Pia dei Tolomei, gentildonna senese, compare nel V canto del Purgatorio, nella seconda balza dell’Antipurgatorio, dove si trovano le anime dei negligenti morti di morte violenta e pentitisi sul punto di morte. Costrette a rimanere nell’Antipurgatorio per un numero di anni pari a quelli che vissero (prima di accedere al Purgatorio vero e proprio), camminano cantando il Miserere. Tra quelle anime c’è Pia de’ Tolomei, fatta uccidere dal marito intorno al 1297, che chiede a Dante non vendetta ma di ricordarsi di lei nelle sue preghiere, quando sarà tornato nel mondo dei vivi. Si esprime nei sette versi finali (versi 130-136), con dolcezza e mitezza, senza rancore.
Qual è la triste storia di Pia dei Tolomei?
Le notizie relative a Pia dei Tolomei sono poche e incerte. Dati storici ci dicono che lei apparteneva alla famiglia Guastelloni di Siena, nobili banchieri. Sposò in prime nozze Baldo d’Aldobrandino dei Tolomei, morto nel 1290, dopo aver dato alla donna due figli.
Deceduto il primo marito, del quale nei versi danteschi mantiene il cognome, andò in sposa a Nello dei Pannocchieschi della Pietra, podestà di Volterra e di Lucca. Egli avrebbe ordinato ai suoi servitori di uccidere la moglie o per potersi risposare con la sua amante Margherita degli Aldobrandeschi (vedova di Guido di Montfort) o per punire un tradimento. La donna sarebbe quindi stata gettata, intorno al 1297, da un balcone del Castello della Pietra, in Maremma, un luogo oggi noto come “Salto della Contessa”.
Pia de’ Tolomei nel canto V Purgatorio
Anche Pia non dice molto di sé, parla solo per sette versi (versi 130-136, canto V Purgatorio), che creano la figura femminile più dolce e soave della Divina Commedia.
versi 130-136, canto V Purgatorio – testo
“Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato de la lunga via”,
seguitò ‘l terzo spirito al secondo,
“ricorditi di me che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che ‘nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma”
versi 130-136, canto V Purgatorio – parafrasi
«Oh, quando tu sarai ritornato nel mondo e ti sarai riposato del lungo viaggio», fece seguito un terzo spirito alla parole del secondo, «ricordati di me che mi chiamo Pia; nacqui a Siena, morii in Maremma: lo sa (salsi) colui che si promise a me in matrimonio e mi donò il suo anello».
In questi versi Pia si rivolge a Dante e, dopo avergli augurato di riposare alla fine del lungo viaggio, gli chiede di ricordarla nel mondo, tra i vivi, affinché si preghi per lei, per abbreviare i tempi di espiazione. Allude alla sua origine senese (Siena mi fé) e alla sua tragica morte in Maremma (disfecemi Maremma), lasciando intendere che la causa della sua fine fu il marito: «lo sa (salsi) colui che si promise a me in matrimonio e mi donò il suo anello», ma né lo accusa né lo condanna apertamente: della sua vita ricorda solamente, quasi rivivendolo come in sogno, il momento in cui il futuro sposo le mise al dito l’anello nuziale. E poi, discreta e gentile com’era apparsa, Pia scompare, lasciando in Dante un’immagine di femminilità fatta di grazia e cortesia, discrezione e riservatezza, dignità e delicatezza.
Pia de’ Tolomei: una donna vittima del sistema patriarcale
La triste storia di Pia de’ Tolomei, donna realmente vissuta, fatta assassinare dal marito, è forse il primo caso di femminicidio documentato nella storia e oggi come allora nulla è cambiato: gli storici insegnano che la storia si ripete e nessun’altra affermazione è più vera di questa. La società attuale non è poi così diversa da quella medievale, in cui è vissuta Pia. La donna oggi continua a essere sopraffatta da un sistema violento e patriarcale in cui l’amore, l’interesse economico e il potere familiare s’intrecciano per negarle libertà, dignità e, talvolta, la vita stessa.

