riforma protestante
Riforma protestante: si pone come atto di inizio il 31 ottobre 1517, data dell'affissione nel portale della cattedrale di Wittenberg delle 95 tesi sulle indulgenze da parte di Martin Lutero.

Riassunto di Storia schematico e completo su: la Riforma protestante e la diffusione delle nuove dottrine luterana e calvinista, in particolare la diffusione della Riforma in Inghilterra.

Inizio e termine della Riforma protestante

Come atto di inizio della Riforma protestante si pone il 31 ottobre del 1517, data dell’affissione nel portale della cattedrale di Wittenberg delle 95 tesi di Martin Lutero, alla vigilia di Ognissanti; come data di epilogo il 1564, data della morte del riformatore Giovanni Calvino.

I mali della Chiesa

I mali della Chiesa erano da sempre sotto gli occhi della gente:

  • il concubinato degli ecclesiastici;
  • la simonia;
  • il cumulo delle rendite e dei benefici;
  • il malcostume dei sacerdoti (libertà sessuale, ubriachezza, corruzione, ecc.);
  • la loro ignoranza (spesso i curati non sapevano leggere, ignoravano il latino, amministravano male i sacramenti e celebravano in modo approssimativo i riti);
  • la diffusa pratica della vendita delle indulgenze (riduzioni di pena per la durata del soggiorno in Purgatorio).

Ormai da più parti si invocava dunque il ritorno alla purezza del cristianesimo antico.

Il carattere internazionale della Riforma protestante

La Riforma protestante ebbe carattere internazionale. Infatti, i punti d’irradiazione furono ben quattro:

  • Wittenberg, dove operarono Martin Lutero, Filippo Melantone (1497-1560) e altri teologi;
  • Zurigo, dove operò Ulrico Zwingli, coadiuvato da un valido gruppo di collaboratori;
  • Strasburgo, dove emerse la figura di Martin Bucero;
  • Ginevra, dove spiccò la figura e il pensiero di Giovanni Calvino.

La Riforma protestante in Inghilterra

Un discorso particolare merita la diffusione della Riforma in Inghilterra.

Enrico VIII (1509-1547) nel 1529 chiese al papa lo scioglimento del proprio matrimonio con Caterina d’Aragona, che non gli aveva dato un erede maschio.

Di fronte al rifiuto di Clemente VII, Enrico VIII nel 1535, attraverso l’Atto di supremazia, si fece proclamare dal Parlamento capo supremo della Chiesa d’Inghilterra (Chiesa anglicana), sostituendosi al pontefice nel governo della Chiesa inglese. Fece giustiziare chi gli si opponeva (come ad esempio il vescovo Giovanni Fisher e l’ex-lord cancelliere Tommaso Moro); cominciò a perseguitare gli appartenenti agli ordini religiosi; fece chiudere monasteri e conventi e confiscò le loro terre, vendendole poi a ricchi nobili e borghesi.

Sottrasse così l’Inghilterra al controllo papale ma conservò la struttura dogmatica cattolica (mantenendo tutti i sacramenti e nominando direttamente i vescovi), senza accogliere i principi del protestantesimo (per un approfondimento leggi Enrico VIII e la Riforma nel Regno d’Inghilterra).

Alla riforma protestante aderirono altri Paesi, tra questi l’Italia

La Riforma protestante, sia nella versione luterana sia nella versione calvinista, approdò in Svezia, in Danimarca, in Norvegia, in Francia, in Scozia e nei Paesi Bassi settentrionali. Ad essa aderirono in parte anche Polonia e Ungheria.
Il protestantesimo giunse anche in Italia.

La risposta della Chiesa cattolica alla Riforma protestante

La risposta della Chiesa cattolica alla Riforma protestante fu il Concilio di Trento, nel corso del quale si gettarono le basi della Controriforma.

Questo argomento è tratto da: Riassunti di storia-volume 6 (eBook).