Shoah significato e storia sullo sterminio degli ebrei

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shoah significato e storia sullo sterminio degli ebrei

Il significato di Shoah e breve storia sullo sterminio del popolo ebraico operato dai nazisti nel corso della seconda guerra mondiale.

Shoah significato del termine

Il significato di Shoah è «distruzione, catastrofe». Si usa il termine Shoah per indicare lo sterminio del popolo ebraico in Europa tra il 1933 e il 1945, quando in Germania dominava il Nazismo e in Italia il Fascismo.

In quegli anni molti ebrei, giudicati di razza inferiore, furono privati progressivamente dei loro diritti; durante la seconda guerra mondiale furono deportati in massa nei campi di concentramento. Si calcola che furono 6 milioni gli ebrei che persero la vita.

Shoah significato e storia dello sterminio del popolo ebraico

Dal 1933 al 1935 i nazisti scatenarono una violenta propaganda per diffondere tra i tedeschi l’ostilità verso la comunità ebraica.

Hitler credeva infatti nell’esistenza di una razza superiore e conquistatrice, quella ariana, progressivamente inquinatasi per la commistione con le razze «inferiori».

I caratteri originari dell’arianesimo si erano per lui conservati solo nei popoli nordici, in particolare nel popolo tedesco, che avrebbe dovuto dunque dominare sull’Europa e sul mondo. Per realizzare questo sogno era necessario dapprima schiacciare i nemici interni, prima fra tutti gli ebrei. Essi erano considerati, in quanto «popolo senza patria», causa e simbolo vivente della decadenza della civiltà europea.

Gli ebrei tedeschi sono discriminati

Gli ebrei erano allora in Germania una ristretta minoranza: circa 500 000 su una popolazione di oltre 60 milioni di abitanti. Erano per lo più commercianti, liberi professionisti, intellettuali e artisti; molti avevano posizioni di prestigio nell’industria e nell’alta finanza.

Nei confronti di questa minoranza la propaganda nazista riuscì a risvegliare quei sentimenti di ostilità – contro la diversità etnica e religiosa e contro il presunto privilegio economico – che erano largamente diffusi, soprattutto fra le classi popolari, in tutta l’Europa centro-orientale.

Nel 1933 furono esclusi dagli impieghi pubblici e dalle professioni medica e legale. Alla discriminazione legale si aggiunse una crescente emarginazione dalla vita sociale creata spontaneamente dai cittadini. Molti commercianti infatti vietarono loro l’ingresso nei bar e nei negozi; elettricisti, falegnami, idraulici ebrei persero la loro clientela; gli artisti non trovarono più ingaggi per esibirsi in pubblico.

Dalla discriminazione alla persecuzione

La discriminazione fu sancita il 15 settembre 1935 con l’emanazione da parte del governo nazista delle Leggi di Norimberga. Gli ebrei persero la cittadinanza tedesca e i diritti politici e civili. Si convalidò formalmente per gli ebrei la condizione di «razza inferiore», dichiarandoli Untermenschen cioè «sottouomini».

La persecuzione antisemita subì un’ulteriore accelerazione dopo che il 7 novembre 1938 un ebreo polacco uccise un diplomatico tedesco a Parigi. L’assassinio scatenò in tutta la Germania un vero e proprio pogrom, ossia una serie di violenze su larga scala contro la popolazione ebraica.

Tra il 9 e il 10 novembre 1938, nella cosiddetta notte dei cristalli, furono infrante le vetrine dei negozi degli ebrei, distrutte le sinagoghe, incendiate le abitazioni, arrestati, feriti, uccisi ebrei in tutta la Germania. Da allora fu un crescendo di violenze di fronte a un’opinione pubblica sostanzialmente indifferente.

La soluzione finale della questione ebraica

Finché, a guerra mondiale già iniziata (la seconda), Hitler prese la decisione di procedere allo sterminio della popolazione ebraica.

Lo sterminio si articolò in due grandi operazioni. La prima si realizzò durante l’invasione dell’Urss, nel giugno del 1941: tutta la popolazione ebraica presente nei territori sovietici fu uccisa.

Nel corso del 1942 si avviò invece la deportazione nei lager degli ebrei dell’Europa occidentale, centrale e sud orientale. Era l’attuazione della cosiddetta «soluzione finale della questione ebraica» decisa il 20 gennaio 1942 dai più stretti collaboratori del Führer riuniti a Gross-Wannsee, un sobborgo di Berlino.

In quella sede calcolarono in circa 11 milioni gli ebrei residenti in Europa: circa 6 milioni sarebbero morti in campi di sterminio.

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