztechi Montezuma nacque intorno al 1466; nel 1502 fu scelto per succedere come ottavo tlatoani (imperatore) a suo zio Axayacatl.

L’imperatore Montezuma condusse personalmente molte campagne militari: cercò infatti di consolidare la grande espansione territoriale dei suoi predecessori, assoggettando i territori ancora autonomi. Alcune aree importanti, come la valle di Tlaxcala, tuttavia, non furono mai conquistate, nonostante i numerosi tentativi.

Montezuma ebbe due mogli e numerose concubine, tutte di nobili origini; dalle prime ebbe diciannove figli, undici maschi e otto femmine (tra cui Isabel Montezuma, che in seguito ebbe una bambina dal conquistatore Hernán Cortés), dalle seconde un centinaio.

Secondo le cronache spagnole successive alla conquista, nei dieci anni precedenti all’arrivo del conquistador Hernán Cortés, si ebbero otto presagi nefasti, che avrebbero fatto pensare che presto l’Impero azteco avrebbe attraversato periodi difficili, mentre dalla costa orientale dell’Impero giungevano sempre più spesso voci dell’avvistamento di visitatori dalla pelle chiara che viaggiavano su «torri alate». In effetti, nel marzo 1519, Hernán Cortés sbarcò nell’odierna Veracruz. Montezuma volle ricevere cordiamente i misteriosi visitatori e così inviò funzionari di alto rango che portavano ricchi doni e omaggiarono Hernán Cortés con le insegne del dio Quetzalcóatl.

Infatti, gli Aztechi, e Montezuma per primo, avevano identificato gli Spagnoli con alcune divinità e, in particolare, Hernán Cortés proprio con Quetzalcóatl, un dio bianco e barbuto, che, sparendo sopra l’oceano, aveva promesso di tornare per reclamare il suo regno.

Il 16 agosto 1519, Hernán Cortés, con un piccolo esercito di uomini armati di moschetti e cannoni e cavalli (animale sconosciuto agli Aztechi), partì verso Tecnochtitlán. In sole due settimane sconfisse la resistenza indigena della zona di Tlaxcala: Montezuma non ci era riuscito neanche in dieci anni.

Tra massacri, saccheggi e tentativi di ingraziarsi i capi locali in un’alleanza anti-azteca, l’avanzata degli Spagnoli continuò senza sosta e Montezuma e Cortés si incontrarono nei pressi della capitale l’8 novembre 1519. L’imperatore azteco omaggiò Cortés con ricchi doni e, secondo le cronache del tempo, gli offrì il suo regno rivolgendoglisi come se fosse Quetzalcóatl.  Non sappiamo se lo fece davvero: verosimilmente, egli aveva semplicemente paura di uomini che sembravano invincibili militarmente; probabilmente furono proprio il senso pratico e considerazioni militari a suggerire all’imperatore di far entrare gli Spagnoli in città senza opporgli resistenza.

Montezuma e i suoi consiglieri, comprendendo l’interesse dei conquistatori per l’oro, sperarono di potersela cavare concordando il pagamento di un tributo, ma Cortés e i suoi missionari chiedevano anche l’abbandono della pratica dei sacrifici umani, la demolizione delle immagini delle divinità locali e la loro sostituzione con quelle della Vergine e dei santi, la conversione al cattolicesimo.

L’uccisione di sette spagnoli, sulla costa, fornì a Cortés il pretesto per fare prigioniero Montezuma, assicurandosi l’obbedienza dei suoi sudditi. Da allora, fu Cortés il vero sovrano. Montezuma, ormai asservito, accettò persino di consegnare all’imperatore Carlo V tutti i suoi domini, di regalare ai conquistatori il contenuto della stanza del tesoro e di far mettere un altare della Vergine Maria nel tempio principale della città. Cortés distrusse personalmente alcune immagini di divinità locali, alienandosi definitivamente le simpatie degli Aztechi.

Gli animi si accesero ulteriormente quando Pedro de Alvarado, che governava la capitale mentre Cortés era fuori città per domare una ribellione fra i suoi uomini, sentendosi minacciato dalla superiorità numerica degli indigeni, ordinò il massacro di centinaia di nobili nel tempio.

La popolazione azteca, furiosa, insorse e cominciò l’assedio del palazzo che ospitava gli Spagnoli e Montezuma. Cortés rientrò immediatamente per placare la ribellione, ma l’assedio durò una settimana. Ormai privo di ogni potere, Montezuma morì proprio in quei giorni, il 29 giugno 1520.

Le circostanze della sua morte sono poco chiare. Secondo le cronache spagnole, l’imperatore si era affacciato da uno dei balconi del palazzo per cercare di calmare la folla ma il popolo gli lanciò frecce e pietre: sarebbe morto per le conseguenze delle ferite pochi giorni dopo, rifiutando le cure. Secondo altri racconti, Montezuma fu ucciso dagli stessi Spagnoli: non ritenendolo più utile, lo avrebbero costretto a ingerire oro fuso e avrebbero poi utilizzato la versione della lapidazione.

Ad ogni modo, di lì a poco, l’Impero azteco fu sottomesso dagli Spagnoli.