simon mago e il termine simonia
Filippino Lippi, La disputa di Simon Mago, 1482-1485, Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci

Chi era Simon Mago? E perché da lui derivano i termini Simoniaci e Simonìa?

Quella di Simon Mago è una figura avvolta dalla leggenda, citato dalla letteratura apocrifa cristiana, e dagli Atti degli apostoli.

Simon Mago nacque nella regione della Samaria intorno al 37 d.C. Ad Alessandria apprese l’arte della magia e per professione praticò arti magiche e occulte. Incantato dalle prediche del diacono cristiano Filippo, chiese e ottenne di essere battezzato.

Negli Atti degli apostoli (8, 9-20) si narra che cercò di comperare con il denaro dagli apostoli Pietro e Giovanni il potere di imporre le mani per donare lo Spirito Santo, ma incorse nelle ire di Pietro, che così gli si rivolse: «Pecunia tua tecum sit in perditionem, quoniam donum Dei existimasti pecunia possideri» [«Il tuo denaro vada con te in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si potesse acquistare con il denaro»].

Altre testimonianze riferiscono la presenza di Simon Mago a Roma durante i regni degli imperatori Claudio e Nerone, dove ottenne fama e gloria, ma dove fu sfidato a un confronto pubblico da Pietro e Paolo di Tarso, rimettendoci la pelle in due diverse versioni:

  • o perché si fece seppellire per dimostrare di poter risorgere dopo tre giorni, cosa che non avvenne, perché morì nella tomba;
  • o perché durante una dimostrazione di levitazione al Foro romano davanti a Nerone, grazie alle preghiere di Pietro e Paolo di Tarso, precipitò da grande altezza, morendo sul colpo.

Dal nome di Simone si dissero simoniaci coloro che peccano vendendo o comprando le cose sacre (i beni spirituali e gli uffici ecclesiastici) e derivò la parola simonìa (il commercio dei beni spirituali: i sacramenti, le preghiere, le buone opere…).

La simonìa è un peccato che ha tanta parte nella storia della civiltà medievale e si trova alla base sia dei grandi conflitti tra i poteri religioso e laico (si pensi alla lotta per le investiture) sia delle polemiche tra correnti ortodosse ed ereticali in seno alla Chiesa. La simonìa fu fortemente criticata anche da Martin Lutero nelle sue 95 Tesi affisse nel 1517 sulla porta principale della chiesa di Wittenberg.

Dante colloca Simon Mago nella terza bolgia infernale (Inferno XIX, 1-6), dove scontano la loro pena i simoniaci conficcati in buche ricavate nella pietra: la testa e il busto stanno dentro la roccia, mentre le gambe sporgono in fuori e le piante dei piedi sono bruciate dalle fiamme. Ogni volta che arriva un nuovo peccatore, questi spinge più giù dentro le fessure della pietra quello che sporgeva fuori, prendendone il posto.