Carlo V d’Asburgo nacque il 24 febbraio 1500 a Gand (nell’attuale Belgio) da Filippo d’Asburgo, detto il Bello e da Giovanna di Aragona e Castiglia, conosciuta come Giovanna la Pazza. Il nonno paterno era Massimiliano I d’Asburgo, imperatore del Sacro romano impero germanico; il nonno materno era Ferdinando II d’Aragona (detto Ferdinando il Cattolico), re di Spagna.
Carlo V d’Asburgo regnò dal 1519 al 1556 su un impero sul quale, come amava ripetere egli stesso, non tramontava mai il sole. Profondamente cattolico, sognava di governare in pace, invece il suo regno fu segnato da continue guerre, combattute soprattutto con il regno di Francia. L’imperatore inoltre dovette confrontarsi con la Riforma protestante e con la ribellione dei principi tedeschi di fede luterana, intenzionati a rendersi autonomi dall’autorità imperiale. Carlo V abdicò da tutti i suoi titoli nel 1556, cedendo la Spagna, le Fiandre, i territori italiani e le colonie americane al figlio Filippo. Lasciò invece al fratello Ferdinando i territori austriaci e la corona imperiale. Due anni dopo, nel 1558, morì.
Eredità e impero: come Carlo V ottenne i vastissimi domini
Nel 1506 Carlo d’Asburgo ereditò dal padre (Filippo il Bello) i Paesi Bassi, il Lussemburgo, l’Artois e la Francia Contea; 1516 ereditò dal nonno materno (Ferdinando II) il regno di Spagna, con i domini italiani e le colonie americane; nel 1519 ereditò dal nonno paterno (Massimiliano I) la corona austriaca e il diritto all’elezione imperiale. L’altro aspirante alla dignità imperiale era Francesco I di Francia. Carlo riuscì a prevalere perché, grazie all’appoggio finanziario del banchiere Jakob Fugger, poté comprare il voto dei sette principi elettori.
I nemici dell’unità imperiale
Carlo V si proponeva di restaurare l’autorità imperiale sull’Europa. Il suo progetto però era destinato a fallire, perché c’erano reali motivi di debolezza.
In primo luogo i suoi possessi, troppo dispersi, mancavano di coesione, non solamente perché lingua, costumi e privilegi erano diversi, ma anche per l’effettiva distanza che li separava gli uni dagli altri e che costringeva il sovrano a viaggi frequentissimi e spossanti. Fu quindi costretto a delegare i suoi poteri a reggenti (Margherita d’Austria, sua zia, e Maria d’Ungheria, sua sorella, nei Paesi Bassi; Adriano di Utrecht, futuro papa Adriano VI, in Spagna).
In secondo luogo c’era l’ostilità del re di Francia Francesco I che gli contendeva il dominio sull’Italia e sulla Borgogna. In terzo luogo c’era la minaccia dei Turchi ottomani, in lotta con le flotte europee per il predominio nel Mediterraneo; infine c’era lo scontro con i principi tedeschi che avevano aderito alla Riforma protestante e che contestavano l’universalità della Chiesa e dell’imperatore.
Le guerre d’Italia tra Carlo V e Francesco I
In base al Trattato di Noyn (1516) alla Spagna era stato attribuito il Regno di Napoli e di Sicilia e ai Francesi il Ducato di Milano. Ma il Ducato di Milano controllava i porti liguri – Genova in particolare – che mettevano in comunicazione la penisola iberica e la Pianura padana. Se per Carlo V era vitale il controllo di questo corridoio strategico, per Francesco I era vitale impedire che esso cadesse in mani spagnole, per evitare il completo accerchiamento.
Nel 1521 Carlo V scese in Italia per riconquistare Milano: sconfisse i Francesi a Pavia (1525) e prese il re Francesco I come ostaggio. Il re francese fu deportato in Spagna e costretto a firmare il trattato di Madrid (1526) con il quale, in cambio della libertà, s’impegnò a concedere a Carlo V Milano e la Borgogna.
Tuttavia, una volta liberato, Francesco I non rispettò gli accordi; disse che il trattato di Madrid gli era stato estorto. Diede quindi vita a un’alleanza antiasburgica, la Lega di Cognac (1526) cui aderirono l’Inghilterra di Enrico VIII, il papa Clemente VII (della famiglia Medici), Firenze, Milano e Venezia.
L’imperatore allora con il suo esercito, formato in gran parte dai Lanzichenecchi luterani, giunse sino a Roma e la saccheggiò (per un approfondimento leggi I Lanzichenecchi e il Sacco di Roma 1527).
Intanto cresceva la protesta per la sorte del papa che si era dovuto rifugiare in Castel Sant’Angelo praticamente ostaggio delle forze imperiali. Si giunse così al Trattato di Barcellona (1529). Con questo trattato Carlo V:
- si impegnò a far restituire al papa tutte le terre che gli erano state sottratte;
- si impegnò a ripristinare in Firenze il governo dei Medici;
- ottenne in cambio il riconoscimento dei suoi possessi d’Italia e l’incoronazione imperiale dalle mani del papa (1530), che avrebbe consacrato definitivamente il suo ruolo e il suo prestigio.
Nello stesso anno (1529) Carlo V e Francesco I firmarono la pace di Cambrai: l’imperatore rinunciava alle pretese sulla Borgogna, mentre il re di Francia gli riconosceva il possesso di Milano, a capo del quale restò Francesco II Sforza, con la condizione che alla sua morte sarebbe stato annesso agli Spagnoli.
La ripresa della guerra e la definitiva rinuncia francese ai territori italiani
Nel 1535 morì Francesco II Sforza e Milano passò agli Spagnoli. Si riaccese la lotta con la Francia, che ne uscì sconfitta anche per l’intervento, a fianco dell’imperatore, del re d’Inghilterra Enrico VIII.
Il re di Francia riuscì comunque a firmare una pace favorevole a Crépy nel 1544: Milano alla Spagna, Savoia e parte del Piemonte alla Francia.
Nel 1547 Francesco I morì. Il suo successore Enrico II riprese la guerra contro Carlo V. La guerra fu sospesa nel 1556, allorché Carlo V abdicò, affidando la corona d’Austria al fratello Ferdinando I e la corona di Spagna con tutti i suoi domini al figlio Filippo II.
La guerra riprese nel 1557 tra il re di Francia Enrico II e il re di Spagna Filippo II. La battaglia di San Quintino (1557) condotta da Filippo II di Spagna vide la definitiva sconfitta dei Francesi sanzionata dalla pace di Cateau-Cambrésis (1559) con la quale la Francia rinunciò a ogni pretesa sui territori italiani e sancì il dominio spagnolo in Italia.
Carlo V e la minaccia turca
Una delle insidie all’egemonia di Carlo V fu rappresentata dall’espansione dei Turchi Ottomani. Essi, guidati da Solimano I, raggiunsero il cuore dell’Europa: occuparono quasi tutta l’Ungheria entrata a far parte dei domini asburgici, ed assediarono Vienna. Carlo V riuscì a salvare l’Austria, ma l’Ungheria diventò turca. L’imperatore reagì conquistando nel 1535 Tunisi, ma poi le flotte cristiane vennero sconfitte.
Carlo V e la Riforma protestante
Carlo V dovette pure scontrarsi con la difficile questione della Riforma protestante, in Germania.
La Riforma si era trasformata da movimento di contestazione religiosa in movimento di contestazione sociale e politica. I principi tedeschi aderirono infatti alla Riforma per contrastare i progetti di accentramento politico dell’imperatore.
Malgrado i tentativi di riconciliazione da lui promossi, si giunse allo scontro armato tra Carlo V e i principi protestanti, uniti nella Lega di Smalcalda (dal nome della città in cui il patto fu stipulato). L’imperatore li sconfisse nella battaglia di Mühlberg nel 1547. Tuttavia, di lì a poco, l’anziano imperatore decise di scendere a patti con i luterani, avendo compreso che non li avrebbe mai sconfitti con le armi. Con la Pace di Augusta del 1555 venne sancita la divisione della Germania tra cattolici e luterani e si affermò l’obbligo per i sudditi di seguire la confessione del loro sovrano (per un approfondimento leggi La Pace di Augusta e il cuius regio eius religio).
L’abdicazione di Carlo V e la divisione dell’impero in due parti
Carlo V si rese conto che il suo sogno di affermare in tutta Europa il predominio imperiale non era realizzabile. Perciò nel 1556, stanco, deluso, logorato da tanti anni di guerre, abdicò. Divise il suo immenso impero in due parti: al figlio Filippo II assegnò la corona di Spagna con le colonie americane, i Paesi Bassi e i possedimenti spagnoli in Italia; al fratello Ferdinando I invece lasciò l’Austria, la Germania e il titolo di imperatore.
La morte di Carlo V
Poi, si ritirò nel monastero spagnolo di Yuste, dove morì nel 1558.

